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La cerimonia a gerusalemme

Israele, Herzog affida a Eisenkot l'incarico di formare un nuovo governo: "C'è urgenza per una nuova leadership di cui ci si possa fidare"

L'appello del presidente dopo le recenti elezioni: "È il momento di fare tutto il possibile per l'unità nazionale, è il popolo di Israele che lo chiede"

08 Nov 2026 - 17:00
 © Da video

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Giornata storica in Israele. Il presidente Isaac Herzog ha appena affidato ufficialmente al leader di Yashar, Gadi Eisenkot, l'incarico di formare un nuovo governo dopo le elezioni del 27 ottobre. La cerimonia è in corso presso la residenza presidenziale a Gerusalemme. In base alla Legge fondamentale, Eisenkot ha ora 28 giorni a disposizione per formare un nuovo esecutivo. Qualora fosse necessario più tempo, il presidente potrà concedere una proroga fino a ulteriori 14 giorni.

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Il monito del presidente

 Il clima che ora si respira è di fiducia, ma anche di grande tensione nell'attesa che il nuovo governo prenda forma. "Mi aspetto da Gadi Eisenkot che faccia qualsiasi cosa per formare un governo che rappresenti tutto il Paese, sia chi l'ha sostenuto che chi no - ha detto il presidente Herzog richiamando tutti i partiti a un più alto senso di responsabilità dopo una campagna elettorale piuttosto velenosa - È il momento di tendere la mano, di fare tutto il possibile per l'unità del popolo e di impegnarsi per un governo che sia il più possibile valido e stabile per il popolo di Israele, che lo desidera ardentemente".

"C'è urgenza di una leadership"

 Desiderio che ora è nelle mani dello stesso Eisenkot: "Israele è in un momento di emergenza, ci sono fronti di guerra aperti e non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Siamo in uno dei momenti più fragili che la democrazia israeliana abbia mai conosciuto per via della delegittimazione contro le istituzioni dello Stato che ci ha portato a un punto pericoloso. Per questo c'è grande urgenza per una nuova leadership di cui ci si possa fidare", le parole dell'ex generale. Che poi ha lanciato un appello direttamente al partito di Netanyahu: "Se davvero i membri del Likud e del Sionismo Religioso credono che questo sia il momento dell'unità, come hanno dichiarato davanti al presidente, non riesco a immaginare un motivo per cui non dovrebbero venire a sostenere un governo sotto la mia guida e secondo i principi che ho presentato".

La crisi israeliana
 Per Eisenkot, l'unità nazionale "non è una merce di scambio politica o un mero stratagemma, ma un valore supremo che esprime una vera e pura collaborazione". Poi ancora, senza nascondere la complessità del momento: "Ci troviamo probabilmente nella situazione politica più complessa e delicata dalla fondazione dello Stato. Nessuno sarà in grado di mantenere tutti gli impegni presi e tutti noi siamo chiamati a scendere a compromessi. Anche questo è un segno di leadership: saper decidere e stabilire le priorità. Io mi impegno con questo mandato a formare un governo di emergenza nazionale. Saranno necessarie mosse creative e anomale, ma non abbiamo il privilegio di trascinarci con i tempi o tornare a nuove elezioni: le sfide che ci attendono sono troppe".

L'appello di Eisenkot

 L'intenzione dell'alfiere del Cambiamento è mandare a tutti i parlamentari della Knesset un appello ad aggregarsi sulla base dei quattro principi. "Sono certo che così potremo formare un governo sostenuto da una maggioranza parlamentare. Chi cercherà di bloccare la formazione di un governo per questioni personali, sarà ricordato dalla storia come chi non ha salvato Israele in un momento di emergenza''.

Le tempistiche
 Durante le consultazioni politiche condotte da Herzog nei giorni scorsi, Eisenkot ha ricevuto 67 raccomandazioni per la carica di primo ministro, mentre il premier uscente Benjamin Netanyahu, alla guida del Likud, ne ha ricevute 46. Nonostante la maggioranza relativa, il percorso di Eisenkot per la formazione di una coalizione di governo non è scontato. Il leader di Yashar avrà 28 giorni di tempo per formare l'esecutivo, con Herzog autorizzato a concedergli una proroga fino a 14 giorni, se necessario, come previsto dalla legge. Il governo necessiterebbe di almeno 61 seggi sui 120 totali del parlamento.

Una (fragile) maggioranza Durante la campagna elettorale e dopo le elezioni, Eisenkot ha promosso un governo di minoranza basato sui quattro partiti che compongono il cosiddetto Blocco del cambiamento: oltre a Yashar, Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman, B'Yachad di Naftali Bennett e i Democratici di Yair Golan. I quattro partiti detengono insieme 48 seggi, rendendo necessario un sostegno esterno alla coalizione per raggiungere la maggioranza necessaria. Un esecutivo di minoranza si forma ottenendo un voto di fiducia alla Knesset, pur includendo formalmente meno di 61 membri nella coalizione. I partner di Eisenkot rimangono divisi su come assicurarsi tale sostegno.

Dialoghi aperti

 La partita adesso è nelle mani del Blocco del cambiamento. Eisenkot mantiene i punti del suo programma elettorale di un governo sionista, che vuole la leva per tutti i cittadini e chiede ai partiti arabi di condannare Hamas, puntando a un governo di minoranza con l'appoggio esterno degli stessi arabi. Nel frattempo però il leader di Ysrael Beitenu, Avigdor Liberman (che fa parte della coalizione) ha fatto marcia indietro su uno dei punti cruciali della sua campagna, aprendo alla discussione sull'arruolamento dei giovani ultraortodossi (e quindi ai partiti religiosi Haredi) e sbarrando la strada a un governo di minoranza con le fazioni arabe. La nuova pagina di Israele passa dagli sviluppi dei prossimi giorni: Eisenkot e il presidente di Yisrael Beiteinu, Avigdor Liberman, dovrebbero incontrarsi domani, lunedì 9 novembre.

L'ago della bilancia

 Il partito arabo Ra'am, guidato da Mansour Abbas, sarebbe invece pronto a sostenere un governo guidato da Eisenkot anche senza un accordo formale di coalizione. Gli otto deputati di Ra'am punterebbero a evitare che il blocco di 48 seggi che fa capo a Eisenkot resti vincolato alle condizioni del partito ultraortodosso Giudaismo Unito della Torah (Utj). L'obiettivo è consentire l'insediamento dell'esecutivo e la sostituzione di Netanyahu nel più breve tempo possibile. La Lista Unita, anch'essa a guida araba, non voterebbe a favore del nuovo governo, ma non agirebbe nemmeno per rovesciarlo.

Ipotesi insuccesso

 In caso di insuccesso di Eisenkot nella formazione del governo, il presidente, dopo un'ulteriore serie di consultazioni, può concedere a un secondo candidato 28 giorni per tentare di formare un governo. Se anche il secondo candidato non viene eletto, inizia un periodo di 21 giorni durante il quale qualsiasi membro della Knesset può chiedere al presidente il mandato, a condizione che la richiesta sia sostenuta da almeno 61 parlamentari. Tale candidato avrebbe quindi 14 giorni di tempo per formare un governo. Se entro la fine di tale periodo non si forma alcun esecutivo, devono essere indette nuove elezioni.

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