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Coronavirus, ripartono stage e tirocini ma con quali modalità?

Dalla sospensione delle attività alla modalità smart working, le aziende possono riattivare i percorsi di formazione di giovani e studenti

 stage

L’epidemia da Coronavirus ha messo a dura prova diverse categorie. Tra queste, anche gli stagisti e i tirocinanti, che per tre mesi hanno visto il loro percorso di formazione cambiare notevolmente. In alcuni casi è stato sospeso, con la promessa di riprendere a emergenza conclusa, mentre in altri è stato interrotto o abilitato allo smart working. La possibilità di svolgere l’attività a distanza ha certamente permesso in molte occasioni di portare avanti il business, costringendo però giovani e studenti intenti a entrare nel mondo del lavoro a non beneficiare dell’ambiente produttivo e dell’esempio dei colleghi. Con questo articolo rispondiamo alla domanda del nostro lettore Alessio Giorgi che ci ha chisto una news on demand.

Come spiega Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice responsabile della testata online “Repubblica degli Stagisti”, da sempre il coordinamento dei tirocini e le normative in merito sono a titolo regionale e, nonostante lo Stato abbia fornito delle linee guida sulla gestione, non essendo vincolanti si sono create differenze notevoli già prima dell’emergenza sanitaria. "Nel caso degli stage extracurriculari, per esempio, l’indennità minima mensile è fissata dalle regioni: in Sicilia è 300 euro, mentre in Lazio 800. Per quanto riguarda quelli curriculari invece esiste un provvedimento nazionale, ma essendo datato al 1998 in alcune sue parti non è più applicabile – chiarisce – Il Covid-19 ha portato ancora più caos. La Lombardia fin dallo scorso febbraio ha consentito a proseguire la formazione in modalità smart working, ma altre regioni, come Toscana, Piemonte, Lazio e Sardegna, lo hanno inizialmente vietato".

 

Con il lento ritorno alla normalità, anche la questione stage ha trovato un equilibrio in tutte le regioni e dall’inizio del mese di giugno è possibile sia la riattivazione dei tirocini sospesi per Coronavirus sia gli avviamenti ex novo. È compito poi dell’azienda e del datore di lavoro stabilire se adottare la modalità smart working o meno, garantendo ai tirocinanti tutte le precauzioni necessarie. "Il Governo stesso ha consigliato di continuare a lavorare a distanza, dove possibile, per limitare i rischi di contagio – riferisce Eleonora Voltolina – ci sono degli stage, così come dei lavori, che non possono avvenire se non in presenza e in questi casi la scelta non si pone. Inizialmente ero scettica sulla possibilità di svolgere l’attività lavorativa da remoto, ma oggi stiamo parlando di un mondo del lavoro rivoluzionato. Se l’alternativa è privare i giovani di opportunità formative, è meglio accettare lo smart working, che in questi mesi ha dimostrato di poter essere, se gestito correttamente, allo stesso modo efficace".

 

 

Il decongelamento di tirocini interrotti a causa dell’emergenza sanitaria non è sempre un processo automatico. "Sono molte le aziende che non riescono a far riprendere le attività: molte devono affrontare problemi economici e riorganizzare la loro forza lavoro – sottolinea Eleonora Voltolina – e spesso non sono in grado di fornire ai giovani un buon livello di qualità formativa, deve esserci un tutor che segue il lavoro dello stagista".

 

Il problema principale, a cui anche la testata “Repubblica degli Stagisti” sta cercando di contribuire per trovare una soluzione, è che i tirocinanti non hanno ricevuto un indennizzo economico per i mesi in cui sono stati costretti a sospendere l’attività formativa. "A livello statale nessun decreto legge del Governo ha stabilito provvedimenti" spiega Eleonora Voltolina. Alcune regioni, come Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Val d’Aosta e Calabria, si sono mosse autonomamente per trovare fondi da destinare ai ragazzi. "Si tratta però di iniziative territoriali – continua – di fatto la Lombardia, che è la regione italiana con il più alto numeri di stagisti, non ha previsto niente".

 

Nel procedimento di conversione in legge del Decreto Rilancio è prevista anche l’analisi degli emendamenti da apportare al testo per migliorare il provvedimento normativo. Tra questi si trova il 78.01, il quale chiede al Governo di trasferire 100 milioni di euro alle regioni al fine “di riconoscere un’indennità per i soggetti che hanno interrotto o sospeso un’attività di tirocinio extracurriculare a causa dell’emergenza Covid-19”. È stato firmato in primis da Chiara Gribaudo, del Pd, e altri 15 deputati. "Stiamo lavorando per ampliare il numero di firme e rendere l’emendamento bipartisan, facendo aderire membri di diversi partiti – chiarisce Eleonora Voltolina – al momento si sono aggiunti Massimo Ungaro, di Italia Viva, Alessandro, appartenente al gruppo misto, e Riccardo Magi, di +Europa".

 

Articolo realizzato in collaborazione con il master biennale in giornalismo della IULM, contenuto a cura di Alessia Conzonato.

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