Clausola Ue, Giorgetti: "Chiederemo lo 0,6% per l'energia e lo 0,9% per la difesa" | Sì della Camera al testo di maggioranza
L'ok europeo è previsto nella riunione dell'Ecofin di ottobre, poi il ricorso allo scostamento di bilancio
La Camera dei deputati ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sulla richiesta di attivazione delle clausole di salvaguardia, dopo la riformulazione proposta. I "sì" sono stati 181, 126 i contrari, 12 gli astenuti. "Noi sicuramente chiederemo tutto il massimo" consentito per "la sicurezza energetica, cioè lo 0,3% più 0,3%, uguale 0,6%. Sulla parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%", ha detto il ministro prima del voto.
Il ministro Giorgetti ha ricordato che la clausola originaria prevedeva l'1,5% annuo per la difesa e che la novità consiste nella possibilità di destinare fino allo 0,6% di quella quota alla sicurezza energetica.
I tempi
Secondo Giorgetti, la Commissione europea valuterà la richiesta italiana nel mese di settembre e potrà raccomandarne l'approvazione al Consiglio, che dovrebbe formalizzare il via libera nella riunione dell'Ecofin di ottobre. A quel punto il governo procederà al ricorso alla procedura prevista dalla legge per definire il cosiddetto scostamento di bilancio, indicando l'entità delle clausole utilizzate e la destinazione delle relative risorse.
Le regole Ue
Sull'ipotesi di includere spese già sostenute al 28 febbraio, Giorgetti ha precisato che si tratta di una possibilità prevista dalla decisione della Commissione europea. "Non è una decisione nostra e dovremo muoverci all'interno delle prescrizioni della Commissione", ha sottolineato il ministro, aggiungendo che Bruxelles ha riconosciuto l'eccezione per l'energia limitandola però a specifiche fattispecie.
I vincoli di finanza pubblica
Giorgetti ha sottolineato che il piano dovrà essere definito tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica e dell'evoluzione della procedura per deficit eccessivo. Il ministro ha spiegato che, se la procedura non dovesse essere chiusa in anticipo, un deficit superiore al 3% negli anni successivi comporterebbe la permanenza dell'Italia nella procedura europea, anche nel caso in cui lo sforamento fosse dovuto esclusivamente a spese ammissibili nell'ambito della clausola di salvaguardia nazionale.
