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Generazione birra: il consumatore italiano è curioso e competente

Una ricerca traccia l’identikit del nuovo fruitore del prodotto brassicolo al ristorante: ha un’età dai 30 ai 45 anni e fa scelte consapevoli.

L’Italia è nota come il paese del vino, ma qualcosa sta cambiando nel gusto dei consumatori di bevande alcoliche. La ricerca “Una birra, per favore!” di Fondazione Birra Moretti, realizzata in collaborazione con Noi di Sala, racconta dall’inedito punto di vista del personale di sala, l’approccio degli italiani nei confronti del prodotto brassicolo, il cui consumo vede una crescita sia per quantità che per qualità. In particolare, i risultati dello studio rivelano che esiste una generazione, quella dei 30-45enni (che rappresentano il 57,4% dei consumatori al ristorante), che bevono birra in modo diverso, compiendo scelte consapevoli, impensabili alcuni anni orsono.

Birra, passione curiosa

Consumatori, quindi, informati e curiosi come dimostrano alcuni numeri. La prima sorpresa arriva dall’identikit di chi, al ristorante, ordina la birra. Ci si aspetterebbe che a farlo siano soprattutto i Millennials, invece il beer lover da ristorante, quello che la ordina e richiede più informazioni e approfondimenti sul prodotto, ha tra i 30 e i 45 anni. Il cliente tipo che chiede la birra continua a essere soprattutto uomo (75%), ma ormai anche 1 donna su 4 include l’ordine di un calice di birra insieme ai propri piatti preferiti. 6 clienti su 10 (57%) chiedono che la birra sia servita con la giusta quantità di schiuma o alla giusta temperatura. Solo 3 su 10 chiedono semplicemente “una chiara” o “una rossa”. Ci sono gli intenditori (21%) che sanno già cosa vogliono e ordinano in modo molto mirato, facendo riferimento agli stili birrari e/o direttamente a un marchio.

Analoga la percentuale dei curiosi (21,5%) che pur non conoscendo stili e caratteristiche sono interessati ad approfondire e si lasciano consigliare dal personale. La birra al ristorante viene servita a tutto pasto. Nel 38% dei casi viene servita all’inizio, come aperitivo. Nel 60% in abbinamento a tutte le portate, anche alternandola ad altre bevande come il vino. e nel 2% dei casi la birra è la conclusione del pasto, servita dopo il dessert o come bevanda “da meditazione”. Nei ristoranti italiani si abbina soprattutto ai piatti a base di carne (76%), ma è significativo che nel 24% dei casi la si porti assieme al pesce, uno degli incontri gastronomici mediterranei più sorprendenti e di successo.

Inoltre la birra al ristorante non è un ripiego, ma una precisa scelta di gusto: interrogati sul tipo di birra che hanno servito di più negli ultimi 6 mesi, il personale di sala ha risposto che nel 55% dei casi sono state birre speciali, e cioè tutto l’universo di sapori, profumi, colori e ingredienti (dalle Ale alle Blanche, dalle Bock alle IPA e così via) che va oltre la classica birra chiara (che continua a essere richiesta dal 45% dei clienti).

L’estate è ancora la stagione in cui la voglia di birra, anche al ristorante, è più forte (65%), ma nel 30% circa dei casi il personale di sala certifica che questa bevanda viene servita ormai tutto l’anno. Anche per questo quasi 7 clienti su 10 chiedono (spesso, o qualche volta) se c’è anche una carta delle birre.

Il progetto di ricerca “Una birra, per favore!” ha preso in esame 200 ristoranti italiani raccogliendo, dietro le quinte, il parere di sommelier, maître e camerieri; in conclusione tutte le figure che hanno il costante rapporto con il consumatore e possono conoscere, meglio di chiunque altro, l’andamento del gusto e delle scelte. La ricerca è stata realizzata grazie alla collaborazione tra la Fondazione Birra Moretti, Fondazione di partecipazione costituita nel 2015 da HEINEKEN Italia e Partesa al fine di contribuire alla crescita della cultura della birra in Italia, Noi di Sala, l’associazione che raggruppa i professionisti italiani di sala e di cantina e ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana.

Alfredo Pratolongo, Presidente di Fondazione Birra Moretti commenta così i risultati dello studio: “Questa ricerca conferma che sta cambiando il cosiddetto “palato collettivo” e che la capacità degli italiani di avvertire e apprezzare la gamma di sapori offerti dai molti stili birrari si sta affinando. Il consumo di birra fuori casa si sta modificando in meglio, come confermano i dati del nostro Osservatorio Birra. Ristoranti, bar, pub e pizzerie rappresentano infatti il 41,5% dei consumi di birra e generano il 75% dei ricavi del settore birrario italiano (Fonte: Studio “Famiglie e birra, la spina dorsale dei consumi fuori casa in Italia” condotto da Althesys per conto di Osservatorio Birra e promosso da Fondazione Birra Moretti. Novembre 2017). È qui che gli italiani hanno scoperto e continuano a scoprire nuovi stili, abbinamenti gastronomici, carte delle birre sempre più fornite. Un insieme di elementi che hanno consentito al consumatore di sperimentare e di formare una propria personale cultura della birra".

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