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Europee, la Lega sfonda ma Salvini giura fedeltà a Conte | Di Maio: non mi dimetto, vertice a tre con Conte

Il Carroccio diventa "partito nazionale": il suo 34% peserà su ogni scelta del governo. FdI spinge per un nuovo esecutivo. Il Pd ottimista col suo 22,7%

La Lega con un exploit in stile Dc (o in stile Pd renziano di cinque anni fa) sfonda in Europa col suo 34,33% e doppia l’alleato di governo M5s, sceso al 17%. In attesa di sapere le conseguenze sull'esecutivo, il Pd di Zingaretti si gode il suo 22,7%. All’Europarlamento entrano Forza Italia (8,79%) e FdI (6,46%). Fuori +Europa e La Sinistra.

Con questi nuovi rapporti di forza cosa accadrà ora all’esecutivo gialloverde? I rapporti già tesi tra i due vicepremier potrebbero incrinarsi ancora di più, aprendo una stagione politica inedita tra incognite e coperture da trovare per congelare le clausole di salvaguardia dell’Iva. Non a caso Fratelli d'Italia ribadisce che ormai questo esecutivo è stato bocciato dagli elettori e che bisogna tornare alle urne. Forza Italia con Silvio Berlusconi spiega che "l'unico progetto credibile e vincente è quello del centrodestra unito".

La posizione di Salvini - Ufficialmente il ministro dell'Interno ribadisce invece che sarà leale, che il suo obiettivo resta l'attuazione del programma di governo sancito dal contratto. Ma, aggiunge, ora non c'è più tempo da perdere. E' evidente che forte di questo exploit ovunque, al nord, al centro, come a Lampedusa, il segretario federale avrà un peso enorme in ogni scelta futura del governo. La Lega esce da questo voto con un profilo di "partito nazionale", baricentro di ogni ipotetica coalizione, capace di imporre al governo una road map molto decisa di riforme a lei care, dalla flat tax all'autonomia delle Regioni.

E quella di Di Maio - Di contro, il Movimento Cinque Stelle appare tramortito dal tracollo elettorale: Di Maio tenta di gestire questa difficile fase assicurando piena disponibilità ad "un serio abbassamento delle tasse". "I soldi per la flat tax a favore del ceto medio dice Tria che ci sono: facciamola", aggiunge. Ma il punto dolente ora è proprio la tenuta della sua leadership. Di Maio rilancia: "Oggi ho sentito tutti coloro che rappresentano le anime del M5S, Grillo, Casaleggio, Di Battista e Fico. Nessuno - precisa - ha chiesto le mie dimissioni". Ma già si convocano riunioni su riunioni. Nella sede del Ministero dello Sviluppo s'è fatto vedere Alessandro Di Battista. Anche lui evita di parlare di resa dei conti ma vuole vederci chiaro: "Siamo qui per un incontro, per vedere cosa c'è da fare. Uniti abbiamo vinto e uniti abbiamo perso, per me non è una problematica di chi, ma di cosa e di come si fanno le cose". Di Maio ha chiesto un vertice a tre, con Salvini e Conte. "Sì, io sono qua oggi, domani, dopodomani", ha risposto disponibile il capo leghista.

Il silenzio del premier - Quanto a Conte, sul voto ancora silente, ha avuto un colloquio telefonico con la Cancelliera Merkel per un aggiornamento in vista del vertice informale a Bruxelles, di martedì: la prima riunione in cui l'Italia si presenta come la testa d'ariete del fronte sovranista all'interno dell'Ue. Un rapporto che si preannuncia pieno di ostacoli. La Commissione europea - anticipa Bloomberg - sta pensando di aprire per l'Italia una procedura di infrazione sul debito del 2018 il prossimo 5 giugno: una mossa che potrebbe portare ad una sanzione da 3,5 miliardi di euro.

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