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Netanyahu ai leader mondiali: "Unitevi alla guerra contro l'Iran" | Le sei richieste di Teheran per la pace

Intanto l'Iran dichiara di non essere coinvolto negli attacchi missilistici contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia

22 Mar 2026 - 21:18
 © Ansa

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Si è giunti ormai alla quarta settimana di guerra in Iran. In queste ore Teheran ha posto sei condizioni per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele. Pace duratura, chiusura delle basi militari Usa nella regione, risarcimento all'Iran, fine della guerra contro i gruppi regionali affiliati, nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz ed estradizione e perseguimento penale degli operatori dei media anti-Iran sono lr richieste avanzate dal Paese per poter giungere alla pace. A stretto giro sono arrivate da Washington le sei condizioni poste dagli Usa. Intanto, con un post sul suo social Truth, Donald Trump aveva chiesto l'apertura dello Stretto di Hormuz entro 48 ore per scongiurare un attacco alle centrali elettriche iraniane. Anche in questo caso, la risposta dell'esercito di Teheran non si era fatta attendere: "Colpiremo le infrastrutture energetiche e informatiche degli Stati Uniti". Mentre Ali Mousavi, rappresentante iraniano presso l'agenzia delle Nazioni Unite, ribadiva: "Lo Stretto è chiuso solo per i nostri nemici". Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che Teheran non è coinvolta nei raid missilistici contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia. Non si fermano, però, gli attacchi dall'uno e dall'altro fronte. Dopo gli attacchi iraniani contro le città israeliane di Arad e Dimona Benjamin Netanyahu, ha fatto un appello ai leader mondiali chiedendo loro di unirsi alla guerra contro l'Iran. 


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Il ministero dei Trasporti israeliano, l'Autorità per l'aviazione civile e i funzionari militari stanno valutando di ridurre il numero di voli all'aeroporto Ben Gurion e di limitare ulteriormente il numero di passeggeri. Lo scrive Haaretz. A seguito degli attacchi missilistici iraniani che hanno ferito 143 persone nelle città meridionali israeliane di Arad e Dimona, le autorità aeronautiche si riuniscono oggi per una valutazione della situazione. Si prevede che i funzionari della sicurezza raccomanderanno un inasprimento delle restrizioni già in vigore presso l'aeroporto. Attualmente, i voli in partenza dall'aeroporto Ben Gurion sono limitati a uno o due all'ora e sono operati da compagnie aeree israeliane, tra cui El Al. Ogni volo in partenza può trasportare circa 120 passeggeri. I voli per il rimpatrio degli israeliani che si trovano all'estero all'inizio della guerra continuano, ma al momento nessuna compagnia aerea straniera opera presso l'aeroporto. La valutazione della situazione e le restrizioni previste giungono mentre gli israeliani si preparano per la festività di Pesach, un periodo che solitamente rappresenta un picco di viaggi.


Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha attaccato duramente il presidente israeliano Isaac Herzog, definendolo "un bugiardo" in un'intervista all'emittente israeliana Channel 14. Trump ha affermato che Herzog avrebbe promesso di concedere la grazia al primo ministro Benjamin Netanyahu, ma che "non lo ha mai fatto". "È una persona debole e un uomo patetico per non averlo fatto. Non è un leader", ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo che "Bibi dovrebbe concentrarsi sulla guerra, non su sciocchezze". Già la scorsa settimana Trump aveva criticato Herzog, definendolo "debole e inefficace" e accusandolo di usare la questione della grazia come leva nei confronti di Netanyahu.


L'esercito iraniano afferma di aver preso di mira la Israel Aerospace Industries (IAI), un'azienda statale del settore della difesa e dell'aerospazio. In una dichiarazione rilasciata all'agenzia di stampa governativa iraniana, l'esercito ha affermato di aver lanciato droni contro obiettivi della IAI vicino all'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, nonché contro un aereo da ricognizione statunitense presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Lo riporta Al Jazeera.


Aerei israeliani hanno effettuato un altro raid sul ponte di Qasmiyeh, sul fiume Litani, nel sud del Libano. È la seconda volta oggi che questo ponte, un'importante infrastruttura che collega Tiro a Sidone e al resto del Libano, viene preso di mira. Lo riporta L'Orient Le Jour, secondo cui la strada a sud è ora completamente chiusa al traffico.


Gli assassinii di leader iraniani avranno conseguenze profonde e durature. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. "Questa è la realtà in cui viviamo, ma speriamo che non diventi la norma. In ogni caso, è una situazione anomala che ha avuto e continuerà ad avere conseguenze molto profonde. Non può non avere conseguenze", ha affermato in un'intervista al giornalista russo Pavel Zarubin. Peskov ha ribadito la posizione di Mosca, che condanna fermamente qualsiasi azione volta a colpire la leadership di uno Stato sovrano come l'Iran, "tanto più se si tratta di omicidi".


Il Giappone potrebbe valutare il dispiegamento delle proprie forze armate per operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz, ma solo in caso di cessate il fuoco nel conflitto tra Stati uniti, Israele e Iran. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi. "Se ci fosse un cessate il fuoco completo, ipoteticamente parlando, allora operazioni come lo sminamento potrebbero essere prese in considerazione", ha detto Motegi durante un programma televisivo, sottolineando che si tratta di uno scenario puramente teorico. Le possibilità di intervento di Tokyo restano limitate dalla costituzione pacifista del dopoguerra, ma la legislazione sulla sicurezza del 2015 consente l'impiego delle Forze di autodifesa all'estero in situazioni che minacciano direttamente la sopravvivenza del Paese o di alleati stretti, cioè la cosiddetta difesa collettiva. Motegi ha inoltre evidenziato l'importanza di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante delle forniture globali di petrolio. Il Giappone dipende in modo particolare da questa rotta, da cui proviene circa il 90% delle sue importazioni energetiche. Il ministro ha confermato che Tokyo non ha al momento piani immediati per creare corridoi sicuri per le proprie navi, pur avendo affrontato la questione con il collega iraniano Abbas Araqchi. Il tema è stato discusso anche nei colloqui tra il presidente degli Stati uniti Donald Trump e la premier giapponese Sanae Takaichi, con Washington che ha sollecitato gli alleati a contribuire alla sicurezza dello stretto. Tokyo ha tuttavia ribadito la necessità di operare entro i limiti previsti dal proprio quadro normativo.


Trentacinque persone sono state arrestate oggi in nove province dell'Iran per "tradimento della patria". Lo ha riferito l'agenzia di stampa Tasnim, secondo cui gli arrestati "raccoglievano e inviavano informazioni da centri vitali del Paese a servizi e oppositori all'estero". Inoltre, "avevano l'intenzione di compiere azioni terroristiche contro le forze di sicurezza e il caro e onesto popolo". Gli arresti sono stati effettuati in un'operazione congiunta che ha portato anche al sequestro di armi, munizioni e varie attrezzature.


Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha smentito con un post su X le notizie secondo cui le forze del regime iraniano avrebbero abbattuto un caccia F-15. Nello stesso messaggio, il comando Usa ha invece affermato che è vero che le forze statunitensi hanno effettuato più di 8.000 voli di combattimento dall'inizio della guerra, scoppiata lo scorso 28 febbraio. "Nessun caccia statunitense è stato abbattuto dall'Iran", ha aggiunto il Centcom. Nella mattina di oggi, l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando il quartier generale congiunto della difesa aerea dell'Iran, aveva riferito che le forze armate avevano colpito con i sistemi di difesa terra-aria "un caccia F-15 nemico nel cielo delle coste meridionali del Paese, nei pressi dell'isola di Hormuz".


Le forze armate israeliane hanno annunciato di aver colpito obiettivi militari e infrastrutture legate alla difesa e all'intelligence iraniana nel corso di raid notturni. Lo ha reso noto l'esercito israeliano in un comunicato. "Tra gli obiettivi colpiti vi sono una base militare utilizzata per l'addestramento dei soldati e lo stoccaggio di sistemi missilistici antiaerei, una struttura di produzione e deposito di armi del ministero della Difesa e un impianto della forza aerea del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica", si legge nella nota diffusa su Telegram. L'esercito ha aggiunto di aver preso di mira anche "un ulteriore quartier generale del ministero dell'Intelligence iraniano e il centro operativo delle forze di sicurezza interna". Gli attacchi sono stati condotti nella notte, nel quadro dell'escalation militare in corso tra Israele, Stati uniti e Iran, iniziata il 28 febbraio con raid coordinati contro obiettivi iraniani. Teheran ha risposto con lanci di missili e droni contro Israele e basi militari statunitensi nella regione.


Il figlio dell'ultimo scià dell'Iran, Reza Pahlavi, auspica che Stati Uniti e Israele continuino a colpire il regime della Repubblica islamica, risparmiando tuttavia le infrastrutture civili. In un messaggio pubblicato su X, Pahlavi ha affermato: "Chiedo al presidente Trump e al primo ministro Netanyahu di continuare a colpire il regime e il suo apparato repressivo, risparmiando al contempo le infrastrutture civili di cui gli iraniani avranno bisogno per ricostruire il Paese". Pahlavi ha sottolineato che "l'Iran non è la Repubblica islamica". Le infrastrutture civili, ha affermato il figlio dell'ultimo scià, "appartengono al popolo iraniano e al futuro di un Iran libero". Le infrastrutture della Repubblica islamica, ha aggiunto, "sono invece il meccanismo di repressione e terrore utilizzato per impedire che quel futuro diventi realtà'". Ringraziando gli Stati Uniti e Israele per il sostegno, Pahlavi ha sottolineato che "l'Iran deve essere protetto" mentre "il regime deve essere smantellato".


Il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato gli attacchi israeliani contro ponti e altre infrastrutture nel sud del Paese, definendoli un "preludio a un'invasione di terra". Aoun "ha condannato gli attacchi e la distruzione da parte di Israele di infrastrutture e strutture vitali nel Libano meridionale, in particolare il ponte di Qasmiyeh sul fiume Litani e altri ponti", si legge in una dichiarazione della presidenza. "Questi attacchi rappresentano una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità del Libano e sono considerati un preludio a un'invasione di terra", ha affermato Aoun, poche ore dopo che il ministro della Difesa israeliano aveva dichiarato che all'esercito era stato ordinato di distruggere altri ponti presumibilmente utilizzati da Hezbollah.


"Questo pomeriggio ho discusso con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump della situazione in Iran, Israele e Ucraina. Abbiamo concordato di rimanere in stretto contatto. Il nostro scambio riprenderà presto". Lo annuncia il cancelliere tedesco Friedrich Merz.


Numerosi Paesi Nato sono pronti a "implementare la visione di Donald Trump" e assicurare la libera navigazione nello stretto di Hormuz. Lo ha affermato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, in un'intervista a Fox News. "Appena possibile, stiamo programmando l'intervento" a livello logistico, ha spiegato Rutte. "È cruciale che gli Usa siano intervenuti contro il programma nucleare iraniano", che rappresenta "una minaccia globale", ha aggiunto Rutte.


"Lo Stretto di Hormuz è aperto a tutti, tranne che a coloro che violano il nostro territorio". Lo ha scritto in un messaggio su X il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian.


"A volte bisogna intensificare una guerra per ridimensionarla". Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent alla Nbc News rispondendo a una domanda sulle intenzioni di Donald Trump in Iran. Sollecitato sulla possibilità che truppe Usa vengano dislocate sull'isola iraniana di Kharg, Bessent si è limitato a rispondere che "tutte le opzioni sono sul tavolo". Secondo il segretario al Tesoro, Trump ha "obiettivi molto chiari" nel conflitto con l'Iran: distruggere la marina e l'aeronautica iraniane, le capacità missilistiche del Paese e la sua capacità di rifornirsi di armamenti. Bessent ha, inoltre, sottolineato che i due missili lanciati contro una base anglo-americana sull'isola di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, sono stati sparati "per disperazione".


"L'illusione di cancellare l'Iran dalla mappa dimostra disperazione contro la volontà di una nazione che ha fatto la storia. Minacce e terrore non fanno altro che rafforzare la nostra unità". Lo ha scritto in un messaggio su X il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. "Affrontiamo con fermezza le minacce deliranti sul campo di battaglia", ha aggiunto Pezeshkian.


Gli attacchi di Stati Uniti e Israele in Iran hanno ucciso 210 bambini e ne hanno feriti altri 1.510 dall'inizio della guerra. Lo ha riferito l'emittente statale iraniana Irib, citando il ministro della Salute, Mohammad Reza Zafarghandi. Il ministro ha aggiunto che gli attacchi hanno finora danneggiato 300 centri sanitari, di cura e di emergenza.


Le 20 maggiori compagnie aeree quotate in borsa a livello mondiale hanno perso circa 53 miliardi di dollari di valore dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, iniziata il 28 febbraio. Lo scrive il Financial Times, secondo cui settore aereo sta attraversando la peggiore crisi dalla pandemia di Covid-19, poiché la guerra ha causato disagi negli aeroporti hub del Golfo e bloccato i voli. Il quotidiano sottolinea inoltre che le compagnie sono preoccupate per una possibile carenza di carburante. Il propellente per aerei, denominato jet, è raddoppiato dall'inizio della guerra, col rischio di un aumento dei prezzi.


Le Forze di difesa di Israele (Idf) hanno rivendicato l'uccisione di Abu Khalil Barji, alto comandante della forza d'élite Radwan del movimento filo-iraniano libanese Hezbollah. "Ieri, l'Aeronautica militare israeliana ha colpito e ucciso il terrorista comandante delle forze speciali della Forza Radwan di Hezbollah, insieme a due altri terroristi nell'area di Majdal Selm, nel sud del Libano", hanno riferito le Idf in un comunicato. "Barji aveva servito per anni come comandante della Forza Radwan e recentemente comandava le sue forze speciali, che erano responsabili, tra gli altri ruoli, di attaccare le truppe israeliane", hanno aggiunto le Idf, sottolineando che le truppe continuano a operare con decisione "contro l'organizzazione terroristica di Hezbollah, in risposta alla sua deliberata decisione di attaccare Israele per conto del regime terroristico iraniano".


I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato che, qualora le centrali elettriche venissero prese di mira, lo Stretto di Hormuz verrebbe "completamente" chiuso e non riaperto fino alla ricostruzione degli impianti. Come riportato da Al Jazeera, le forze armate iraniane hanno inoltre affermato che le centrali elettriche, le infrastrutture energetiche e le tecnologie dell'informazione e della comunicazione di Israele saranno "ampiamente prese di mira" e che aziende simili nella regione con azionisti americani saranno "completamente distrutte". I Pasdaran hanno aggiunto che le centrali elettriche nei Paesi della regione che ospitano basi statunitensi saranno obiettivi legittimi.


Le infrastrutture idriche ed energetiche iraniane hanno subito ingenti danni a causa degli attacchi statunitensi e israeliani contro decine di migliaia di siti civili. Lo affermano le autorità iraniane citate dalle agenzie iraniane rilanciate dal Guardian. "Gli attacchi hanno preso di mira decine di impianti di trasmissione e trattamento dell'acqua e distrutto parti di reti idriche essenziali", ha detto il ministro dell'Energia, Abbas Aliabadi. Il capo della Mezzaluna Rossa iraniana, Pirhossein Kolivand, ha affermato che il numero totale di siti civili danneggiati "ha raggiunto quota 81.365, secondo le ultime valutazioni sul campo". Ha precisato che la cifra include unità residenziali e commerciali, scuole, centri medici e veicoli. Giornalisti a Teheran hanno segnalato danni a numerosi edifici residenziali e altre infrastrutture civili. L'agenzia di stampa Isna ha riferito oggi che alcuni attacchi aerei hanno danneggiato un ospedale nella città meridionale di Ahvaz, nella provincia del Khuzestan. Altri media, tra cui l'agenzia di stampa Fars, hanno mostrato immagini di soccorritori che estraevano corpi dalle macerie degli edifici distrutti nella città settentrionale di Tabriz. Non è stato immediatamente chiaro quando si siano verificati questi attacchi.


Le Forze di difesa di Israele (Idf) hanno reso noto di aver effettuato nella notte un'ondata di attacchi aerei "mirati alle capacità chiave del regime" della Repubblica islamica iraniana, colpendo siti di produzione di armi e quartier generali a Teheran. Secondo quanto riportato in un comunicato, sono stati presi di mira in particolare: una base militare utilizzata per addestrare soldati e immagazzinare sistemi missilistici destinati a colpire gli aerei; un impianto di produzione e stoccaggio di armi; un sito di produzione di armi dell'aeronautica militare del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (i pasdaran). Inoltre, le Idf hanno colpito un quartier generale del ministero dell'Intelligence iraniano e il centro di comando di emergenza delle forze di sicurezza interna. "Gli attacchi completati fanno parte dell'attuale fase operativa volta a degradare ulteriormente i sistemi e le fondamenta centrali del regime terroristico iraniano", hanno sottolineato le forze israeliane.


L'Agenzia Nazionale di Stampa libanese (Nna) ha riferito che quattro persone sono state uccise e altre sette ferite a seguito di raid israeliani in due aree. Tre persone sono state uccise nella città di Sultaniyeh e una vicino alla città di Marjeyoun, entrambe nel sud del Paese, afferma la Nna, citando il Ministero della Salute libanese.


Le forze israeliane hanno bombardato il ponte di Qasmiya sul fiume Litani, nel Libano meridionale. Lo riporta il quotidiano francofono libanese L'Orient le Jour, sottolineando che il ponte rappresentava una zona di collegamento strategica nel territorio. L'attacco aereo contro l'infrastruttura è avvenuto circa tre ore dopo che il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ordinato alle forze armate di distruggere tutti i ponti sul Litani utilizzati dal movimento sciita filo-iraniano Hezbollah per le sue "attività terroristiche".


L'emittente statale iraniana Irib riferisce che è iniziata una nuova ondata di attacchi missilistici. Lo scrive la Bbc precisando che la notizia è confermata dall'Idf. L'esercito israeliano afferma di essere al lavoro per intercettare la minaccia e che è stato inviato un allarme preventivo ai telefoni cellulari nelle zone interessate.


Dopo gli attacchi alle città israeliane di Arad e Dimona il premier del Paese, Benjamin Netanyahu, ha chiesto ai leader mondiali di unirsi alla guerra contro l'Iran. "Hanno lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia. Hanno la capacità di raggiungere l'Europa in profondità", ha detto il premier alla stampa durante una visita ad Arad. "Stanno prendendo di mira tutti. Stanno bloccando una rotta marittima internazionale, una via energetica fondamentale, e stanno cercando di ricattare il mondo intero. È ora che i leader degli altri paesi si uniscano a noi", ha aggiunto il premier, facendo riferimento allo Stretto di Hormuz. "Sono lieto di dire che alcuni di loro si stanno muovendo in questa direzione, ma c'è ancora molto da fare", ha aggiunto Netanyahu. "Il presidente americano Trump ha chiesto alla comunità internazionale di affrontare questo regime terroristico e fanatico", ha proseguito il premier, sottolineando che è una richiesta "non solo per la sicurezza dell'America e di Israele, ma per la sicurezza di tutto il mondo, ed è il momento per loro di agire".


Botta e risposta a stretto giro tra Washington e Teheran. Alle sei condizioni poste dall'Iran per mettere fine alla guerra, gli Stati Uniti ribattono con altre sei condizioni, come riferisce Axios. Dallo stop al programma missilistico per cinque anni a quello totale dell'arricchimento dell'uranio. Nel mezzo, la dismissione degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; rigorosi protocolli di controllo esterno riguardanti la produzione e l'utilizzo di centrifughe e macchinari correlati; trattati sul controllo degli armamenti con i Paesi della regione, che prevedano un tetto massimo di missili non superiore a 1.000 unità; nessun finanziamento a gruppi affiliati quali Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen o Hamas


Gli inviati di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff stanno creando una squadra per negoziare con l'Iran su ordine del presidente. Lo riferisce il media Axios. Negli ultimi giorni non vi sono stati contatti diretti tra Usa e Iran, ma Egitto, Qatar e Gran Bretagna hanno fatto da tramite per lo scambio di messaggi, sottolineano le fonti. Egitto e Qatar hanno informato Usa e Israele che l'Iran è interessato ad avviare negoziati, sebbene a condizioni molto rigide.


"Ora, con la fine dell'Iran, il più grande nemico dell'America è il Partito democratico, di estrema sinistra e altamente incompetente!": lo ha scritto sul suo social Truth il presidente americano Donald Trump, dopo aver minacciato di inviare agenti dell'Ice (Immigration and Customs Enforcement) negli aeroporti del Paese se i democratici al Congresso non troveranno un accordo con i repubblicani sui finanziamenti al Dipartimento per la Sicurezza Interna. Stando a quanto riportato dal Washington Post, lo stallo al Congresso ha costretto la maggior parte dei dipendenti della Transportation Security Administration (Tsa) a lavorare senza stipendio per oltre un mese, provocando un aumento delle assenze negli aeroporti.

"Se i Democratici non consentiranno una sicurezza giusta e adeguata nei nostri aeroporti e in tutto il Paese, l'Ice farà il lavoro", aveva scritto Trump in un post, aggiungendo: "Non vedo l'ora di far intervenire l'Ice lunedì e ho già detto loro di 'prepararsi'". I democratici si sono opposti al finanziamento di alcune agenzie all'interno del Dipartimento per la Sicurezza Interna per costringere i repubblicani ad accettare modifiche alle leggi sull'immigrazione, dopo l'uccisione di Alex Pretti e Renée Good da parte di agenti Ice a Minneapolis.


Il Papa ha parlato della situazione in medio Oriente nel corso dell'Angelus a Roma. "Continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente - ha detto il Santo Padre -, così come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e dalla violenza. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti. Ciò che li ferisce, ferisce l'intera umanità". 

"La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio" - ha proseguito Papa Leone rivolgendosi ai pellegrini in piazza San Pietro. "Rinnovo con forza l'appello a perseverare nella preghiera affinché cessino di ostilità e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignità di ogni persona umana".


"Hanno lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia... Ora hanno la capacità di raggiungere zone profonde dell'Europa" ed "è ora che i leader degli altri Paesi si uniscano". Così il primo ministro Benjamin Netanyahu, in visita al luogo di un attacco missilistico nella città meridionale di Arad, esorta i leader mondiali alla campagna militare congiunta israelo-americana contro l'Iran, citando - come riporta il Times of Israel - il missile lanciato da Teheran contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, avvenuto nel fine settimana. "Stanno prendendo di mira tutti. Stanno bloccando una rotta marittima internazionale, una via energetica fondamentale, e stanno cercando di ricattare il mondo intero. "È ora che i leader degli altri Paesi si uniscano". Netanyahu afferma che alcuni Paesi stanno iniziando a muoversi ma aggiunge che "serve di più". Nelle scorse ore un alto funzionario iraniano aveva dichiarato ad Al Jazeera che l'Iran non è responsabile e non è coinvolto negli attacchi missilistici contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia nell'Oceano Indiano.


Il ministro degli Affari Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha parlato al telefono con l'Alta rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza, Kaja Kallas. Secondo quanto comunicato da Araghchi nel corso della conversazione sono stati discussi gli ultimi sviluppi nella regione a seguito dei "continui attacchi illegittimi statunitensi e israeliani contro l'Iran e le relative conseguenze politiche, di sicurezza e umanitarie". Entrambe le parti hanno espresso preoccupazione per l'escalation in corso, discutendo gli effetti delle tensioni sulla stabilità regionale e sull'equilibrio internazionale.


Le Forze di difesa di Israele (Idf) hanno reso noto di aver eliminato in un'operazione congiunta con l'agenzia di intelligence interna Shin Bet "un terrorista di alto rango nella rete finanziaria di Hamas in Libano". "Questa settimana, le Idf, agendo sulla base di informazioni dello Shin Bet, hanno condotto un attacco mirato ed eliminato il terrorista Walid Muhammad Dib in Libano, che fungeva da alto funzionario nella rete finanziaria di Hamas e operava per finanziare le attività militari dell'organizzazione terroristica in Libano", hanno riferito le forze israeliane in un comunicato. "Come parte del suo ruolo, Dib era responsabile del trasferimento di fondi ai diversi dipartimenti di Hamas in Giudea e Samaria (la Cisgiordania), in Libano e in altri Paesi. Inoltre, Dib era responsabile del reclutamento di agenti e della direzione delle attività terroristiche da Siria e Libano", hanno aggiunto le Idf.


Almeno sei persone sono rimaste ferite in modo lieve o moderato in un attacco missilistico iraniano che ha colpito alcune località dell'area di Tel Aviv in Israele. Lo riporta il sito d'informazione "Ynet". Secondo il quotidiano "Times of Israel", un missile balistico era dotato di una testata a grappolo. Le squadre di soccorso e i medici stanno intervenendo sui luoghi degli impatti.

Intanto, sempre secondo quanto riporta il Times of Israel, nel centro di Tel Aviv risuonano le sirene. Gli allarmi sono concentrati anche a nord e a est della città. 


Un alto funzionario iraniano ha dichiarato ad Al Jazeera che l'Iran non è responsabile e non è coinvolto negli attacchi missilistici contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia nell'Oceano Indiano. La smentita è giunta dopo che il quotidiano Wall Street Journal aveva riportato che due missili balistici a medio raggio erano stati lanciati verso la base, senza però colpirla. Diego Garcia è una delle due basi che il Regno Unito ha autorizzato agli Stati Uniti per l'utilizzo nell'ambito della campagna contro l'Iran. L'incidente segnalato ha attirato l'attenzione perché Diego Garcia si trova a 4.000 chilometri dall'Iran, il doppio del limite di 2.000 chilometri che, secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, Teheran avrebbe deliberatamente imposto ai suoi missili. L'isola, la più grande dell'arcipelago delle Chagos nell'Oceano Indiano centrale, ospita una presenza militare congiunta tra Stati Uniti e Regno Unito sin dagli anni '70 e funge da base per bombardieri a lungo raggio e altre risorse strategiche.


In Iran è ilk 23esimo giorno consecutivo senza accesso a internet. La notizia è stata diffusa in queste ore su X da Netblock, sito di monitoraggio della rete Internet globale. Il blocco della connettività è stato imposto dal regime iraniano a seguito dell'avvio dei bombardamenti di Stati Uniti e Israele, iniziati lo scorso 28 febbraio. "Il provvedimento aggrava la già difficile situazione di milioni di civili in tempo di guerra, privi di fonti di informazione e di allerta indipendenti", ha sottolineato Netblocks.


Le forze di difesa del Bahrein affermano di aver intercettato e distrutto 145 missili e 246 droni dall'inizio della guerra. In una dichiarazione, riporta Al Jazeera, le Forze di Difesa del Bahrein hanno affermato che i loro sistemi di difesa aerea continuano a contrastare "ondate successive" di attacchi, attribuiti all'Iran. Hanno precisato che le intercettazioni sono avvenute dall'inizio di quella che hanno definito un'escalation in corso. Le autorità hanno sottolineato che l'uso di "missili balistici e droni per colpire infrastrutture civili e proprietà private costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario".


L'Iran ha posto sei condizioni per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele: la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento all'Iran, la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all'Iran, l'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l'estradizione degli operatori dei media anti-iraniani. Lo riferisce l'agenzia Tasnim, emanazione dei Pasdaran.


Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato su X che gli attacchi lanciati sabato 21 marzo contro Dimona, nel sud di Israele, hanno segnato "l'inizio di una nuova fase della battaglia". "Se il regime israeliano non riesce a intercettare i missili nell'area altamente protetta di Dimona, questo è, in termini operativi, il segnale dell'inizio di una nuova fase della battaglia - ha scritto su X - i cieli di Israele sono indifesi. Di conseguenza, sembra che sia giunto il momento di attuare i prossimi piani prestabiliti".


Otto attacchi notturni hanno preso di mira un centro diplomatico e logistico statunitense all'aeroporto internazionale di Baghdad. Lo riferisce un funzionario della sicurezza iracheno precisando che gli attacchi "sferrati fino all'alba con razzi e droni, hanno preso di mira il centro statunitense", e che "alcuni razzi sono caduti nei pressi della base". Una fonte della polizia ha riferito che è stato rinvenuto un lanciarazzi in un quartiere di Baghdad vicino all'aeroporto.


Hezbollah rivendica di aver attaccato soldati israeliani a Misgav Am, nel nord di Israele. Secondo i soccorritori, un colpo di razzi lanciato dal Libano ha causato la morte di una persona. In una dichiarazione, il gruppo ha affermato che i suoi combattenti hanno preso di mira "un assembramento di soldati nemici israeliani" a Misgav Am "con un lancio di razzi", uno di una serie di attacchi rivendicati contro le truppe israeliane nel nord di Israele e nel sud del Libano. Si tratta della prima vittima israeliana causata da colpi di razzi provenienti dal Libano dall'inizio degli scontri con Hezbollah il 2 marzo.


Dopo l'ultimatum di Donald Trump (48 ore di tempo per riaprire lo Stretto di Hormuz o le centrali elettriche iraniane saranno essere prese di mira), l'agenzia di stampa iraniana Mehr ha minacciato che anche un attacco limitato alle infrastrutture elettriche iraniane farebbe precipitare l'intera regione nell'oscurità. Lo riporta il media d'opposizione iraniana basato a Londra, Iran International. "Dite addio all'elettricità", ha scritto l'organo di informazione affiliato allo Stato, affermando che "con il minimo attacco" alle infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica, "l'intera regione piomberà nell'oscurità". Mehr ha anche pubblicato una mappa delle principali centrali elettriche nei Paesi del Golfo Persico, inclusi siti negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Qatar e in Kuwait, affermando che dal 70% all'80% delle principali centrali elettriche della regione sono costruite lungo la costa del Golfo Persico e si trovano nel raggio d'azione dei missili iraniani.


Sono 175 le persone ferite, 11 molto gravi, negli attacchi iraniani alle città israeliane meridionali di Dimona e Arad avvenuti nella serata di sabato 21 marzo, dopo che la difesa aerea israeliana non è riuscita a intercettare almeno due missili balistici. Lo riportano i media israeliani. Il centro medico Soroka ha riferito che ad Arad 115 persone sono rimaste ferite, di cui nove in gravi condizioni. Tra i feriti anche una bambina di 5 anni, scrive il Times of Israel. A Dimona invece i feriti sono 60, tra cui un ragazzino di 12 anni in gravi condizioni, aggiunge Ynet. In seguito agli attacchi, il Primo ministro Benjamin Netanyahu e il Capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane, il generale Eyal Zamir, si sono impegnati a continuare a combattere i nemici di Israele su "tutti i fronti". Le Idf hanno poi dichiarato che l'Aeronautica militare sta conducendo una serie di attacchi su Teheran, prendendo di mira le infrastrutture del regime iraniano. I media statali iraniani hanno affermato ieri che gli attacchi erano diretti contro il centro di ricerca nucleare israeliano, situato a circa 10 chilometri da Dimona e a 30 chilometri da Arad, in rappresaglia per un presunto attacco statunitense contro l'impianto di arricchimento dell'uranio di Natanz.


Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo omanita, Badr Albusaidi, per discutere gli ultimi sviluppi della guerra con Stati Uniti e Israele. Lo riporta l'agenzia di stampa Irna spiegando che Araghchi ha illustrato il punto di vista dell'Iran sugli ultimi sviluppi nella regione, mentre Albusaidi ha rivolto i suoi auguri per l'Eid al-Fitr e il Capodanno persiano, Newroz. "I due ministri degli Esteri hanno sottolineato la necessità di proseguire le consultazioni tra le parti", ha riferito l'Irna. L'Oman ha svolto un ruolo determinante nella mediazione dei colloqui tra Stati Uniti e Iran prima della guerra e aveva detto di aver compiuto progressi significativi prima dell'inizio degli attacchi.


L'Iran si è detto pronto a cooperare con l'Organizzazione Marittima Internazionale per migliorare la sicurezza marittima e proteggere i marittimi nel Golfo, ha dichiarato il rappresentante iraniano presso l'agenzia delle Nazioni Unite. Ali Mousavi ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimane aperto a tutte le navi, a eccezione di quelle legate ai "nemici dell'Iran", aggiungendo che il passaggio attraverso il canale è possibile grazie al coordinamento delle misure di sicurezza con Teheran, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr citata da Al Jazeera. "La diplomazia rimane la priorità dell'Iran. Tuttavia, una completa cessazione dell'aggressione, così come la fiducia reciproca, sono ancora più importanti", ha dichiarato Mousavi, aggiungendo che gli attacchi israeliani e statunitensi contro l'Iran sono alla "radice dell'attuale situazione nello Stretto di Hormuz".


Una persona è rimasta uccisa in un presunto attacco con missili anticarro nella comunità israeliana di confine settentrionale di Misgav Am, vicino alla Blu Line che divide Israele dal Libano, secondo quanto riferito dai soccorritori. Lo riporta il Times of Israel. Il servizio di primo soccorso Magen David Adom afferma che due veicoli hanno preso fuoco e che un corpo è stato estratto da uno di essi. Le Forze di difesa israeliane stanno indagando sull'apparente attacco di Hezbollah dal Libano. L'esercito afferma di aver identificato colpi provenienti dal Libano e diretti verso la comunità di confine. "Ci sono danni e vittime. L'incidente è sotto indagine", si legge in un breve comunicato.


Le Forze di Difesa Israeliane hanno identificato un altro attacco missilistico balistico proveniente dall'Iran e diretto verso il sud di Israele. Lo scrive il Times of Israel, aggiungendo che nei prossimi minuti saranno attivate le sirene suonino. Un precedente attacco, che ha fatto scattare le sirene in tutta l'area di Gerusalemme e in alcune zone del sud di Israele, è stato probabilmente intercettato o ha colpito aree aperte.


Un sottomarino britannico a propulsione nucleare, equipaggiato con missili da crociera Tomahawk, ha preso posizione nel Mar Arabico, conferendo alla Gran Bretagna la capacità di lanciare attacchi a lungo raggio qualora il conflitto regionale dovesse intensificarsi. Lo scrive il Daily Mail, secondo cui la HMS Anson, armata con missili Tomahawk Block IV e siluri Spearfish, ha lasciato Perth all'inizio di questo mese e ha percorso circa 5.500 miglia per raggiungere la regione. Il sottomarino emerge periodicamente per comunicare con il quartier generale congiunto permanente del Regno Unito a Northwood, dove qualsiasi ordine di lancio verrebbe autorizzato dal primo ministro e trasmesso dal capo delle operazioni congiunte, aggiunge la notizia.


"I soldati dell'Idf hanno eliminato più di dieci terroristi di Hezbollah che rappresentavano una minaccia immediata per le nostre forze". Lo comunicano le forze armate israeliane attraverso il loro canale Telegram, dove spiegano che "la 36sima Divisione continua le operazioni di terra mirate verso obiettivi chiave nel Libano meridionale" con "raid mirati contro diverse strutture militari di Hezbollah" dove sono stati rinvenute "ingenti quantità di armi".


Dall'oro nero all'oro blu: nella Giornata Mondiale dell'Acqua, l'impatto della sete su chi vive in guerra. Il conflitto nel Golfo Persico, secondo alcuni analisti ripresi dal Wall Street Journal, mette a rischio, infatti, centinaia di impianti di desalinizzazione presenti lungo la costa, fondamentali per trasformare l'acqua di mare in acqua potabile, rappresentando la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città dell'area. 


L'Iran ha compiuto un attacco con droni nella base militare vicina all'aeroporto di Baghdad. Lo riporta l'agenzia di stato Irna spiegando che la "base militare, situata vicino l'aeroporto internazionale di Baghdad, è stata di nuovo bersaglio di attacchi con droni". Secondo quanto riferito dall'agenzia, l'obiettivo sarebbe stato un compound che in passato era utilizzato dall'esercito americano.


L'esercito iraniano ha annunciato che prenderà di mira le strutture energetiche e gli impianti di desalinizzazione dell'acqua nella regione se Donald Trump metterà in pratica le minacce di distruggere le centrali elettriche iraniane. "Se le infrastrutture petrolifere ed energetiche dell'Iran saranno attaccate dal nemico - afferma alla Fars il portavoce del comando operativo dell'esercito, Khatam al-Anbiya -, tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione dell'acqua appartenenti agli Usa e al regime nella regione saranno prese di mira".


"Se l'Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante, gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande!". È l'ultimatum di Donald Trump a Teheran affidato a un post su Truth.