Cresce in Argentina la preoccupazione per l'aumento dei casi di infezione dovuti al virus Junín, un arenavirus responsabile della febbre emorragica argentina (FHA), una grave malattia infettiva zoonotica trasmessa all'uomo dai roditori selvatici. Il serbatoio naturale di questo virus infatti è il Calomys musculinus, il topo vespertino delle zone aride.
Virus Junín: i casi in Argentina
Come emerso da un articolo della Stampa pubblicato in queste ore, in Argentina nel 2022 sono stati registrati quasi 60 casi confermati, circa il triplo rispetto a cinque anni prima. Nel 2024 e nel 2025 la malattia ha provocato nuovi focolai e almeno nove morti.
A preoccupare non sono solo i numeri
Ma non sono tanti i dati del contagio a preoccupare quanto l'identikit delle persone colpite: l'ultimo decesso infatti ha riguardato una donna residente nella città di Rosario, quello prima un camionista risultato positivo nel 2025. Entrambi, secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa che cita il New York Times, non avrebbero avuto un legame diretto con il lavoro agricolo, considerato fino a ora un lavoro a rischio. Per molti anni infatti (il virus fu isolato per la prima volta in Argentina nel 1958) la malattia è stata associata alle campagne e al lavoro agricolo. Ora sembrerebbe che, nel profilo delle persone colpite, qualcosa stia cambiando.
I casi citati, spiega il quotidiano, sono stati infatti isolati in contesti del tutto nuovi come le aree urbane. Torna quindi in primo piano anche il concetto di zoonosi, in riferimento a quelle malattie infettive che si trasmettono, in modo diretto o indiretto, dagli animali all'uomo.
Cosa c'entrano i cambiamenti climatici e l'espansione delle città
E qui entrano in causa diversi fattori: da una parte le città allargandosi si spingono di più verso le aree rurali, vicino ai campi e questo potrebbe ridurre la distanza tra il patogeno, ovvero l'animale che ospita il virus, e l'uomo. Anche i cambiamenti climatici possono influenzare questa rete di relazioni. Le alte temperature, la siccità, le alluvioni, le trasformazioni del territorio, possono a lungo andare spingere gli animali verso nuovi habitat e aumentare la probabilità di entrare in contatto con l'uomo.
Lo spillover
Il salto di specie fortunatamente non è scontato: si chiama spillover ed è il passaggio di un patogeno dall'animale all'uomo. Il fenomeno, nonostante sia abbastanza frequente, nella maggior parte dei casi finisce senza conseguenze. Ma con l'aumento di possibilità di contatto tra persone e animali non è escluso che emerga una variante capace di trasmettersi meglio.
