"Bisogna sia combattere che negoziare"
Iran, Ghalibaf: "Se non saranno soddisfatte le nostre condizioni Hormuz resterà chiuso"
Il presidente del parlamento iraniano ha sottolineato: "Le nostre posizioni in campo diplomatico sono assolutamente chiare, razionali e non negoziabili"
© Afp
"La dicotomia tra guerra e negoziazione non è reale, bisogna sia combattere che negoziare: combattere con saggezza e autorevolezza, e negoziare con autorità e razionalità al momento opportuno". Lo ha detto il presidente del parlamento dell'Iran Mohammad Bagher Ghalibaf, nel suo discorso di apertura della seduta, alla vigilia della cosiddetta Settimana della Sacra Difesa. A suo dire, se non saranno riconosciuti i diritti dell'Iran non ci saranno le condizioni per riaprire lo stretto di Hormuz.
"Le nostre posizioni diplomatiche sono chiare e non negoziabili"
"Al momento necessario - ha spiegato - con tutta la potenza militare di cui disponiamo, respingiamo il nemico e gli infliggiamo colpi fatali, ma quando abbiamo conseguito una vittoria significativa sul campo, consolidiamo questi vantaggi con gli strumenti della diplomazia fino a raggiungere la fase della deterrenza, imponendo una sconfitta al nemico e rafforzando al contempo le componenti della nostra potenza". "Oggi, le nostre posizioni in campo diplomatico sono assolutamente chiare, razionali e non negoziabili - ha proseguito Ghalibaf - La trasmissione dei messaggi e la spiegazione delle nostre condizioni tramite i mediatori sono state effettuate in modo chiaro alla controparte, e il nemico sa benissimo che la via dell'inganno e dell'imposizione unilaterale è chiusa. Finché queste condizioni non saranno soddisfatte, i legittimi diritti della nazione iraniana non saranno riconosciuti e gli impegni degli americani non saranno attuati, non ci sarà spazio per tornare alle precedenti condizioni di negoziazione e per aprire lo Stretto di Hormuz".
"La resistenza dell'Iran porterà aperture in campo economico"
Il discorso di Ghalibaf è riportato dall'agenzia iraniana Isna, ed è stato ripreso dalle principali testate della regione. A suo dire "la resistenza del popolo iraniano non solo garantirà la sicurezza dell'Iran, ma porterà anche ad aperture in campo economico e strategico, plasmando un nuovo ordine nella regione e nel mondo". L'alto funzionario iraniano non ha nascosto le divisioni all'interno della classe dirigente del Paese: "Nell'élite e nel clima politico si riscontrano due errori strategici: esiste una visione che parla di guerra ma non prevede un orizzonte o un meccanismo per la sua conclusione definitiva. Questa visione conduce di fatto il paese verso l'erosione e una guerra senza fine. D'altro canto, si sta diffondendo una tendenza a sottovalutare la potenza nazionale, a considerare l'Iran debole e, per paura, a distorcere la versione della resa e dell'accettazione delle condizioni unilaterali del nemico. Entrambi gli approcci soddisfano il desiderio del nemico di minare la coesione e l'unità del Paese".
