La storia infinita della tela contesa di Leonardo Da Vinci: l'opera potrebbe valere 200 milioni di euro
La nipote di un'antiquaria italiana, un intermediario parmense e un avvocato rivendicano la proprietà dell'opera d'arte
© Da Maria Vittoria Colombo
Sembra quasi avere lo sguardo annoiato, Lucrezia Crivelli, protagonista del Ritratto di donna di profilo probabilmente dipinto da Leonardo Da Vinci. D'altronde, come darle torto? Da almeno dieci anni la dama di compagnia di Beatrice d’Este, la moglie di Ludovico Sforza, è chiusa nel caveau di una banca svizzera, in attesa che la contesa sulla sua titolarità si risolva, così da tornare nelle mani del legittimo proprietario. O proprietaria: perché a rivendicare l'opera d'arte ci sono una signora italiana - che vive nei Paesi Bassi -, un intermediario parmense e un avvocato svizzero (che da anni ne gestisce la vendita). A riportarlo, il quotidiano La Stampa.
Per la vicenda, dal luglio 2025 è indagato Maurizio Ziveri, l'intermediario, con l'accusa di riciclaggio di beni culturali ed esportazione illecita di opere d'arte. Stando alla ricostruzione dei magistrati emiliani, nel 1978 il ritrattato - 35 centimetri per 55 - era nelle mani dell'antiquaria Luigia Gaulli, che lo aveva acquistato nel 1946 in una galleria d’arte italiana. La donna aveva deciso di venderlo e si era affidata proprio a Ziveri per portare a termine l'operazione. Per qualche anno, l'intermediario parmense avrebbe cercato - invano - di trovare un acquirente. Nel 1981, però, ne erano sparite le tracce. Alla morte della vedova Colombo, nel 1987, Ziveri avrebbe poi tentato di commercializzare il quadro senza consenso degli eredi. Il 17 febbraio 2026 la Corte dei reclami del Tribunale penale federale svizzero ha dichiarato irricevibile un ricorso contro il sequestro dell'opera, disposto il 2 dicembre 2025 dal Ministero pubblico ticinese su richiesta della procura di Parma: ricorso presentato da creditori che vantano somme complessive per 4,4 milioni di euro, con un rimborso che doveva avvenire attraverso la vendita del quadro.
L'opera è poi finita a Lugano: se ne ha una prima traccia nel 2006, quando un fiduciario ticinese residente a Montecarlo, Pier Giovanni Keller, aveva creato una società a Panama per procedere alla commercializzazione e salvaguardare l’anonimato del proprietario. L'uomo, però, sosteneva che a suo tempo aveva acquistato il ritratto e ne rivendicava la proprietà: la prova, a suo dire, era il fatto stesso che la tela si trovava nelle sue mani. La nipote di Gaulli, tuttavia, non è d'accordo con l'ipotesi avanzata dall'ex fiduciario e continua a sostenere che non è mai stato il proprietario della tela.
A seguito di uno scontro (giudiziario) tra Keller e Ziveri, fu la pretura di Lugano a decidere, nove anni dopo, l'affidamento a un notaio che avrebbe dovuto tenere al sicuro il quadro: per questo il pubblico ufficiale ha optato per la custodia in banca. E sempre nel 2017, l'accordo giudiziale aveva anche concesso a Ziveri due anni per saldare circa 4,5 milioni di franchi di spese e rientrare in possesso del quadro: termine poi prorogato a causa della pandemia e scaduto nel 2021 senza alcun pagamento. Proprio in gli anni, Maria Vittoria Colombo (nipote di Luigia) ha presentato un esposto indirizzato al Comando dei Carabinieri tutela patrimonio culturale, con una segnalazione anche all’Ufficio federale della cultura di Berna, per cercare di rientrare in possesso dell'opera dal valore, stimato, che oscilla tra i 60 e 200 milioni di euro.
È la stessa Colombo, nel suo esposto, a raccontare la cronistoria del quadro, passato dalla nonna al fiduciario fino a poi alla scomparsa e al ritrovamento nellistituto di credito elvetico, ma la versione contrasta con quanto sostenuto da Reto A. Mauerhofer, giurista specializzato in diritto societario subentrato nella gestione del dossier dopo la morte del fiduciario precedente, secondo il quale la tela si trova in Svizzera dal 1927. Intanto, in attesa che il nodo della proprietà si sciolga, resta anche quello dell'attribuzione: alcuni studiosi contemporanei contestano la paternità di Leonardo, ma lo stato di degrado dell'opera, che non gode dell'attenzione di solito riservata ai capolavori da museo, rende molto difficile identificarla.
