La Cina e la nuova rotta dell'Artico: l'alternativa strategica al Mar Rosso
Pechino si prepara ad aprire una nuova tratta verso l'Europa grazie allo scioglimento dei ghiacci. E lo fa con la concessione data da Mosca
di Serena Console© Istockphoto
Guerre, crisi regionali e cambiamento climatico stanno ridisegnando le rotte del commercio globale. La prova più lampante arriva con la guerra in Medio Oriente, che ha creato un collo di bottiglia nello Stretto di Hormuz e in quello di Bab el-Mandab, nel Mar Rosso, minacciato dagli attacchi degli Houthi. E così, grandi potenze come la Cina e la Russia sono spinte a cercare percorsi alternativi. Tra questi, sempre più centrale è l'Artico, complice lo scioglimento dei ghiacciai.
La rotta sotto controllo russo
La Cina si prepara ad aprire una nuova rotta verso l'Europa sfruttando le condizioni di navigabilità rese più favorevoli dallo scioglimento dei ghiacci. L'idea è attraversare lo Stretto di Bering, costeggiare la Siberia e raggiungere direttamente i porti dell'Europa settentrionale lungo la rotta marittima del Nord, che si sviluppa in gran parte nelle acque artiche sotto controllo russo. Il via libera è arrivato recentemente da Mosca. Rosatom, il colosso statale russo che gestisce la rotta del Nord, ha autorizzato il transito di sette navi portacontainer della compagnia cinese Sea Legend Shipping. La prima partenza è fissata per il 12 agosto a inaugurare un programma di collegamenti settimanali durante i mesi estivi, quando le condizioni del ghiaccio consentono la navigazione.
Risparmio di tempo di navigazione
Lo scioglimento delle calotte polari ha reso più navigabili acque un tempo impercorribili, liberando vie di navigazione che venivano precluse dal traffico commerciale. E Pechino, che da tempo ha annusato l'affare, ha puntato gli occhi su questa zona del mondo per far passare i corridoi della Via della seta del ghiaccio (una delle rotte della Nuova Via della Seta) e ridurre quindi i tempi di percorrenza delle merci tra i porti cinesi e gli scali europei. Basti pensare che una nave che parte da Shanghai per arrivare a Rotterdam, passando per il canale di Suez, impiega circa 50 giorni. Ma attraverso la rotta nordica e la Via della Seta del ghiaccio la durata del viaggio viene dimezzata. La nave Istanbul Bridge, utilizzata per il viaggio inaugurale dello scorso anno, ha raggiunto Felixstowe, nel Regno Unito, da Ningbo, sulla costa orientale cinese, in circa 20 giorni, contro i circa 40 giorni necessari passando attraverso Suez e fino a 50 giorni circumnavigando l'Africa attraverso il Capo di Buona Speranza.
Il doppio filo con Mosca
Per Pechino il valore di questa scorciatoia non si misura soltanto in risparmio di carburante, costi logistici e tempi di consegna. Al centro di questa nuova strategia - in linea con gli obiettivi del Partito comunista cinese - c'è l'intenzione di voler evitare passaggi sempre più vulnerabili come il Mar Rosso, il Golfo Persico e lo Stretto di Malacca, dai quali però dipende una parte consistente del commercio cinese. L'altro lato della medaglia è che Pechino dovrà affidarsi maggiormente a Mosca, che controlla gran parte della rotta marittima del Nord. Sono infatti le autorità russe a concedere i permessi di transito, fornire informazioni sulle condizioni dei ghiacci e mettere a disposizione, quando necessario, la rete di rompighiaccio che consente alle navi di affrontare le condizioni più difficili.
Gli interessi congiunti
Ma l'apertura della rotta marittima del Nord al transito delle imbarcazioni commerciali cinesi riflette interessi convergenti. Con la guerra in Ucraina e la decisione delle compagnie europee di abbandonare la tratta, Mosca ha bisogno di traffico, investimenti e clienti per trasformare l'Artico russo in una grande arteria commerciale. D'altro lato, Pechino ha bisogno di nuove strade verso l'Europa, lontane da sconvolgimenti dettati dai disordini regionali. Ci sono anche interessi militari congiunti in questa zona di mondo. Per la Cina la rotta polare può essere utile alla marina cinese per spostare più rapidamente le proprie truppe dal Pacifico all'Atlantico. La Russia, invece, ha già certificato il suo interesse aprendo centinaia di siti militari dell'era sovietica nell'Artico, secondo un documento del Pentagono.
Le incognite
I limiti però sono molti. La rotta marittima del Nord resta stagionale e dipende dalle condizioni meteorologiche, che talvolta sono estreme. E, soprattutto, non può accogliere gli stessi volumi delle grandi arterie commerciali meridionali. Inoltre, l'aumento del traffico in quest'area porta avrà ripercussioni in un ecosistema estremamente fragile e difficile da percorrere, con le navi rompighiaccio che rischiano di rimanere incagliate tra le calotte. Per la Cina, dunque, le incognite legate alla rotta artica non saranno poche.
