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Manovra, continuano le trattative tra Italia e Ue | Tensione M5s-Lega

I tagli in Manovra per trovare gli otto miliardi necessari per abbassare il deficit creano frizioni nel governo gialloverde

Proseguono le trattative tra Roma e Bruxelles ma nonostante le aperture del premier Conte, che ha offerto di tagliare il deficit dal 2,4% al 2,04%, la risposta del commissario Ue Moscovici è ancora negativa. Di Maio e Salvini esprimono "fiducia nel lavoro del premier" e ribadiscono che manterranno quanto "promesso ai cittadini". Tria rimane a Bruxelles finché non si arriverà a un accordo.

Ma tra i gialloverdi sono ore di tensioni, musi lunghi e timori: ci si è spinti oltre ogni previsione, nelle "concessioni" all'Ue, ma nonostante ciò rischia di non bastare. La soluzione al problema di come trovare i quasi otto miliardi di tagli in Manovra per abbassare il deficit, per ora è solo abbozzata: ci sono i titoli, non tutti i dettagli. All'appello mancherebbero ancora più di tre miliardi. E i vicepremier non vogliono farsene carico.

Matteo Salvini ritiene di aver fatto già la sua parte, tirando fuori oltre due miliardi da "quota 100": si chieda al M5s. Luigi Di Maio ribatte di non poter sottrarre al reddito di cittadinanza più di un miliardo. E così la patata bollente viene lasciata nelle mani di Giuseppe Conte. E di Giovanni Tria, lasciato "in ostaggio" a Bruxelles a trattare.

L'insoddisfazione di Bruxelles - "Non ci siamo", hanno fatto sapere nella serata di giovedì fonti di governo. E il riferimento è sia alla trattativa in corso con l'Ue, sia a quella tutta interna al governo italiano. In Europa non paiono soddisfatti dei "capitoli" elencati da Conte: tagli alla spesa per reddito e pensioni (a Roma le cifre "ballano" tra i 3,5 e i 5 miliardi), dismissioni di immobili e partecipazioni (sono già previsti 18 miliardi nel 2019: se ne sommerebbero 2,9) e azioni non meglio precisate di lotta all'evasione fiscale. A Bruxelles si sarebbero convinti che la proposta di Conte non fosse del tutto condivisa dai vicepremier. Perciò a metà mattina di giovedì i leader di M5s e Lega firmano una nota per dire che sostengono il lavoro di Conte. Con un vincolo non da poco: "Mantenere gli impegni".

Ora il premier punta soprattutto sull'azione diplomatica per convincere i leader, a partire da Angela Merkel, che lo sforzo per far scendere il deficit dal 2,4% al 2,04% è davvero "considerevole". Ma la Commissione, incalzata dai falchi, vorrebbe un miglioramento strutturale, nel triennio, più forte. E starebbe chiedendo di scendere almeno a un 2% 'tondo' di deficit nel 2019: circa 700 milioni di tagli in più.

I possibili tagli - Un'impresa quasi impossibile, per chi a Roma sta già passando al setaccio le risorse. Tanto che sono in bilico promesse fatte pochi giorni fa: il taglio del 30% ai premi Inail, annunciato da Salvini e Di Maio agli imprenditori, costa troppo. Così come si fa fatica a inserire in manovra il "saldo e stralcio" delle cartelle chiesto dalla Lega e gli incentivi (targati M5s) alle auto elettriche.

Tensione Lega-M5s - Ma sono i tagli pesanti da fare alle due misure di bandiera a preoccupare più di tutto Di Maio e Salvini. I parlamentari sono in agitazione, la base protesta: "Avevamo già ipotizzato di tagliare da 6,7 a 4,6 miliardi i fondi per 'quota 100' ma per destinare quei soldi ad altre misure. Ora non abbiamo più margini per fare niente", sintetizza un leghista. Salvini lo avrebbe detto chiaro e tondo a Di Maio, mercoledì notte, nella cena "dei musi lunghi" con al tavolo Conte, Riccardo Fraccaro e Giancarlo Giorgetti: non si possono togliere 2 miliardi alle pensioni e "solo" 800mila euro al reddito. E' questo, infatti, il taglio nelle stime ufficiali M5s (1,6 mld secondo altre).

La situazione è talmente incartata, anche per i rapporti sempre più logori tra Salvini e Di Maio, che nella Lega si fa largo una linea della "responsabilità": "Diamo una mano al capo dei Cinque stelle o rischia di saltare tutto", starebbe suggerendo più d'uno al ministro dell'Interno. Tradotto: alzare il taglio sulle pensioni e penalizzare meno 'quota 100', per arrivare a quel taglio da cinque miliardi al fondo per reddito e pensioni che metterebbe in sicurezza l'accordo con l'Ue. Farsi "partito della responsabilità" potrebbe anche tornare utile a Salvini nel medio termine - gli suggerisce qualcuno - per allargare ancora i consensi della Lega.

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