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Elezioni, cosa succede dopo il voto e perché non si forma in automatico il governo

Nell'intervallo di tempo in cui si attende l'elezione del nuovo esecutivo, quello uscente continua a occuparsi del disbrigo degli affari correnti. Ma non è tutto

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Quando un governo è dimissionario deve rimanere in carica finché non viene nominato quello successivo.

A quello uscente rimane il compito di occuparsi delle questioni urgenti, il cosiddetto "

disbrigo degli affari correnti

": "atti dovuti" (previsti dalla legge) che richiedono l'intervento dell'esecutivo sia collegialmente, in consiglio dei ministri, che dei singoli ministeri. È quanto stabilisce la nostra Costituzione.

Un Paese non può quindi rimanere senza il vertice esecutivo e amministrativo dello Stato

, perché si rischierebbe una paralisi amministrativa.

 


Una volta che gli elettori,

il 25 settembre

, avranno espresso le loro preferenze, il governo non si formerà in automatico. Ma si aprirà una nuova fase per formare il nuovo esecutivo. 


 


La convocazione degli eletti -

Il primo passo è la convocazione degli

eletti

.

 

Si forma il nuovo Parlamento e, in un secondo momento, i gruppi parlamentari. Ancora, si eleggono i presidenti della Camera e del Senato. Poi si procede con le consultazioni davanti al Presidente della Repubblica. 


 


Le consultazioni -

 Quello delle consultazioni è

 

un 

meccanismo fondamentale

e viene

attivato dopo ogni elezione politica

e

ogni volta che si ufficializza una crisi

che porta alle

dimissioni del governo in carica

. È nota anche come la "

fase preparatoria"

 della formazione del governo, come vengono anche definite le consultazioni, è disciplinata dalla Costituzione e che può subire variazioni nel corso degli anni. In genere il capo dello Stato riceve per primi i presidenti delle camere e poi le delegazioni politiche: queste sono formate dai capi dei gruppi parlamentari, che devono essere formati ufficialmente il giorno prima dell’avvio delle consultazioni, dai rappresentanti delle coalizioni e dai leader dei partiti. Gli incontri proseguono finché non si trova una maggioranza. Se le consultazioni non appaiono significative, il presidente della Repubblica procede con l'assegnazione di un mandato esplorativo, in genere dato a uno dei presidenti del Parlamento, per indagare tra le coalizioni se ci sono margini tra le coalizioni per formare una maggioranza. Alle ultime politiche del 

2018

sono serviti ben

ottanta giorni

per arrivarne alla formazione.

 


 


L'assegnazione dell'incarico - Dopo aver verificato la presenza di una maggioranza, il capo dello Stato convocherà chi viene indicato dalle forze politiche come in grado di ottenere la fiducia e diventare premier, per conferirgli l’incarico di formare il governo. Poi il possibile nuovo presidente del consiglio potrà decidere se accettare subito o "con riserva" (farà ulteriori verifiche per capire se c'è un programma politico tale da consentirgli il raggiungimento di una maggioranza). Se accetta l'incarico può formare il governo e presentare la lista dei ministri al capo dello stato. Ottenuta la nomina dal Presidente ci sarà il giuramento di premier e ministri dove avverrà il passaggio di consegne: la "cerimonia del campanello". E sarà quasi operativo il nuovo governo. Poi andrà alle camere per ottenere la fiducia e, una volta ottenuto il voto favorevole, entrerà ufficialmente in carica.


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