Catturare CO2 dall'aria: resterà un'utopia?
Mammoth, il più grande impianto DAC al mondo sembra destinato al fallimento
di Redazione E-Planet© Climeworks
C’era grande euforia un anno e mezzo fa quando, in Islanda, è stato inaugurato Mammoth, il più grande impianto DAC al mondo che, a regime, avrebbe dovuto ripulire 36.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Oggi quel sogno rischia di naufragare miseramente.
Catturare direttamente la Co2 dall’aria era considerata una delle migliori soluzioni per estrarre l’anidride carbonica dall’ambiente e la società svizzera Climeworks aveva messo a punto un sistema in grado di trasformare in roccia l’anidride carbonica catturata e successivamente miscelata con l’acqua. Un processo di mineralizzazione che avrebbe impedito il ritorno della Co2 nell’aria.
© Unsplash
Sulla carta, un progetto virtuoso con una potenzialità di incremento non ancora testata a pieno, nella realtà una illusione cocente. Mammoth non è riuscito nemmeno a catturare la Co2 necessaria a compensare le proprie attività che producono 1.700 tonnellate di anidride carbonica all’anno. L’azienda ha dichiarato di aver catturato solo 92 tonnellate delle 36.000 previste e questo ha portato a una serie di conseguenze devastanti per l’intero progetto: l’annuncio della volontà di licenziare il dieci per cento della forza lavoro e la cancellazione di un super impianto simile in Luisiana.
Tra i motivi del fallimento, oltre la ridotta capacità di filtrare l’aria, i costi altissimi. L’azienda prevedeva di arrivare entro il 2030 a 100 dollari per tonnellata di carbonio estratto, nella realtà l’impatto attuale è di 250-300 euro, decisamente fuori portata per la sostenibilità di un progetto che sembra destinato a rimanere una coraggiosa utopia.
