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Mediterraneo sempre più "bollente", fino a 4 gradi sopra la media

Nel "mare nostrum" si registrano aumenti della temperatura più consistenti rispetto a quelli osservati alle stesse profondità negli oceani 

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Dal 10 maggio, il Mediterraneo è stato colpito da un'ondata di calore che ha innalzato la temperatura della sua superficie di circa 4 gradi rispetto alla media del periodo 1985-2005, con picchi superiori a 23 gradi.

Questo è quanto emerge dal progetto di ricerca CAREHeat (l'acronimo sta per "Rilevamento e minacce delle ondate di calore marine"), finanziato dall'Agenzia spaziale europea (Esa).

 


Il riscaldamento dei mari: cause e conseguenze - 

Il fenomeno del riscaldamento di mari e oceani non è nuovo. Anzi, dagli anni Novanta a oggi è peggiorato molto. Nel 2021, uno studio pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences aveva registrato per il sesto anno consecutivo il record di temperatura nei bacini idrici della Terra. Aveva inoltre rilevato come il Mediterraneo mostrasse aumenti più intensi rispetto a quelli osservati in altri oceani alla stessa profondità. Principali cause di questo fenomeno sono il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. 



Questi provocano innanzitutto l'innalzamento del livello di mari e oceani, che costituisce un pericolo non solo per piccole isole e arcipelaghi, come le Maldive, ma anche per le tutte le zone costiere, che vengono progressivamente erose.


 


Inoltre, gli esperti denunciano che, aumentando di temperatura, le acque dei mari tendono a diventare più acide. Questo rende difficile la proliferazione di coralli e altri organismi viventi, come molluschi e plancton, che costituiscono la base alimentare di diversi pesci, costretti dunque a migrare verso acque più fredde per sopravvivere. Allo stesso modo, animali acquatici che una volta si trovavano solo in oceani caldi, iniziano a spostarsi verso il Mediterraneo, dove sono state individuate ben 243 specie aliene. 


 


Oceans Day 2021, la campagna dell'Onu per la Giornata Mondiale degli Oceani


CAREHeat parla anche italiano - 

Allo studio, oltre a istituti di ricerca e organizzazioni no-profit francesi e portoghesi, ha collaborato anche l'Italia con il Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile). Il progetto ha l'obiettivo di sviluppare nuove metodologie per prevedere e identificare le ondate di calore, comprenderne la propagazione e gli impatti su ambiente, biodiversità e attività economiche.


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