Un presidente della Repubblica di destra non dovrebbe più essere considerato un tabù. Ne è convinta Giorgia Meloni, che durante un'intervista da Nicola Porro a "10 minuti" su Rete 4 ha affrontato il tema del futuro del Quirinale, tornando anche a difendere la propria linea nei confronti degli Stati Uniti. "Si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare", ha dichiarato la premier. "Non è detto che non possa superarsi anche quest'altro grande tabù, quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra".
La stoccata all'establishment
Rispondendo a Nicola Porro, che le chiedeva se un presidente della Repubblica di destra rappresenterebbe una notizia "terribile", Meloni ha replicato che lo sarebbe "per un certo establishment", lasciando intendere che esista ancora una resistenza culturale a questa eventualità.
I rapporti con gli Stati Uniti
Nel corso dell'intervista la presidente dell'esecutivo ha anche difeso la propria linea nei confronti degli Stati Uniti e dell'amministrazione di Donald Trump. "Non sono antiamericana oggi e non ero inginocchiata ieri", ha affermato Meloni. "Sono una persona che crede che l'Occidente sia più forte unito e ha lavorato per questo. I rapporti solidi si fondano sulla franchezza: sono una persona franca oggi e lo ero anche ieri".
Il tema della remigrazione
"Che cos'è la remigrazione? Per come la interpreto io, sono i rimpatri volontari assistiti. Già li facciamo. Vuol dire che mi metto d'accordo con questi migranti per rimandarli a casa, perché è volontario", ha detto la presidente del Consiglio, ricordando che si tratta di uno strumento utilizzato anche dall'Unione europea e dall'Unhcr (l'Agezia per i rifugiati delle Nazioni Unite).
