Sudafrica, Johannesburg a rischio bancarotta: debiti, crisi idrica e servizi al collasso
La capitale economica del Paese affronta una crisi sempre più profonda che rischia di trasformare il declino amministrativo in un problema economico nazionale
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Johannesburg, cuore finanziario del Sudafrica e sede di una parte consistente delle grandi aziende del continente, è sempre più vicina alla bancarotta. La città deve fare i conti con una crisi che mette insieme debiti miliardari, carenza d'acqua, servizi pubblici al collasso e una cronica instabilità politica. Un quadro che, secondo il reportage del Financial Times, rischia di trasformare la capitale economica sudafricana in un caso emblematico di declino amministrativo.
La carenza idrica non rappresenta soltanto un disagio per i residenti. Per molte imprese significa rallentare o fermare la produzione: senza acqua diventa difficile cuocere gli ingredienti, produrre vapore e garantire la necessaria pulizia degli impianti. Il problema assume dimensioni particolarmente preoccupanti in una città che ospita circa il 70% delle sedi centrali delle principali aziende africane. Johannesburg dovrebbe essere il motore economico del Paese, ma l'efficienza dei servizi essenziali è ormai messa seriamente in discussione.
Debiti e servizi pubblici sempre più fragili
La crisi non riguarda soltanto l'acqua. Le strade, la raccolta dei rifiuti e la sicurezza pubblica sono altri fronti sui quali emergono segnali di forte deterioramento. I cassonetti rimangono pieni anche a causa delle controversie salariali che coinvolgono le società incaricate della raccolta. A giugno, inoltre, parte dei mezzi utilizzati per la manutenzione stradale e dei veicoli della polizia è rimasta ferma per la mancanza di carburante non pagato.
Sul fronte dell'elettricità, la situazione è altrettanto delicata. Eskom, la principale società elettrica sudafricana, ha minacciato di interrompere le forniture in alcune aree della città per i debiti accumulati. Alla fine di luglio gli arretrati nei confronti dell'azienda ammontavano a circa 3,8 miliardi di rand. Un quadro che ha spinto Peter Attard Montalto, amministratore delegato della società di consulenza Krutham, a tracciare un paragone particolarmente duro: se Johannesburg fosse un'azienda, ha osservato, sarebbe già in bancarotta.
Dieci sindaci in dieci anni
Dietro l'emergenza finanziaria c'è anche una lunga fase di instabilità politica. Nell'arco di un decennio Johannesburg ha cambiato dieci sindaci, mentre le maggioranze di coalizione si sono succedute senza riuscire a garantire una direzione amministrativa stabile. La conseguenza è stata una difficoltà crescente nel programmare investimenti e interventi infrastrutturali di lungo periodo. Le emergenze quotidiane hanno finito per prendere il posto della pianificazione, mentre la capacità dell'amministrazione di mantenere efficienti i servizi pubblici si è progressivamente indebolita. La crisi è quindi il risultato non di un singolo episodio, ma di anni di problemi accumulati: instabilità politica, carenza di competenze tecniche, inefficienze amministrative, accuse di corruzione e investimenti insufficienti.
Il paradosso di un bilancio quasi raddoppiato
Uno degli elementi più significativi è il rapporto tra le dimensioni del bilancio cittadino e gli investimenti destinati alle infrastrutture. Nell'ultimo decennio il bilancio di Johannesburg è quasi raddoppiato, raggiungendo circa 80 miliardi di rand. Eppure, nello stesso periodo, la quota destinata alle nuove infrastrutture è scesa dal 13% al 6% della spesa complessiva.
È questo uno dei nodi centrali della crisi: maggiori risorse a disposizione non si sono tradotte in un adeguato rafforzamento delle reti idriche, elettriche, stradali e degli altri servizi fondamentali. Al contrario, il deterioramento delle infrastrutture rischia ora di diventare un freno per le imprese e per l'intera economia locale.
Il Tesoro interviene, ma l'emergenza resta
A luglio il governo nazionale ha adottato una misura senza precedenti, trattenendo i trasferimenti mensili destinati a Johannesburg e a più di 60 altri comuni. L'obiettivo era esercitare pressione sulle amministrazioni locali per contrastare sprechi e cattiva gestione. La decisione ha evidenziato un dilemma: interrompere i finanziamenti può aumentare la pressione sulle amministrazioni inefficienti, ma rischia contemporaneamente di aggravare i problemi dei cittadini.
Per questo, poche settimane dopo, il ministro delle Finanze Enoch Godongwana ha annunciato uno sblocco condizionato delle risorse. Il messaggio del governo è rimasto tuttavia chiaro: i finanziamenti potranno essere nuovamente congelati se non emergeranno segnali concreti di miglioramento.
Corruzione e sprechi aggravano il quadro
Alle difficoltà finanziarie si aggiungono le contestazioni sulla gestione delle risorse pubbliche. Secondo i dati citati nel reportage del Financial Times, il revisore generale stima in circa 12 miliardi di rand l'anno le spese irregolari e non autorizzate a Johannesburg: una cifra equivalente a circa il 15% del bilancio municipale. Si tratta di risorse che, in un momento di forte pressione sui servizi, potrebbero invece essere destinate alla manutenzione delle infrastrutture, alla rete idrica, alla viabilità e al funzionamento dei servizi pubblici.
Il rischio per l'economia sudafricana
La crisi di Johannesburg va oltre i confini della città. Un collasso dei servizi nella principale metropoli economica del Paese potrebbe avere conseguenze sulla crescita, sull'occupazione e sulla fiducia degli investitori. Per questo gli interventi finanziari del governo possono soltanto guadagnare tempo. Senza un rilancio degli investimenti infrastrutturali e un miglioramento della capacità amministrativa, il rischio è che la città continui a muoversi da un'emergenza all'altra.
