Condanna a morte rinviata

Tennessee, esecuzione sospesa durante l'iniezione letale: "Non troviamo la vena"

Condannato nel 1996, e non senza elementi dubbi, Tony Carruthers doveva essere giustiziato nelle scorse ore. Dopo un'ora e mezza, l'esecuzione è stata interrotta

21 Mag 2026 - 20:45
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Era sul lettino di morte, circondato dai medici che gli avrebbero dovuto iniettare il siero letale. Un buco, poi un secondo, poi un terzo ma Tony Carruthers, condannato nel 1996 per aver rapito e ucciso tre persone nel Tennessee, non ne voleva sapere di morire. "L'ho visto sussultare e gemere più volte", ha raccontato la legale Maria DeLiberato. "È stata una scena orribile". Alla fine, dopo un'ora e mezza di tentativi, la condanna a morte è stata sospesa. La motivazione ufficiale? Il personale non è riuscito a trovare una vena per l'iniezione. 

La condanna, dalle tracce assenti alle testimonianze inaffidabili

 Doveva essere ucciso giovedì mattina il 57enne, dopo anni di ricorsi per una condanna che non ha mai convinto appieno tantissime persone. Nel 1994 tre persone - lo spacciatore Marcellos Anderson, sua madre Delois e Frederick Tucker - vennero rapite e brutalmente uccise. Nel 1996 Carruthers venne accusato del triplice omicidio, secondo i giurati si era infatti trattato di un atto di estrema crudeltà con cui l'uomo residente a Memphis tentava di mettere le mani sul traffico di stupefacenti del suo quartiere. Sulla scena del crimine, però, non furono trovate tracce dell'uomo. E la condanna arrivò solo a causa di una serie di testimonianze - alcune poi ritrattate - di detenuti che sostenevano di aver sentito i suoi racconti sull'omicidio. 

I "farmaci scaduti" e l'iniezione fallita

 Dopo un processo durato mesi, e in cui sei difensori hanno rinunciato al loro incarico di fronte alle minacce del loro assistito, Carruthers fu condannato all'iniezione letale. Un ultimo giorno che però ha continuato a protrarsi per anni proprio per i dubbi sulla condanna e per una serie di ricorsi. L'ultimo riguardo ai farmaci usati durante l'esecuzione, che secondo gli avvocati dell'oggi 57enne sarebbero "scaduti da anni". Per poi arrivare al tentativo nella mattinata di giovedì: "Lo Stato sta torturando un uomo, non dovrebbe funzionare così il nostro sistema giudiziario", ha detto la legale Melanie Verdecia. 

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