FOTO24 VIDEO24 Logo Mediaset ComingSoon.it Donne logo mastergame Grazia Meteo.it People sportmediaset_negative sportmediaset_positive TGCOM24 meteo.it
Podcast DirettaCanale 51

Cyberbullismo, uno su 8 ne è stato vittima negli ultimi mesi

Più del 12% dei ragazzi racconta che, da quando è iniziata la pandemia, ha subìto almeno un atto di violenza online. Con la Dad che rischia di fare da pericoloso megafono: uno su 5 dice di aver assistito durante le lezioni a distanza a prese in giro nei confronti dei compagni di classe

Bulli e soprattutto cyberbulli, complice la pandemia, negli ultimi mesi potrebbero aver trovato degli alleati in più: la didattica a distanza e le restrizioni alla mobilità, che hanno portato i giovani a passare più tempo online. In generale, infatti, solo negli ultimi dodici mesi più di 1 ragazzo su 8 racconta di essere stato vittima di cyberbullismo. Ma una quota simile dice di essere stato oggetto di prese in giro - che spesso sono solo il primo passo verso una ripetitività che diventa presto opprimente - durante le lezioni online, ad opera di altri coetanei (12%) o addirittura dei docenti (14%). È quanto emerge da una recente indagine dell’Associazione Nazionale Di.Te, condotta in collaborazione con il portale Skuola.net e con VRAI (Vision, Robotics and Artificial Intelligence – Dipartimento di Ingegneria Informatica dell’Università Politecnica delle Marche), su un campione di 3.115 studenti di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. E che rendono ancora più importanti appuntamenti come quelli del 7 febbraio, Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo.

Dietro uno schermo il bullo esce allo scoperto

Ma il fatto che questa nuova tipologia di atti avvenga quando sono collegate contemporaneamente classi intere ha anche un altro effetto: amplificare ulteriormente la platea degli spettatori. Più o meno 1 intervistato su 5, ad esempio, dice di aver assistito ‘da remoto’ a episodi che mettevano nel mirino altri compagni, 2 su 5 addirittura i docenti. “L’immaterialità della relazione digitale – fa notare Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net - libera da tutta una serie di freni inibitori, scatenando nel peggiore dei casi fenomeni feroci come l’hate speech o il cyberbullismo. Cosicché nella DAD diventano enormi le percentuali di studenti che si sentono liberi di prendere in giro altri compagni o i propri docenti. Situazioni che di sicuro avvengono anche in classe, ma non ci risulta in queste proporzioni”. 

 

Dove si annidano i pericoli

Di sicuro c’è, come detto, che il ricorso prolungato alla DAD ha fatto lievitare il numero delle ore trascorse online. E quindi ha aumentato i rischi di imbattersi (da spettatori o da vittime) in episodi di cyberbullismo. I luoghi digitali dove è più facile che alberghi il cyberbullismo? I social network (per il 72%), le chat (per il 45%), le piattaforme di videogiochi (per il 23%), canali video (per il 18%), piattaforme di videochat (per il 12%) o di DAD (per il 6%). Oltre la metà dei ragazzi intervistati, inoltre, collega il maggior uso di social e chat a un maggior pericolo di essere esposti al cyberbullismo o peggio ancora di diventare bulli, sia nel ruolo di esecutori materiali che di consapevoli complici, con un like o una condivisione di troppo: il 18%, ad esempio, dichiara che nell’ultimo periodo ha postato, messo ‘mi piace’, condiviso o commentato foto, video, stories o post con prese in giro.

 

Ripensare la didattica

Come frenare la minaccia? A dare una possibile 'ricetta' è Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te: “La didattica a distanza – dice - ha bisogno di altri ritmi rispetto a quelli della classe in presenza. Il tempo online, da soli nella propria stanza, non è lo stesso di quello offline. Servono lezioni più dinamiche, più energiche, più capaci di incuriosire, più coinvolgenti”. E poi c'è tutto il lavoro di sensibilizzazione che le scuole possono fare, anche in questo periodo: “Quelli che i ragazzi credono essere scherzi – continua Lavenia - in realtà sono atti aggressivi; la messa online o in chat di una foto e/o di video senza il permesso dell’altro è cyberbullismo, e queste immagini rischiano di rimanere nel web per sempre, con tutte le conseguenze immaginabili”. Un'esigenza, quella dell'educazione al digitale, tra l'altro già fortemente avvertita dai ragazzi: il 77% vorrebbe saperne di più proprio grazie a lezioni scolastiche sul tema.

 

Attenzione ai silenzi

Tra i risvolti più pericolosi della crescita esponenziale di questi fenomeni c'è sicuramente l'impatto negativo sulla psiche di chi li subisce. Così, assieme alla curva del bullismo e del cyberbullismo, sale anche quella dei giovani che preferiscono chiudersi in sé stessi, con tantissime vittime che ammettono di essersi 'isolati' dal mondo dopo l'accaduto: lo dice 45,9% degli intervistati vittima del fenomeno nella fascia di età tra gli 11 e i 13 anni, il 53,4% dei ragazzi tra i 14 e i 16 anni, e il 65,9% dei giovani tra i 17 e i 19 anni. “L’autoisolamento – sottolinea Lavenia –  si verifica per due motivi: la mancanza di prossimità con l’altro e il trauma subito a seguito di un episodio di cyberbullismo. Questo è un periodo dove sono presenti entrambi questi aspetti. Gli effetti della pandemia stanno lasciando strascichi di paure enormi. Fattori che non faranno di certo abbassare il bisogno di autoisolarsi”. 

Commenti
Commenta
Disclaimer
Grazie per il tuo commento

Sarà pubblicato al più presto sul nostro sito, dopo essere stato visionato dalla redazione

Grazie per il tuo commento

Il commento verrà postato sulla tua timeline Facebook

Regole per i commenti

I commenti in questa pagina vengono controllati
Ti invitiamo ad utilizzare un linguaggio rispettoso e non offensivo, anche per le critiche più aspre

In particolare, durante l'azione di monitoraggio, ci riserviamo il diritto di rimuovere i commenti che:
- Non siano pertinenti ai temi trattati nel sito web e nel programma TV
- Abbiano contenuti volgari, osceni o violenti
- Siano intimidatori o diffamanti verso persone, altri utenti, istituzioni e religioni
- Più in generale violino i diritti di terzi
- Promuovano attività illegali
- Promuovano prodotti o servizi commerciali