Giornata Mondiale dell'Acqua, le province italiane più colpite da stress idrico
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L'allarme arriva dell'Associazione nazionale dei consorzi di gestione tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) nella Giornata Mondiale dell'Acqua
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Dall'oro nero all'oro blu: nella Giornata Mondiale dell'Acqua, l'impatto della sete su chi vive in guerra. Il conflitto nel Golfo Persico, secondo alcuni analisti ripresi dal Wall Street Journal, mette a rischio, infatti, centinaia di impianti di desalinizzazione presenti lungo la costa, fondamentali per trasformare l'acqua di mare in acqua potabile, rappresentando la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città dell'area. "Eravamo purtroppo abituati alle immagini dei migranti dalla siccità, ma ora le atrocità della guerra ce ne propongono altre: quelle delle risorse idriche diventate target bellici. Sarà un nuovo elemento di confronto al Forum Euromediterraneo sull'Acqua, in calendario a settembre". Ad anticiparlo è Massimo Gargano, direttore generale dell'Associazione nazionale dei consorzi di gestione tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi).
"Quanto sta accadendo nel mondo - aggiunge il direttore generale di Anbi Massimo Gargano - ci obbliga a essere maggiormente responsabili verso le disponibilità idriche, a iniziare dalla necessità di incrementare anche le nostre riserve d'acqua, avviando il Piano Bacini multifunzionali, proposto con Coldiretti, nonché il Piano di efficientamento della rete idraulica".
"I progetti sono pronti per far transitare l'Italia dalla cultura dell'emergenza a quella della prevenzione, creando maggiori certezze per l'irrigazione e la ricarica delle falde, ma anche per la produzione di energie rinnovabili e il benessere delle comunità. Francia e Spagna raccolgono oltre il 30% dell'acqua piovana, noi solo l'11%", conclude Gargano.
Più del 40% della capacità mondiale di desalinizzazione si concentra proprio nella regione del Golfo e che la maggior parte della produzione dipende da pochi - ma importanti - impianti. Circa il 90% dell'acqua potabile in Kuwait proviene, infatti, dalla desalinizzazione; quasi l'86% in Oman e almeno il 70% in Arabia Saudita.
Anche altri Paesi della regione, come Bahrein e Qatar, contano molto su questo sistema di produzione di acqua potabile. Lo stesso Israele ha l'80% dell'acqua potabile dalla desalinizzazione. Il recente attacco, non rivendicato, contro un impianto di desalinizzazione sull'isola iraniana di Qeshm ha causato la mancanza di acqua in oltre 30 villaggi.
Qualora, dunque, alcuni di questi siti di desalinizzazione continuassero a venire colpiti direttamente e a essere messi fuori uso, così da impedire a intere città l'accesso all'acqua potabile, l'acqua si trasformerebbe nel vero elemento strategico del conflitto. Una crisi idrica estesa in Medioriente potrebbe allora spingere i Paesi del Golfo a entrare direttamente nel conflitto contro l'Iran.
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Il World Water Day è una ricorrenza internazionale celebrata ogni anno il 22 marzo. È stata istituita nel 1992 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite al termine della Conferenza di Rio su ambiente e sviluppo con l'obiettivo di attirare l'attenzione globale sull'importanza dell'acqua e sulla necessità di garantire a tutti un accesso sicuro a questa risorsa vitale.
Ogni edizione è dedicata a un tema specifico legato a sfide attuali: nel 2026 il rapporto tra acqua e uguaglianza di genere. Secondo le Nazioni Unite, oltre 2,1 miliardi di persone nel mondo non dispongono di un accesso sicuro all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari di base. Il tema è strettamente connesso agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030, in particolare all'SDG 6 ("Acqua pulita e servizi igienico-sanitari per tutti"). L'acqua, infatti, non è solo una questione di salute, ma influisce anche sulla lotta alla povertà, sulla sicurezza alimentare, sulla pace, sui diritti umani, sugli ecosistemi e sull'istruzione.