Scuola, come cambia l'esame di maturità
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La scelta del ministero di inserire discipline scientifiche tra le materie oggetto del colloquio orale in molti indirizzi umanistici ha scatenato il panico tra gli studenti. E se invece il MIM avesse voluto dare una mano ai futuri diplomati?
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Matematica al Classico, Fisica all'Artistico o Scienze in molti percorsi del Linguistico: la scelta di inserire discipline scientifiche nel poker delle materie da discutere all’orale di Maturità ha scatenato un certo disappunto da parte dei diretti interessati. Un “lutto nazionale” che si è amplificato anche grazie ai social e ai loro algoritmi, in grado di viralizzare qualsiasi contenuto creativo in linea con il trend del momento, trasformando studenti ignoti in protagonisti di video da decine di migliaia di views.
Eppure, secondo Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, se proviamo a spegnere per un attimo il rumore dell'ansia da esame, potremmo scoprire che quella del ministero potrebbe non essere una sadica punizione ma, al contrario, un assist formidabile che prova a superare quella rigida gerarchia dei saperi che la nostra scuola ha ereditato dalla Riforma Gentile.
In un mondo che corre veloce verso l'ibridazione tra uomo e macchina, relegare gli studenti "umanisti" in una bolla priva di contatto con le scienze non è, infatti, protezione: è un peso in più caricato sulle spalle delle ragazze e dei ragazzi.
Ecco, invece, a suo dire alcuni elementi che, passato lo shock iniziale, dovrebbero indurre a pensare che questa Maturità a trazione così "scientifica" per questi diplomandi è in realtà una buona notizia.
1. Un esame "protetto": è un colloquio, non un'esecuzione
Partiamo dall’altro “pezzo” dell’annuncio del MIM: quello dei commissari d’esame. Perché le materie della discordia saranno gestite quasi sempre - tranne che per le Scienze al Linguistico - da Commissari Interni.
Questo cambia tutto. Gli studenti, specie nella materia più discussa (Matematica per il liceo Classico), non avranno davanti un estraneo venuto per giudicare le lacune, ma il loro professore, che conosce il percorso fatto negli anni.
Si tratta di un segnale chiaro: l’obiettivo del Ministero non è la selezione spietata, ma lanciare un messaggio culturale. È una sorta di esercizio per il domani, un "test" che permette di misurarsi con la complessità scientifica, ma in un ambiente controllato e familiare.
2. Un messaggio per il futuro: basta materie di "serie B"
Più in generale, discostandoci dalla mera attualità, questa scelta finalmente rompe una narrazione dannosa: l'idea che nei licei umanistici le discipline scientifiche siano un "contorno" trascurabile. Il loro inserimento tra le materie d'esame deve essere visto, invece, come uno sprone per le generazioni future, per capire quanto sia importante per qualsiasi studenti approcciarvisi con la stessa dignità data al Latino o alla Filosofia.
È un invito a superare quella dicotomia tra "scienze dello spirito" e "scienze della natura", che oggi non ha più ragion d'essere. L'umanista del domani dovrà avere un livello accettabile di conoscenze tecniche. Certamente non per diventare scienziato, ma per essere un cittadino completo.
3. La rivincita della parola: il linguaggio è il nuovo "codice"
Per anni ci hanno detto che per trovare lavoro dovevamo imparare a scrivere in C++ o Java. Poi è arrivata l'Intelligenza Artificiale Generativa e ha ribaltato il tavolo. Come ha ricordato Jen-Hsun Huang, CEO di NVIDIA, "Il linguaggio di programmazione del futuro è la lingua umana".
Tradotto: oggi la macchina è capace di scrivere la parte tecnica - il codice - meglio di noi ma, delegando questa funzione, serve qualcuno che sappia “cosa” chiederle, che sappia strutturare un pensiero complesso e domini la semantica. Chi meglio di un umanista può farlo?
Attenzione, però: per sviluppare un dialogo costruttivo con la macchina (il cosiddetto prompting), serve una mente allenata alla logica matematica. Cosicché, la scienza in questi casi non deve servire a far diventare dei buoni contabili, ma a trasformarsi nei migliori "interlocutori" delle intelligenze digitali.
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4. Università e Lavoro: l'avvento dell'Ingegnere dello Spirito
Partendo dagli elementi sin qui elencati, è facile comprendere anche perché molte lauree umanistiche, teoricamente approdo naturale per questi maturandi, negli anni a venire vivranno una piccola rivoluzione.
Corsi come Filosofia, Lettere, Sociologia, Scienze della Comunicazione dovranno per forza di cose formare professionisti capaci di interagire con l'IA anche in lavori apparentemente "classici".
Già oggi, le aziende cercano figure ibride: eticisti per l'IA, linguisti computazionali, designer dell'interazione. Per fare questi lavori, non basta aver letto Omero. Bisogna capire come ragiona un algoritmo.
E la Maturità di quest’anno, così come pensata a Viale Trastevere, costringe proprio ad affacciarsi su quello che sarà il vero vantaggio competitivo: essere ponti tra la cultura millenaria e la tecnologia esponenziale.
5. Contro le "allucinazioni": governare l'innovazione
Infine una considerazione di più ampio respiro. Viviamo nell'era delle fake news e delle "allucinazioni" dell'IA. E l'umanista del 2026 non può permettersi di essere ingenuo da questo punto vista.
E studiare le scienze esatte allena proprio ad applicare il metodo sperimentale anche ai processi mentali: validare le ipotesi, cercare i dati, diffidare delle impressioni.
Unire la profondità critica del filologo al rigore dello scienziato crea l'anticorpo perfetto. Il futuro non appartiene a chi sa solo "fare" o a chi sa solo "dire", ma a chi saprà interrogare la tecnologia con la profondità di un filosofo o di un semiotico. Promuovere adesso questo principio significa anticipare il domani.