Flotilla, attivista: "La missione riparte e saremo ancora di più" | La denuncia: "Avila e Keshek vittime di violenza in Israele"
Gli attivisti pro Pal si stringono attorno ai due uomini arrestati da Israele: "Abbiamo un motivo in più per andare a Gaza"
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"La Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche. Abbiamo compagni dalla Grecia, dall'Italia, dalla Spagna, dall'Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui". Lo ha detto Luca, un attivista in collegamento dalla Grecia, durante una conferenza stampa della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla davanti alla Farnesina.
"Abbiamo preso tutte le precauzioni che dovevamo prendere, siamo in contatto con le autorità - ha aggiunto -. Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più", ha aggiunto.
L'annuncio è arrivato dopo che circa 200 attivisti, diretti in missione umanitaria verso la Striscia di Gaza, sono stati bloccati mercoledì sera al largo dell'isola di Creta dalla marina dello Stato ebraico e fatti salire a bordo delle proprie imbarcazioni. Alcuni di loro hanno raccontato di essere stati "brutalizzati dall’esercito israeliano dopo 40 ore in mare".
Le violenze su Avila e Keshek: "Tenuti in mare per due giorni in posizioni forzate"
Notizie di brutali pestaggi filtrano anche dal carcere di Shikma, nei pressi della città costiera di Ashkelon in Israele, dove i due attivisti Saif Abu Keshek e Thiago Avila sono stati condotti dalle forze dello Stato ebraico perché accusati di essere "autori di attività sospette o terroristiche". Secondo quanto hanno riferito i loro legali, che hanno fatto loro visita in cella, i due sarebbero stati "oggetto di violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare". Tra i trattamenti riservati ai due ci sarebbero: trascinamenti a faccia in giù sul pavimento, pestaggi "fino a perdere conoscenza" che hanno lasciato evidenti lividi, occhi bendati per giorni interi e limitazione di movimenti. La mattina di domenica 3 maggio i due attivisti dovrebbero comparire in tribunale per un'udienza di proroga della loro detenzione. Entrambi hanno dichiarato di essere in sciopero della fame.
