Sudan, ritrovati nel deserto i corpi di 33 persone in fuga dal Darfur meridionale
Secondo le prime ricostruzioni i migranti stavano cercando di raggiungere la sponda occidentale del Nilo. Onu: "Catastrofe in materia di diritti umani"
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I corpi di 33 persone, in gran parte donne e bambini, sono stati ritrovati nel deserto del nord del Sudan. Secondo le prime ricostruzioni, i migranti erano partiti a metà maggio dal Darfur meridionale a bordo di un autobus che lungo il tragitto si è guastato. Erano diretti verso Al Dabba, cittadina situata sulla sponda occidentale del Nilo. I corpi giacevano nel deserto da circa due mesi ma sono stati ritrovati solo nei giorni scorsi oltre Mellit, nel Darfur settentrionale. Tra le vittime c'è anche un'insegnante con cinque dei suoi figli: stava cercando di raggiungere il nord del Paese per permettere ai bambini di riprendere gli studi, interrotti da oltre quattro anni di guerra. Secondo i familiari, la maggior parte dei passeggeri erano donne accompagnate da bambini piccoli, morti di sete nel deserto.
I colloqui Egitto-Usa
Mentre il conflitto continua a provocare tragedie anche lontano dal fronte, la crisi sudanese è stata al centro di colloqui al Cairo tra il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, e il consigliere del presidente Usa per gli Affari arabi e africani, Massad Boulos. Abdelatty ha ribadito la necessita' di raggiungere un cessate il fuoco duraturo, rafforzare gli aiuti umanitari e avviare un processo politico inclusivo guidato dai sudanesi. Da parte sua, Washington ha confermato l'intenzione di mantenere uno stretto coordinamento con l'Egitto sul dossier sudanese, insieme a quelli di Libia, Libano e Corno d'Africa.
La crisi umanitaria
La situazione più urgente continua a riguardare El Obeid, capitale dello Stato del Kordofan settentrionale e una delle città più importanti del Sudan centrale perché si trova lungo le direttrici che collegano Khartum, il Darfur e il sud del Paese. Il 3 luglio l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, intervenendo al Consiglio per i diritti umani dell'Onu a Ginevra, aveva detto che i segnali sono "chiari e inequivocabili": in Sudan si sta consumando "un'altra catastrofe in materia di diritti umani". Pochi giorni dopo, Save the Children ha riferito di oltre 5.500 i bambini costretti a lasciare le proprie case nelle ultime due settimane a causa dell'escalation delle violenze a El Obeid. Gli sfollati nella città e nelle aree circostanti hanno ormai superato le 11mila persone. L'organizzazione avverte inoltre che fino a mezzo milione di civili rischia di rimanere coinvolto nelle ostilità: gli attacchi con droni, la distruzione di infrastrutture essenziali e il progressivo isolamento della città stanno aggravando una crisi umanitaria già drammatica. Dimenticata da tutti, ma ancora la più grave a livello internazionale.
