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Il covid fa crollare il numero di stage attivati, dimezzate le opportunità per i giovani 

L'allarme della "Repubblica degli Stagisti": nel secondo trimestre del 2020 sono stati attivati il 73% in meno di tirocini rispetto all'anno scorso. Il calo peggiore nel settore alberghiero e dei trasporti

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Istockphoto

Dall’inzio dell’emergenza sono emersi dati preoccupanti sulla situazione economica e del mercato del lavoro italiano. Per quanto riguarda gli stage, il quadro non è migliore: secondo i dati della testata online "Repubblica degli Stagisti", nei primi sei mesi del 2020 c'è stata la metà delle opportunità di stage extracurricolari rispetto allo stesso periodo del 2019. Il dato è particolarmente preoccupante perché il tirocinio rappresenta la principale porta di ingresso dei giovani italiani al mercato del lavoro, coinvolgendo ogni anno centinaia di migliaia di persone, prevalentemente under 35.

Non possiamo abbandonare i giovani a loro stessi - Il crollo del numero degli stage è particolarmente significativo perché è un segnale inequivocabile: “Come sempre accade, anche questa crisi generata dal Covid avrà un impatto devastante sui giovani, e rafforzerà ulteriormente il sistema già malato di welfare familiare, erodendo i risparmi e le pensioni di nonni e genitori per mantenere le giovani generazioni senza prospettive di guadagno”, avverte Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice della "Repubblica degli Stagisti", “Il perdurare di una situazione di questo tipo avrebbe effetti devastanti: bisogna monitorare i dati con estrema attenzione, discuterli pubblicamente, elaborare proposte politiche. Non si possono abbandonare i giovani al loro destino, rammaricandosi che abbiano avuto sfortuna ad affacciarsi al mondo del lavoro proprio in questo momento e abbiano trovato meno opportunità”.

 

Nel secondo trimestre stage in calo del 73%  - Sommando il primo e il secondo trimestre del 2020, sono partiti in Italia 96.376 stage. Nello stesso semestre del 2019 le attivazioni erano state 185.152. La diminuzione delle opportunità si attesta dunque, per il primo semestre del 2020, sul 48%.

 

“Tale enorme calo si è realizzato soprattutto nel secondo trimestre, durante il lockdown” specifica Voltolina, “Nei primi tre mesi del 2020 la diminuzione è stata “solo” del 18% rispetto al 2019. Invece tra aprile e giugno si è verificato un vero e proprio crollo: meno 73%. Un dato enorme – quasi tre quarti di occasioni di stage in meno – derivante anche dal fatto che nel gestire l'emergenza quasi tutte le regioni tra marzo e maggio hanno formalmente bloccato l'attivazione di nuovi tirocini”. Si sono fermate quindi anche quelle aziende che sarebbero state disponibili a offrire opportunità di stage in remoto o in condizioni di sicurezza. 

 

Il calo peggiore in Friuli Venezia Giulia, Val D’Aosta e Umbria - La "Repubblica degli Stagisti" ha anche tracciato una mappa (nell'immagine sotto), una sorta di termometro dell'intensità del crollo delle opportunità di stage extracurricolari. Questo calo, se scorporato, varia da una riduzione minima del 28%, poco più di un quarto, a una riduzione massima del 66%, che equivale a due terzi in meno. Le regioni che in assoluto hanno risentito di più della situazione sono il Friuli Venezia Giulia, la Val D’Aosta e l’Umbria, con un calo certificato di molti punti percentuali superiore alla media nazionale. All’estremo opposto ci sono la Sicilia, la Calabria e la Provincia di Bolzano, territori che hanno registrato cali molto meno importanti rispetto alla media.

 

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Ufficio stampa

 

Trasporti e turismo i settori più colpiti - Per quanto riguarda i settori di attività, non sorprende che il settore dove si è registrato il maggior calo percentuale del numero di tirocini nei primi sei mesi del 2020 a livello nazionale sia stato quello ricettivo: “Un comparto che comprende anche ostelli, campeggi, villaggi turistici, bar, gelaterie, mense” specifica la direttrice della "Repubblica degli Stagisti": “Tra gennaio e giugno di quest’anno sono stati attivati in questo settore solo poco più di 8mila stage extracurricolari: il 62% in meno rispetto agli oltre 21mila dell’anno scorso”.

 

Invece nel settore pubblica amministrazione, che include istruzione e sanità, la diminuzione è stata la più contenuta, solo del 38%: “Forse il motivo sta nel fatto che in questo settore ci sono gli ospedali e i laboratori di analisi cliniche, luoghi di lavoro che con il coronavirus si sono trovati più che mai in prima linea”, ipotizza Voltolina. Anche il settore delle costruzioni non sembra aver risentito più di tanto della situazione: il calo registrato è soltanto del 39%.

 

Parità di genere: 4% in meno di stage alle donne - A livello anagrafico non ci sono “vincitori e vinti”: il calo di opportunità riguarda omogeneamente tutte le classi di età. Ma rispetto al genere la situazione va monitorata con grande attenzione: “Il fenomeno dello stage in generale non ha patito le discriminazioni di genere che spesso affliggono invece il mercato del lavoro” spiega Voltolina. Ma in epoca Covid questa verità sembra cominciare a vacillare: “Potrebbe essere un caso, un’incongruenza momentanea, ma nel secondo trimestre si può notare un 4% in più di opportunità di stage per gli uomini, e un 4% in meno per le donne. È importante che le donne possano continuare a disporre anche in epoca Covid delle stesse opportunità degli uomini. A cominciare dallo stage”.

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