precisione al 90 per cento

Asma, lo studio: un prelievo di sangue prevederà future crisi respiratorie

Secondo un nuovo studio, bastano poche gocce di sangue per individuare i soggetti a rischio

19 Gen 2026 - 16:25
 © Afp

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L'asma è una delle malattie croniche più diffuse al mondo: oltre 500 milioni di persone in tutto il pianeta ne soffre, circa tre milioni solo in Italia. Si tratta di un' infiammazione delle vie respiratorie, caratterizzata da un’iperattività dei bronchi. Le crisi acute che ne potrebbero derivare si manifestano con sintomi quali difficoltà respiratorie, oppressione toracica, respiro sibilante e tosse secca. Si tratta di una condizione cronica, che, se non diagnosticata in tempo e trattata adeguatamente, può compromettere la qualità della vita.

Il nuovo studio

 A oggi i medici non dispongono di biomarcatori (indicatori biologici misurabili come molecole, geni o immagini) affidabili per identificare i pazienti ad alto rischio di attacchi futuri e per distinguere tra pazienti stabili e soggetti a gravi riacutizzazioni. La svolta, però, potrebbe arrivare da uno studio del Mass General Brigham di Boston e dell'istituto Karolinska di Stoccolma. Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, viene messo a punto un nuovo metodo basato sul prelievo di sangue per gestire al meglio l'asma nel lungo periodo. Gli esperti hanno analizzato i dati sanitari di oltre 2.500 persone, scoprendo che le concentrazioni di due tipi di molecole, sfingolipidi e steroidi, possono predire il rischio di riacutizzazione in un periodo di cinque anni. 

"Metodo particolarmente efficace"

 "Una delle maggiori sfide nel trattamento dell'asma è che attualmente non disponiamo di un metodo efficace per prevedere quale paziente avrà un grave attacco in futuro - afferma Jessica Lasky-Su della Harvard Medical School -. I nostri risultati risolvono un'esigenza critica insoddisfatta: misurando l'equilibrio tra specifici sfingolipidi e steroidi nel sangue, possiamo identificare i pazienti ad alto rischio con una precisione del 90%, consentendo ai medici di intervenire prima che si verifichi un attacco".

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