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Brexit, Amal Clooney lascia il ruolo di inviata speciale del governo per protesta contro Johnson

La moglie dellʼattore George si oppone al progetto di legge di Boris Johnson per modificare gli obblighi assunti con lʼUe sulla violazione del diritto internazionale

Amal Clooney, l'avvocato per i diritti umani e moglie dell'attore George Clooney, ha deciso di lasciare il suo incarico di inviata speciale per il Regno Unito sulla libertà dei media. La sua decisione è una protesta contro il progetto di legge (l'internal Market Bill) presentato dal gabinetto di Boris Johnson sul dopo Brexit, che mira a modificare alcuni obblighi assunti con l'Ue sulla violazione del diritto internazionale.

Come riportato dal quotidiano The Guardian, la Clooney ha inviato la lettera di dimissioni al segretario degli Esteri Dominic Raab. "Ho accettato perché credo nell'importanza di questa causa e perché ho apprezzato il ruolo significativo svolto dal Regno Unito nella tutela dell'ordine legale internazionale - ha dichiarato l'ex inviata -. Sono rimasta sgomenta nell'apprendere che il governo intende approvare una legge che, se applicata, per stessa ammissione dell'esecutivo violerebbe la legge internazionale. Inoltre mi sono preoccupata nel notare la posizione assunta dal governo secondo cui, sebbene sia un principio consolidato del diritto internazionale che uno Stato è obbligato a rispettare i trattati, il parlamento del Regno Unito è sovrano. Anche se il governo ha suggerito che la violazione è specifica e limitata, è deplorevole che il Paese parli della sua intenzione di violare un trattato internazionale firmato dal primo ministro meno di un anno fa".

 

Il dispiacere La Clooney non è la prima a rinunciare all'incarico: prima di lei si erano dimessi, per motivi simili, l'avvocato generale del governo per la Scozia, Richard Keen, e il capo dei servizi legali del governo, Jonathan Jones. "Sono dispiaciuta di doverlo fare perché sono sempre stata orgogliosa della reputazione britannica come esempio di ordine legale internazionale e della cultura di fair-play per cui è nota-  ha concluso la legale -. Tuttavia, assai tristemente, è diventato insostenibile per me, come inviata speciale, chiedere ad altri Stati di rispettare e applicare gli obblighi internazionali, mentre il Regno Unito dichiara che non intende farlo".

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