l'intervista al "corriere della sera"

Giustizia, Marina Berlusconi: "Al referendum del 22-23 marzo voterò sì"

La presidente di Fininvest e Mondadori: "C'è un vergognoso mercato delle nomine, la separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati"

10 Feb 2026 - 09:59
 © Ufficio stampa

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In un'intervista al "Corriere della Sera" Marina Berlusconi annuncia senza esitazioni la sua posizione sul referendum della giustizia: "Al referendum del 22-23 marzo voterò Sì. E non per il mio cognome, né per spirito di parte, ma perché è la cosa giusta", dichiara la presidente di Fininvest e Mondadori. 

La sua è una scelta di merito, che rivendica con forza: "A questo dovrebbero servire i referendum: a votare sui contenuti, non in base alle appartenenze. Non è una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo. La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la vera 'terzietà' dei giudici. Abbiamo un'occasione irripetibile, non lasciamocela scappare".

Il tema della giustizia è centrale nell'intervista. Marina Berlusconi riconosce che il suo cognome pesa in questa battaglia, ma rivendica una motivazione che va oltre la vicenda personale del padre: "È vero, mio padre ha subìto un'inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona. C'è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine".

Incalzata sull'uso di espressioni forti come "mercato delle nomine", la presidente di Fininvest non arretra: "Il problema non sono i magistrati, ma le correnti, che all'interno del Consiglio superiore della magistratura decidono vita e morte di pm e giudici. Certe dinamiche ricordano davvero un gran bazar, dove tante nomine sembrano una cambiale, tante promozioni un 'pagherò'. Ogni magistrato è libero di avere le sue idee, ci mancherebbe, ma in nessun caso dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l'attività giudiziaria".

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© ufficio-stampa

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Ribadisce che il suo lavoro non è la politica. "Il mio lavoro è un altro. Anzi, mi lasci dire che sono orgogliosa di quello che stiamo facendo. Mondadori è solida e si conferma un presidio di qualità e pluralismo; Mediolanum ha chiuso un anno record grazie all’ottimo lavoro di Massimo Doris. E mio fratello Pier Silvio con Mediaset continua a fare numeri eccellenti, mentre il sogno di una tv europea con la testa in Italia è divenuto realtà"

Il tema degli estremismi, a destra come a sinistra, è per lei un punto di attenzione costante: "Gli eccessi fanno male a destra come a sinistra. E comunque questa maggioranza ha sempre mostrato equilibrio e moderazione. Grazie a una gestione responsabile dei conti, per esempio, l'Italia ha recuperato una solida credibilità. Certo, ora si apre la sfida più difficile: crescere".

Sul governo Meloni, esprime un sostegno accompagnato da consapevolezza delle difficoltà: "Io tifo per la medaglia d'oro. Perché se vince la Meloni, vince il Paese. Però il rischio di scivolare c'è: la situazione internazionale è grave, a cominciare dai rapporti tra Europa e Stati Uniti. La premier si sta impegnando per tenerli saldi. E fa benissimo".

È sul tema dell'amministrazione Trump che Marina Berlusconi esprime le sue preoccupazioni più marcate. Conferma di non aver cambiato idea rispetto alle sue posizioni critiche: "Sono sempre più preoccupata. Prima schierarsi con gli Stati Uniti significava stare dalla parte giusta della storia. Oggi non ci sono più certezze. L'unica regola di Trump è cancellare tutte le regole. E lui la chiama libertà".

L'intervista si chiude con una riflessione sull'ottimismo: "Oggi essere ottimisti è un atto temerario, quasi di fede. Però non dobbiamo dimenticare che il mondo in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere e vivere, quello libero e democratico, può contare su un punto di forza che le autocrazie non avranno mai: la capacità di mettersi in discussione e di correggersi. In sintesi, di fare riforme. In Italia ci stiamo provando con la giustizia. E prima o poi, a livello molto più ampio, mi auguro lo faremo in Europa, per rafforzare l'unione tra i Paesi, a costo di rinunciare a una fetta di sovranità. Soltanto le democrazie sono in grado di aggiustare la rotta. E di migliorare le regole, anziché distruggerle".