UN CONSUMO ALTISSIMO

L’intelligenza che ha fame di energia

L'AI è un'industria pesante che genera pochi posti di lavoro sul territorio ma drena risorse primarie

di Dario Donato
10 Feb 2026 - 15:36
 © Unsplash

© Unsplash

Quasi archiviati i dibattiti filosofici sull'ombra dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro, c’è un dibattito molto più concreto e brutale da affrontare sulla sovranità energetica. Non si tratta più di algoritmi contro cervello, ma di gigawatt.

I numeri del "caso ChatGPT" certificano un’escalation termica verticale: siamo passati dai 200 MW del 2023 agli 1,9 GW di fine 2025. Ma è solo l’inizio del business plan del silicio. Le proiezioni di OpenAI indicano fabbisogni fino a 30 GW entro il 2030: per capirne il peso, basterebbe la potenza di circa 20-30 grandi reattori nucleari da 1,5 GW ciascuno costantemente a pieno regime.

Negli USA, i piani dei giganti tech stanno portando la rete elettrica al default operativo. Secondo Grid Strategies, la domanda di picco crescerà di 166 GW entro il 2030 — come aggiungere 15 città come New York in soli cinque anni. I data center, da soli, saranno responsabili del 55% di questa pressione.

Tradotto: l'AI è diventata il principale driver della domanda elettrica in Nord America, pronta ad assorbire il 12% della produzione totale entro il prossimo decennio.

© Unsplash

© Unsplash

I numeri dei grandi portafogli titoli confermano la virata. Le Big Tech — gli "hyperscaler" come Meta, Amazon, Google e Microsoft — hanno lanciato un'offensiva da oltre 600 miliardi di dollari in CAPEX (hardware e data center) entro fine 2026, con il 75% del budget dedicato esclusivamente all’AI. Per reggere l'urto, le utility americane dovranno investire 1,1 trilioni di dollari nel potenziamento delle reti entro il 2029.

Ma i costi non restano confinati nei bilanci della Silicon Valley. Come evidenziato dal Washington Post, l'espansione dei data center sta già gonfiando le bollette dei consumatori per coprire gli upgrade infrastrutturali.

Nel frattempo, esplodono i conflitti territoriali: i data center divorano milioni di litri d'acqua per il raffreddamento, scatenando battaglie legali nelle comunità locali. La sintesi è brutale: l'AI è un'industria pesante che genera pochi posti di lavoro sul territorio ma drena risorse primarie. Il 2026 rischia il “corto circuito sociale”: i profitti volano nel cloud, mentre i costi energetici e ambientali restano piantati nel terreno a carico della collettività.