nell'ambito di GO!2025&Friends

"Le affinità di confine", la mostra a Trieste tra architettura e fotografia

L'esposizione al Magazzino delle Idee di Trieste fino al 12 ottobre esplora un secolo di architettura transfrontaliera attraverso dittici visivi che rivelano connessioni, divergenze e memorie condivise

09 Lug 2025 - 12:13
 © Miran Kambic

© Miran Kambic

"Le Affinità di Confine. Architetture tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia" è la mostra fotografica ospitata dal Magazzino delle Idee di Trieste fino al 12 ottobre. L'esposizione mette a confronto edifici "gemelli" per funzione, ma diversi per linguaggio, ideologia o contesto. Un esercizio critico e visivo, arricchito dallo sguardo dei fotografi Roberto Conte e Miran Kambič, che restituiscono attraverso l'immagine sia il contesto urbano che il dettaglio materico. Attraverso dittici visivi che rivelano connessioni, divergenze e memorie condivise, l'esposizione esplora un secolo di architettura transfrontaliera.

© roberto conte

© roberto conte

La mostra

  "Le Affinità di Confine. Architetture tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia" si inserisce all'interno del programma di “GO!2025&Friends”, il cartellone di eventi - collegato al programma ufficiale di "GO!2025 Nova Gorica - Gorizia Capitale europea della Cultura". Friuli Venezia Giulia e Slovenia sono territori separati da confini sottili e in un certo senso fragili, che più volte sono cambiati nel corso della storia e che hanno creato specifiche stratificazioni culturali e politiche. Tante sono le differenze tra le due terre, ma tanti anche i punti di contatto. L'intento dell'esposizione è quello di proporre un confronto visivo e critico tra i due territori attraverso gli edifici emblematici, facendo emergere affinità, divergenze e contaminazioni. I curatori Luka Skansi e Paolo Nicoloso rifiutano una narrazione univoca: preferiscono il metodo del dittico, accostando oltre cinquanta coppie di edifici costruiti nei due paesi, raggruppati per epoca, funzione o tematica.

Il percorso espositivo

  L'architettura, letta come espressione di miti identitari, poteri e memorie collettive, è la protagonista della mostra. Dall'epoca austro-ungarica fino alla Jugoslavia socialista, passando per le stagioni dei modernismi e dei regionalismi, fino alle più recenti tendenze, con la mostra emergono tanto le specificità locali quanto le influenze transnazionali, sottolineando quanto i confini culturali siano permeabili. I dittici presentano edifici della stessa tipologia e ripercorrono tre momenti: gli anni a ridosso della Prima guerra mondiale, il periodo tra le due guerre, e i decenni dal secondo dopoguerra fino alla caduta del Muro di Berlino e alla nascita della Repubblica Slovena. La mostra invita a riflettere sul costruito come testimonianza viva di convivenze, tensioni e identità condivise. I fotografi sono stati chiamati a ripensare i punti di vista nella prospettiva del confronto. L'esclusività dell'inquadratura o dell'architettura lascia spazio al dialogo visivo, alla dialettica tra forme, materiali e ideologie.

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