Il gesto della mamma di Bergamo, che ha trovato il coraggio di affidare il suo piccolo appena nato alla "Culla per la vita" della Croce Rossa locale, ha riacceso i fari sull'importanza di questi dispositivi, appositamente realizzati in tutta Italia per permettere alle donne in difficoltà di lasciare, totalmente protetti, i neonati, nel pieno rispetto della sicurezza del bambino e della privacy di chi lo deposita. Sul territorio nazionale sono presenti circa 60 Culle per la vita: ecco come funzionano e dove si trovano.
Cos'è la "Culla per la vita"
La Culla per la vita è una struttura sicura e tecnologica, moderna evoluzione della "ruota degli esposti" comparsa alla fine del XII secolo. Permette alle madri in difficoltà di lasciare il neonato in totale anonimato e sicurezza. Dotata di riscaldamento, sensori di allarme 24 ore su 24 e cuscini accoglienti, garantisce immediato soccorso medico evitando abbandoni pericolosi.
Non esiste un protocollo nazionale che disciplini in modo univoco il funzionamento delle Culle per la vita. Tuttavia, qualora i dispositivi siano collegati agli ospedali, i sensori e gli allarmi vengono controllati periodicamente per scongiurare malfunzionamenti.
Cos'era la "ruota degli esposti"
Come detto, la Culla per la vita nasce dalla ruota degli esposti, un dispositivo girevole in legno - solitamente collocato nei muri di conventi, ospedali o brefotrofi (gli istituti per neonati abbandonati) - tra il Medioevo e l'inizio del XX secolo. Permetteva di abbandonare neonati in modo anonimo e sicuro, evitando che morissero di stenti o venissero uccisi. La persona addetta all'accettazione veniva avvisata dal suono di campanello, faceva girare l'apertura del dispositivo e prendeva con sé il neonato.
Come spiega il sito culleperlavita.it, la prima ruota degli esposti documentata venne istituita nel 1188 a Marsiglia, all'ospedale dei Canonici, seguita da quelle di Aix-en-Provence e Tolone. In Italia, una delle più precoci fu voluta da papa Innocenzo III alla fine del XII secolo (1198 circa) presso l'ospedale Santo Spirito in Sassia a Roma. Da lì, le ruote degli esposti crebbero esponenzialmente, fino ad arrivare a circa 1.200 su tutto il territorio nazionale.
Con il tempo si crearono due correnti: gli abolizionisti, contro l'uso delle ruote, e gli anti-abolizionisti. Vinsero i primi: nel 1867 fu chiusa quella di Ferrara. Le ultime ruote ancora in attività furono soppresse definitivamente nel 1923 con il fascismo: una madre che intendeva abbandonare il proprio bambino in tutta sicurezza era dunque costretta alla consegna diretta.
Come riporta il sito culleperlavita.it, nel 1992 arrivò la svolta: il dott. Giuseppe Garrone, fondatore del Movimento per la Vita di Casale Monferrato (Alessandria), ideò il "cassonetto per la vita". Da lì le culle cominciarono a rifiorire sul territorio nazionale: ora ce ne sono circa 50-60, tra quelle attive e quelle, al momento, fuori uso.
Dove si trovano le Culle per la vita
Sempre culleperlavita.it ha stilato un elenco delle Culle per la vita presenti sul territorio nazionale. Ecco dove sono quelle che, allo stato attuale, risultano attive:
Abruzzo: Pescara (Ospedale Civile);
Basilicata: Potenza (Ospedale San Carlo);
Calabria: Cosenza (Ospedale Annunziata), Crotone (Ospedale San Giovanni di Dio), Lamezia Terme (Presidio ospedaliero Giovanni Paolo II);
Campania: Napoli (Policlinico Federico II), Salerno (Ospedale Ruggi);
Emilia-Romagna: Bologna (Suore Minime dell'Addolorata), Parma (Azienda Ospedaliera, Università di Parma);
Lazio: Roma (Policlinico Gemelli), Roma (Policlinico Casilino), Cassino (Casa Suore di Carità di S. Giovanna Antida);
Liguria: Ceriale (Istituto Suore del S.S. Natale), Genova Sampierdarena (Cappella interna dell'Ospedale Villa Scassi), Sestri Levante-Chiavari (Istituto Madonnina del Grappa);
Lombardia: Milano (Clinica Mangiagalli), Abbiategrasso (Centro Aiuto alla Vita Abbiategrasso/Magenta), Bergamo (via Broseta, presso la Croce Rossa), Brescia (Spedali Civili), Crema (Istituto Suore del Buon Pastore), Cremona (Ospedale Maggiore), Melegnano (Ospedale Vizzolo Predabissi), Varese (Ospedale Del Ponte), Vigevano (Centro Aiuto alla Vita Lomellino);
Marche: Ancona (Ospedale Salesi), Fabriano (Ospedale E. Profili)
Piemonte: Asti (Movimento per la Vita), Biella (Ospedale Infermi), Giaveno (Centro Accoglienza alla Vita l'Annunciazione);
Puglia: Monopoli (Convento S. Francesco da Paola), Faggiano (Ospedale SS Annunziata), Foggia (Policlinico Riuniti presso la Terapia Intensiva Neonatale), Monopoli (Convento San Francesco di Paola);
Sicilia: Bagheria (Parrocchia della Natività Beata Vergine Maria), Giarre (Chiesa Gesù Lavoratore), Palermo (Ospedale Civico), Palermo (Ospedale Cervello), Trapani (Parrocchia di San Pietro e Ordine dei Medici), Vittoria (Ospedale Guzzardi);
Toscana: Empoli (Centro Servizi della Misericordia), Firenze (Parrocchia S. Remigio), Firenze (Ospedale Careggi), Massa (Fraternità di Misericordia), Prato (Arciconfraternita della Misericordia);
Umbria: Città di Castello (Ospedale Cittadino);
Valle d'Aosta: Aosta (Convento Suore di S. Giuseppe);
Veneto: Padova (Ospedale Universitario), Camposanpiero (Polo ospedaliero Pietro Cosma), Schiavonia-Monselice (Ospedali Riuniti Padova Sud), Vicenza (Suore Maestre di Santa Dorotea).
Cosa dice la legge
In Italia esiste il diritto alla scelta sul riconoscimento, che permette alla madre di decidere se riconoscere o meno il figlio appena nato, tutelando la salute di entrambi.
Per farlo, è possibile partorire in anonimato, garantendo l'adozione del minore. Il diritto al parto in anonimato (D.P.R. 396/2000, art. 30) permette alle donne di partorire in ospedale in sicurezza senza essere - appunto - nominate. Il nome della madre resta per sempre segreto e nell'atto di nascita viene riportata la dicitura "Nato da donna che non consente di essere nominata".
Se una madre non riconosce il bambino alla nascita, il neonato viene assistito e dichiarato adottabile dal Tribunale per i Minorenni, avviando le procedure per l'affidamento a una famiglia adottiva. Il bambino prenderà un cognome dato dall'ufficiale di stato civile.
Se si adagia il bambino in una Culla per la vita, si applica la stessa normativa dell'abbandono in ospedale (non riconoscimento del neonato): il fatto, dunque, non costituisce reato.
