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Tatuaggi: la pelle si trasforma in opera dʼarte

La nuova frontiera del tattoo è il realismo: Tgcom24 incontra Andrea Afferni, maestro di questo stile

Il corpo si trasforma in una tela su cui disegnare forme e colori in un messaggio che ha sempre una valenza intensa e personale. Anche perché chi sceglie di farsi un tatuaggio sa che quel disegno resterà impresso per sempre sulla sua pelle: la scelta di un soggetto ha perciò sempre un significato profondo e la mano che lo realizza deve essere di provata maestria. Il tatuaggio, insomma, si sta sempre più trasformando in una vera forma di arte e trova un nuovo orizzonte nel cosiddetto tatuaggio realistico o ritrattistico.

I tatuaggi realistici: opere dʼarte sulla pelle

Le nuove frontiere del tatuaggio trasformano la pelle in opera d’arte.

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Tgcom24 ha incontrato uno specialista di questo genere, l’artista di tatuaggio Andrea Afferni, il quale tiene a sottolineare come prima cosa che esiste una profonda differenza tra gli artigiani e gli artisti del tatuaggio. L’artista non è solo un pittore, ma un vero e proprio precursore, capace di aprire una strada nuova e di inventare nuovi stili. Andrea ha scelto la strada del realismo al cento per cento: le sue opere sono veri ritratti tridimensionali, ottenuti con la tecnica del chiaroscuro, sia in bianco e nero che utilizzando i colori. Non solo volti, ma animali, oggetti o composizioni caratterizzate sempre dalla massima fedeltà possibile all’originale e di vivacità impressionante.

Naturalmente”, spiega Andrea “chi sceglie di farsi un tatuaggio di questo genere indica sempre un soggetto che per lui ha un significato molto profondo, ad esempio il volto di una persona cara che non c’è più, o del proprio animale domestico, o di una composizione con un forte significato simbolico. Ad esempio di recente una signora mi ha chiesto di realizzare su di lei un intreccio delle mani dei membri della sua famiglia. Un’altra volta mi è stato chiesto di realizzare il disegno di una caffettiera. Anche se di solito non chiedo mai ai miei clienti il perché delle loro scelte, stavolta mi sono lasciato prendere dalla curiosità e la persona ha risposto che quella caffettiera era un’invenzione della sua mamma”. Il significato affettivo in queste scelte è evidente, anzi, in molti casi si cerca proprio di catturare l’energia positiva del soggetto ritratto e di averlo sempre con sé.

Difficile quindi che il cliente vada incontro a un ripensamento e chieda di farsi magari cancellare il tatuaggio. Spiega Andrea: “Non mi è mai capitato di dover intervenire per correggere un soggetto che ho realizzato o per cancellare un tatuaggio preesistente. Visto che i miei tatuaggi si basano sulla tecnica del chiaroscuro, non sono adatti per inglobare un soggetto preesistente. E se si ha buona cura del proprio tatuaggio, il disegno non si rovina e non serve restaurarlo”.

Andrea spiega poi come fare a prendersi cura di un tattoo. “Quando il lavoro è terminato si applicano delle creme. Poi occorre soprattutto proteggerlo dai raggi solari perché gli UV non alterino i colori e i pigmenti. Prima di esporsi al sole occorre proteggere la parte tatuata applicando un prodotto a schermo totale.” Chi ha la carnagione scura, inoltre, ottiene migliori risultati con un disegno in bianco e nero, mentre chi ha la pelle chiara ha ottimi risultati anche con il colore.

E che fare quando, con il passare degli anni, la pelle invecchia e i tessuti cutanei perdono di elasticità? Andrea spiega: “Il tatuaggio invecchia con noi e non c’è rimedio a questo. L’importante è scegliere una parte del corpo che è meno soggetta a trasformazioni. Ad esempio la schiena, nella quale i tessuti restano più stabili”. Meno adatto è invece il costato: qui le forme del corpo possono cambiare, ad esempio perché con il passare del tempo si può ingrassare e il grasso tende a depositarsi proprio lì, deformando il disegno.

E ci sono parti del corpo in cui si soffre particolarmente per realizzare un tatuaggio? “Lavoro soprattutto con le penne, uno strumento sottile e quindi più sopportabile. In effetti ci sono punti più sensibili, ad esempio il collo, la schiena e il costato, in cui si può provare più fastidio”. E quanto a lungo dura la “tortura”, ovvero quanto tempo serve per realizzare un tattoo di questo tipo? “Dipende naturalmente dalla dimensione e dalla complessità del soggetto “ spiega Andrea. “Per un soggetto semplice in bianco e nero possono volerci quattro ore. Per quelli più complessi quando è possibile suddivido il lavoro in più sedute.” E i costi? Qui Andrea è riluttante a sbilanciarsi: dipende da molte variabili e ogni opera fa storia a sé. E quali sono il tatuaggio a cui Andrea è più legato e quello che si è rifiutato di realizzare? “Mi ha fatto molto piacere quando un cliente mi ha chiesto di tatuargli un ritratto del mio volto. Mi sono rifiutato invece di ritrarre sul corpo di un cacciatore la testa dell’orso che aveva ucciso“ .

Chi sono i clienti di Andrea Afferni? “Soni più uomini che donne, fra i 35 e i 50 anni. E’ questa l’età in cui si sceglie un tatuaggio come quelli che realizzo io, con un significato emozionale più intenso. E se devo fare una differenza tra gli uomini e donne, direi che queste sono più poetiche nella scelta dei loro soggetti”.

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