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"Elementi del governo degli Stati Uniti utilizzano media creduloni per influenzare i prezzi a proprio vantaggio personale e mantenere il presidente degli Stati Uniti impantanato in una guerra che sta perdendo". Va dritto al punto il ministro degli esteri dell'Iran Abbas Araghchi su X, accusando esponenti dell'amministrazione Trump di sfruttare la guerra per influenzare i prezzi energetici. "I nostri servizi di intelligence rilevano importanti tentativi di manipolare i mercati dell'energia" aggiunge. Secondo il capo della diplomazia di Teheran, anche "attori allineati a Israele" promuovono il proseguimento della guerra diffondendo valutazioni eccessivamente ottimistiche. "A pagarne il prezzo reale sono i consumatori americani", ha concluso Araghchi.
Pasdaran: "Hormuz resta chiuso a chi non coordina il passaggio con l'Iran"
La Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniana ha respinto le affermazioni del governo degli Stati Uniti secondo cui lo Stretto di Hormuz sarebbe nuovamente aperto, accusando Washington di diffondere "menzogne" per manipolare i prezzi del petrolio e nascondere i propri fallimenti militari. In una dichiarazione diffusa dalla tv di Stato "Irib", i Pasdaran hanno affermato che lo stretto resterà chiuso alle navi che non coordinano il passaggio con le autorità iraniane, almeno finché gli Stati Uniti non porranno fine alle loro operazioni militari e non saranno soddisfatte le condizioni di Teheran.
La posizione Usa
Washington sostiene invece che le rotte internazionali siano aperte dopo le operazioni della Marina Usa per rimuovere le mine navali. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che lo stretto è sotto il controllo Usa e che milioni di barili di petrolio vi stanno transitando ogni giorno.
Accordo Iran-Oman per una rotta di transito
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato che Teheran ha concordato con l'Oman la creazione di una rotta di transito, ma ha precisato che la piena riapertura dello stretto dipenderà dall'attuazione da parte statunitense degli impegni previsti dal memorandum di Islamabad di giugno.
