E' in cella dal 2019

Venezuela, in prigione anche un 27enne di Salerno condannato a 22 anni di carcere

Anderson Daniel Farnetano, figlio di padre italiano e di madre venezuelana, è accusato di ribellione civile e associazione per delinquere

09 Gen 2026 - 12:20
 © Tgcom24

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Tra gli italiani imprigionati in Venezuela dal governo di Nicolás Maduro figura anche Anderson Daniel Farnetano, 27 anni, militare dell’esercito venezuelano, figlio di padre italiano originario del Comune di Camerota, in provincia di Salerno, e di madre venezuelana. Il giovane è detenuto dal 2019 ed è stato condannato a 22 anni di carcere con le accuse di ribellione civile e associazione per delinquere, al termine di un processo definito dai familiari e dai legali come privo delle più elementari garanzie di difesa. Ora la famiglia spera che possa esser finalmente liberato. Il padre, Delfino José Farnetano, ha seguito fin dall’inizio la vicenda del figlio, oggi rinchiuso nel carcere militare di Ramo Verde, una struttura più volte denunciata da organizzazioni per i diritti umani per le condizioni disumane di detenzione.

I fatti nel 2019

 I fatti risalgono al 30 aprile 2019, giorno dell’operazione denominata “Operación Libertad”, il tentativo di sollevazione contro il governo Maduro. Nelle prime ore del mattino Daniel e altri giovani militari della 4ª Compagnia, di stanza al piano terra del Palazzo di Giustizia di Caracas, ricevono l’ordine di uscire dalla caserma per recarsi nei pressi del Palacio Federal Legislativo, sede dell’Assemblea Nazionale, dove avrebbero dovuto ricevere istruzioni per un servizio di ordine pubblico. Successivamente, su disposizione di un ufficiale superiore, la compagnia viene indirizzata verso il parcheggio del Centro Nazionale Elettorale, senza ulteriori spiegazioni. I militari, in gran parte ragazzi tra i 18 e i 25 anni, restano in attesa per ore, senza che si verifichino disordini o azioni violente. All’alba, appreso che i comandanti avevano abbandonato la zona e temendo che l’operazione potesse celare un’azione contro il governo, il gruppo rientra in caserma, sempre attenendosi agli ordini ricevuti. Il 1° maggio 2019, Farnetano decide di presentarsi spontaneamente, insieme al padre, al Comando di zona 43 di Tazón per chiarire la propria posizione.

L'arresto

 Dopo ore di attesa senza incontrare alcun ufficiale, viene improvvisamente dichiarato in arresto e trasferito nella sede della DGCIM di Boleíta, dove resta detenuto per diversi giorni. Il 16 maggio gli viene comunicata l’esistenza di un mandato di cattura emesso da un tribunale ordinario di controllo del terrorismo. Le accuse sono pesantissime: ribellione civile e associazione per delinquere. Da quel momento Daniel viene rinchiuso a Ramo Verde e dichiarato detenuto politico.

I dubbi dei familiari sul processo

 Secondo quanto riferito dai familiari, il processo si è svolto in modo irregolare, con udienze continuamente rinviate, senza un’effettiva possibilità di difesa. Nonostante l’assenza di prove di una sua partecipazione attiva a una rivolta, Farnetano viene condannato a 22 anni di reclusione. Anche il successivo appello non produce alcun cambiamento. A rendere la vicenda ancora più controversa è il fatto che gli ufficiali che impartirono gli ordini alla compagnia militare sarebbero fuggiti dal Paese, mentre alcuni giovani soldati coinvolti negli stessi fatti sarebbero riusciti a uscire dal carcere in circostanze mai chiarite. Restano detenuti, invece, militari come Daniel, che – secondo i familiari – non avrebbero ceduto a richieste di denaro in un contesto di corruzione diffusa. Oggi Daniel Farnetano sta scontando una lunga pena in condizioni definite “a dir poco disumane”.

La famiglia: "È innocente"

 La famiglia chiede il riconoscimento della sua innocenza e un intervento delle autorità italiane e internazionali affinché venga fatta luce su una vicenda che, a oltre cinque anni dai fatti, continua a sollevare interrogativi sul rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto in Venezuela.

di Vincenzo Rubano

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