NUOVE INFRASTRUTTURE

Porti e offshore: perché la transizione passa anche dalla logistica dell'energia

A KEY 2026 torna Su.port: i porti come hub per assemblaggio e manutenzione dell'eolico offshore e per lo stoccaggio e il trasporto dell'idrogeno

02 Mar 2026 - 10:52
 Una foto dell'edizione 2026 di KEY © Ufficio stampa

 Una foto dell'edizione 2026 di KEY © Ufficio stampa

Quando si parla di rinnovabili, spesso ci si ferma all'impianto. Ma l'offshore wind, soprattutto quello flottante, ha un requisito molto concreto: senza porti attrezzati e catene logistiche efficienti, non si costruisce. Ecco perché a KEY 2026 il tema "porti" entra in agenda come parte della transizione, non come argomento laterale.

Su.port: porti come hub logistici della nuova energia

 Nei comunicati di KEY si parla del focus Su.port – Sustainable Ports for Energy Transition: i porti vengono descritti come hub logistici per l'assemblaggio e la manutenzione dei parchi flottanti e, in prospettiva, anche per lo stoccaggio e il trasporto dell'idrogeno. È una fotografia abbastanza chiara: per far crescere l'offshore non basta autorizzare, serve preparare infrastrutture e servizi.

Offshore Wind Revolution: tavoli di filiera (su invito)

 Nel programma compaiono anche i working group di Offshore Wind Revolution (OWR), eventi riservati su invito. La descrizione è interessante perché spiega l'obiettivo: stimolare confronto e co-creazione tra operatori per individuare soluzioni concrete e costruire una supply chain italiana dell'offshore, confrontandola anche con le migliori esperienze internazionali. È un punto chiave: l'offshore non è solo energia prodotta, è industria, componentistica, cantieristica e competenze.

Non solo banchine: elettrificazione e servizi

 I comunicati aggiungono un dettaglio utile: Su.port viene collegato anche al tema dell'elettrificazione delle banchine (cold ironing) e, più in generale, alla modernizzazione delle infrastrutture portuali.

È un aspetto che spesso passa sotto traccia, ma che pesa su costi e sostenibilità delle aree portuali.

Perché questo tema interessa anche l'Italia

 L'offshore, se cresce, apre una partita industriale: assemblaggio, logistica, manutenzione, sicurezza, trasporto di componenti molto grandi. In sostanza: crea lavoro e filiere, ma solo se le infrastrutture sono pronte. KEY 2026 prova a mettere in fila questi nodi proprio dentro l'evento, collegando tecnologia e capacità di "farla succedere" sul territorio.