Tumori, scoperto il ruolo di una proteina nella sopravvivenza delle cellule malate
Inibirla potrebbe rappresentare una nuova strategia contro alcuni tipi di cancro. Lo studio dell'Istituto Ifom di Milano con protagoniste due donne, Angela Bachi e Vittoria Matafora
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Una proteina espressa in eccesso in diversi tumori solidi (Bace 2), regola l'assorbimento dei grassi nelle cellule tumorali: pertanto, inibire questa proteina potrebbe rappresentare una nuova strategia contro tumori della pelle, del pancreas e di altri tipi di cancro dipendenti dai lipidi. È quanto scoperto da un gruppo di ricercatrici e ricercatori dell'Ifom, l'Istituto di oncologia molecolare della Fondazione Airc di Milano.
I risultati dello studio reso possibile grazie al sostegno di Fondazione Airc, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Experimental & Clinical Cancer Research. Protagoniste della ricerca due donne: Angela Bachi, direttrice del laboratorio di proteomica funzionale dell'Istituto di oncologia molecolare di Fondazione Airc e responsabile dell'unità di Proteomica & Metabolomica di Cogentech e Vittoria Matafora, ricercatrice e prima autrice dello studio. Il loro impegno viene valorizzato in modo speciale in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che ricorre l'11 febbraio.
Il ruolo della proteina
"La proteina Bace 2 agisce come una sorta di forbice molecolare, controllando quanti trasportatori lipidici, sia del colesterolo sia degli acidi grassi, rimangono attivi sulla superficie cellulare. Tale meccanismo impedisce l'accumulo lipidico eccessivo che sarebbe tossico per le cellule tumorali. Abbiamo scoperto che tra i bersagli di Bace 2 ci sono proprio i principali trasportatori lipidici", illustra Bachi.
"Quando abbiamo inibito Bace 2 sia geneticamente che farmacologicamente abbiamo osservato un accumulo dei trasportatori sulla membrana cellulare e un conseguente sovraccarico di colesterolo e acidi grassi. L'eccesso di grassi ha mandato le cellule tumorali in crisi. Sovraccaricate di questi depositi di goccioline lipidiche, hanno attivato meccanismi di emergenza per degradare i grassi in eccesso. Tuttavia questo processo è diventato presto tossico, portandole alla morte", prosegue Matafora.
"Questa funzione, precedentemente sconosciuta, rappresenta una vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata a fini terapeutici. Il prossimo passo sarà valutare inibitori di Bace 2 in sistemi preclinici più complessi, tra cui organoidi tumorali derivati da pazienti e in topi di laboratorio in cui si cerca di riprodurre il tumore umano", conclude Bachi.
