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Non solo grafica e risoluzione: la vera partita del gaming si gioca nel campo della fluidità

Immagini fluide e tempi di risposta immediati possono cambiare radicalmente l’esperienza di gioco, ma le nuove schede grafiche offrono soluzioni con pochi compromessi

Quando si parla di videogiochi su PC e di configurazione hardware per ottenere le prestazioni migliori, spesso si fa riferimento a parametri che garantiscono la massima qualità grafica in base a risoluzione dell’immagine e framerate. L’obiettivo, oggi come oggi, è avere esperienze di gioco fluide, e quindi con almeno 60 fotogrammi al secondo, e godersi immagini più dettagliate possibili a risoluzioni che vanno dal full HD (1920 x 1080 pixel) al 4K (3840 x 2160 pixel), senza dimenticare l’ottima via di mezzo QHD (2560 x 1440 pixel). Proprio in ottica schermo, bisogna però considerare altri due fattori, ovvero la frequenza di aggiornamento e l’input lag. Ma cosa sono? Come funzionano?

Sincronia perfetta - Per ottenere l’esperienza più fluida possibile non basta solo avere una scheda grafica capace di far girare i giochi a più di 60 frame al secondo, ma bisogna anche avere uno schermo che quella frequenza di aggiornamento la sostiene senza generare artefatti. A volte, infatti, può capitare che le immagini dei videogiochi sembrino “rotte” in due parti che non combaciano. Quest’effetto si chiama tearing ed è dovuto a una sorta di incomprensione tra scheda grafica e monitor, che viaggiano a velocità diverse.

 

Questo perché tutti gli schermi hanno una frequenza di aggiornamento, indicata in Hertz, che determina il numero massimo di frame al secondo riprodotti. Cosa succede quando le due velocità non combaciano? Il tearing, appunto. Nel corso del tempo i produttori di monitor, schede grafiche e case di sviluppo di videogiochi hanno cercato diverse soluzioni che, sostanzialmente, accettano e interpretano la variabilità del framerate superiore ai 60 fotogrammi al secondo. In commercio, infatti, si trovano monitor per il gaming con frequenze di aggiornamento superiori ai 75 Hz “certificati” dai produttori di schede grafiche grazie a tecnologie che si occupano di sincronizzare perfettamente le immagini. Da un lato, quindi, c’è NVIDIA che propone il G-Sync, dall’altro AMD con il Freesync. Entrambe le tecnologie si occupano di riprodurre immagini senza sbavature, saltellamenti o ritardi anche a frequenze di aggiornamento altissime. 

 

 

Cosa scegliere? Ovviamente dipende dalle esigenze, dal budget e dai gusti in fatto di giochi, visto che chiaramente frequenze di aggiornamento più alte si apprezzano maggiormente con giochi ad alto tasso dinamico, come gli sparatutto in prima persona. C’è da dire, che se l’obiettivo è quello di competere online a giochi come Valorant, Fortnite, Rainbox Six Siege oppure Overwatch, l’accoppiata scheda grafica NVIDIA e monitor con G-Sync raggiunge le performance migliori, grazie ai modelli con supporto a 360Hz che, sostanzialmente, sono gli schermi più veloci sul mercato, capaci di garantire il massimo della fluidità.

 

Riflessi fulminei - C’è, però, un’altra tecnologia di NVIDIA che prende in considerazione l’altro parametro indicato all’inizio dell’articolo, ovvero l’input lag. Di cosa si tratta? Del ritardo che c’è tra quando si muove il mouse o si aziona il joypad a quando vedete l’azione corrispondente a schermo. Anche se normalmente sembra tutto immediato, in realtà il processo che traduce il comando in movimento dura alcuni millisecondi, perché passa dalla periferica al computer, dove viene registrato, interpretato dal gioco, elaborato dal processore, inviato alla scheda grafica che si occupa di trasformarlo in immagine in movimento. Tutti questi passaggi, in realtà, possono essere ottimizzati per provare a ridurre il più possibile la latenza e garantire tempi di risposta quasi istantanei.

 

 

NVIDIA Reflex è esattamente questo, una tecnologia alla base di una serie di strumenti integrati nelle nuove schede grafiche che permette alle GPU della famiglia GeForce RTX serie 30 di dialogare al meglio con gli altri componenti hardware e i monitor G-Sync. Per fortuna, però, quello che sembra, ed è effettivamente, un procedimento assai sulla base di algoritmi e calcoli complessi, per l’utente finale è tutto estremamente semplice, visto che basta attivare l’opzione “NVIDIA Reflex low latency” nei giochi che supportano questa funzione per notare immediatamente una “magica” riduzione dell’input lag. L’aumento di reattività varia in base alla risoluzione, ma, generalmente si attesta intorno al 10% a 1080p, per superare addirittura il 30% in caso di gaming a 4K. 

 

Questo dato è importante soprattutto in chiave gioco competitivo e relativamente ai generi dove una risposta immediata dei comandi può fare la differenza e permette a chi non vuole avere compromessi sul fronte della qualità video di non dover sacrificare le prestazioni con mouse o pad alla mano. Non è un caso, infatti, che NVIDIA Reflex venga supportato dai principali giochi della scena eSport competitiva, come Apex Legends, Battlefield 2042, Call of Duty Warzone, Fortnite, Rainbow Six Siege e tanti altri. Perché in un mondo fatto di esperienze di gioco sempre più complesse, appaganti e simulative ogni dettaglio conta per fare la differenza.

 

 


 

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