Ospedali italiani, sempre meno a misura di anziano con reparti pieni e cure sotto pressione
Secondo l'analisi di Fadoi i reparti di Medicina interna sono sempre più in overbooking per carenza di letti, personale e dotazioni tecnologiche
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In un Paese che invecchia rapidamente, il sistema ospedaliero italiano mostra crepe sempre più evidenti, soprattutto, nella gestione dei pazienti anziani. La maggior parte dei ricoverati ha oltre 70 anni e convive con più patologie croniche, ma le strutture sanitarie non sembrano adeguate a rispondere a questa nuova realtà. I reparti di Medicina interna, che dovrebbero rappresentare il punto di riferimento per i pazienti più complessi, sono sempre più spesso saturi. Sulla base dei dati della ricerca condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di medicina interna da Fadoi, la Federazione che li rappresenta, tra carenza di personale, pochi posti letto e dotazioni tecnologiche non sempre sufficienti, la situazione è quella di un sistema costantemente sotto stress. In molti casi, i reparti operano oltre la loro capacità, con tassi di occupazione che sfiorano o superano il 100%.
Una delle conseguenze più evidenti è il fenomeno del "boarding": pazienti costretti a rimanere per ore, a volte giorni, nei pronto soccorso in attesa di un letto disponibile. Si tratta di una condizione che riguarda una larga parte dei ricoverati e che incide negativamente sia sulla qualità delle cure sia sulla dignità dei pazienti, spesso lasciati su barelle in spazi non adeguati. Alla base di queste criticità c'è anche un problema strutturale: i reparti di Medicina interna sono ancora classificati come a "bassa intensità di cura", nonostante la realtà dica il contrario. Oltre la metà dei pazienti ricoverati richiede un livello assistenziale medio-alto o elevato. Questa discrepanza si traduce in risorse insufficienti, sia in termini di personale che di mezzi.
Le difficoltà non si fermano agli ospedali
Anche l'assistenza sul territorio appare inadeguata, con conseguenze dirette sul numero e sulla durata dei ricoveri. Secondo l'indagine Fadoi, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, circa il 27% delle giornate di ricovero, oltre due milioni se si considera il numero di tutte le tipologie di dipartimento, si potrebbero evitare con una migliore presa in carico sul territorio. Non solo: le permanenze eccessivamente prolungate in reparto fanno occupare impropriamente il 22% dei letti. E questo nel 45,3% dei casi perché c'è carenza di letti destinati alle cure intermedie, mentre il 27,5% dei casi è attribuibile alle carenze dei servizi socio assistenziali a domicilio e il 26,4% alle difficoltà delle famiglie di farsi carico dei problemi post dimissioni.
Il problema della carenza di personale è altrettanto rilevante: in media manca circa un medico su cinque e una quota simile di infermieri. In alcune strutture, le carenze superano addirittura il 30% degli organici, aggravando ulteriormente il carico di lavoro e rendendo più difficile garantire standard adeguati di assistenza. Senza contare quanto è difficile trovare un medico di famiglia in alcune aree del Paese.
Secondo gli specialisti, una possibile soluzione sarebbe rivedere la classificazione dei reparti di Medicina interna, riconoscendo il loro reale livello di complessità assistenziale. Questo permetterebbe di adeguare risorse, organici e organizzazione, riducendo il sovraffollamento e migliorando la qualità delle cure. Il rischio, altrimenti, è che il sistema sanitario continui a rincorrere un cambiamento demografico già in atto, senza riuscire ad adattarsi davvero. E a pagare il prezzo più alto sono proprio i pazienti più fragili: gli anziani, sempre più numerosi, ma ancora troppo poco al centro dell’organizzazione delle cure.
