Rilasciare animali in natura non è un gioco
Possono morire o diventare un problema per altre specie
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L’episodio che ha visto protagoniste due turiste americane e gli astici che aspettavano la loro triste fine in un acquario di un ristorante di Pompei ha riacceso il dibattito sul rilascio degli animali in natura. Le turiste avevano comprato i crostacei svuotando la vasca del ristorante, affittato una barca e liberato gli animali nel mare (agitato) di fronte a Castellammare di Stabia. Tutto, naturalmente, documentato da un video diventato virale con tanto di commenti entusiasti, estasiati e minacciosi-spernacchianti nei confronti dei cannibali che, almeno per quella sera, avrebbero dovuto rinunciare al loro pasto prelibato.
Hanno fatto bene le paladine animaliste? No, hanno fatto malissimo. Siamo ovviamente dalla parte degli astici ma non basta immaginare la loro raccapricciante fine per mettere un like all’azione delle due amiche. Rilasciare in natura degli animali comprati in un posto che li vende come cibo è una pessima idea per diversi motivi.
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Prima di tutto è vietato per legge (Regolamento UE n. 1143/2014 e il relativo Decreto Legislativo di adeguamento n. 230/2017) ma ci sono altre considerazioni, la prima delle quali è il rischio per l’ambiente che tradotto significa il danno che si può arrecare alle altre specie animali. L’astice europeo (Homarus gammarus) è molto diverso dall’astice americano (Homarus americanus) e gli esperti che hanno visto le riprese pare ritengano probabile, dal colore del carapace, che nel caso di Pompei si trattasse proprio di astice d’oltreoceano, una specie infestante come il granchio blu.
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“Le specie aliene - scrive Dario Di Marco su Dissapore - possono ibridarsi con quelle locali, o soppiantarle, o semplicemente trasmettere patogeni. E considerazioni simili vanno fatte anche per la stessa specie, ma proveniente da una zona diversa, perché potrebbe portare un differente corredo genetico, diversi patogeni per i quali gli stessi animali in altre zone non hanno sviluppato anticorpi, e così via. Per giunta, anche se fossero della stessa zona, il periodo passato in cattività potrebbe averli portati a sviluppare patologie che verrebbero riversate nell’ambiente”.
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Per motivi simili, gli stessi animali liberati potrebbero subire più danni che benefici, e andare incontro a una sorte analoga a quella che sarebbe toccata loro nelle cucine del ristorante, solo con modalità diverse. Innanzitutto, le condizioni in cui hanno vissuto da quando sono stati pescati (tanti in una stessa vasca piccola, per dirne una) potrebbero averli esposti a patogeni e fatto sviluppare malattie, per cui reimmettere in un ambiente selvatico degli organismi debilitati significa esporli a rischi.
Poi c’è lo shock termico: la temperatura del mare è sicuramente diversa da quella dell’acquario in cui si erano abituati a stare. Poi il luogo: gli astici vivono su fondali rocciosi a una certa profondità, liberarli in superficie li espone ai predatori. Infine, soprattutto il tempo: l’astice è un animale notturno che di giorno sta rintanato, ancora una volta gettarlo in mare alla luce del sole è molto utile per il video, meno per l’animale stesso. Insomma, ci sono buone probabilità che gli astici pompeiani siano andati incontro a una morte quasi immediata. I rilasci avvengono, ma in condizioni ben determinate, da parte di personale qualificato, e previa tutta una serie di considerazioni e controlli. Come al solito, la strada più spettacolare e instagrammabile, raramente è quella giusta.
