Italia out dai Mondiali, la disfatta nazionale ci costa oltre mezzo miliardo
Pub e ristoranti non registreranno pienoni, il ricambio tecnologico sarà rallentato. E le casse della stessa Figc sono condannate a chiudere in rosso
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Un popolo che, per la terza volta di fila, non potrà tifare la sua nazionale nell'iconico appuntamento della Coppa del Mondo. Un braccio di ferro tra dirigenti sportivi e uomini politici, tra accuse reciproche e richieste di dimissioni. E i conti della Federazione italiana giuoco calcio sempre più in rosso. Sono i tre livelli - sociale, amministrativo ed economico - il cui si declina il dramma sportivo della sconfitta subita dagli Azzurri in Bosnia Erzegovina. Ma l'impatto si ripercuoterà in maniera consistente anche sullo stesso apparato produttivo italiano e, da ultimo, sul Pil: il danno è calcolato in oltre 500 milioni di euro.
Bar, ristoranti e pub: ecco quanto ci rimettono
A fare una prima stima a caldo, all'indomani della tragedia calcistica, è Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio. Non è niente di "catastrofico", ha specificato in apertura del suo intervento ai microfoni di Class Cnbc. Ma i soldi sono soldi. Sia per la Figc che secondo le sue stesse stime dovrebbe chiudere il 2026 con una perdita di circa 7 milioni di euro, sia per le attività commerciali degli italiani.
Considerando per le tre partite dei gironi di Coppa del Mondo una media ipotetica di 9 milioni di spettatori, circa il 75% di quelle che si sono connesse con la finale degli spareggi di martedì 31 marzo, Bella imposta un semplice conto: "Il 30% di queste - quindi 2,7 milioni - ha particolare voglia di socialità e quindi avrebbe visto la partita in bar, ristoranti, eccetera. Distribuendoli su 5 partite ipotetiche e contemplando una spesa media di 25 euro (al netto del risparmio perché non mangiano a casa, ndr) si arriva a una cifra di 330 milioni di euro". E questo numero a sette zeri pesa su tutte le attività che avrebbero ospitato i tifosi con maxi-schermi e televisioni.
Il peso sulla tecnologia e il mancato ricambio
A quella cifra, secondo Mariano Bella, bisogna poi aggiungere il ricambio tecnologico accelerato che un evento come la Coppa del Mondo produce. Quando l'Italia si qualifica - o meglio qualificava - ai Mondiali, le persone tendono a decidere di sostituire la vecchia televisione molto prima del previsto. Invece di farla durare dieci anni, la cambiano dopo cinque o sei perché c'è un grande evento che giustifica l'acquisto di un modello migliore con migliore qualità delle immagini. "Su questo fronte ritengo che una potenziale mancata spesa possa aggirarsi intorno a 200 milioni", ha concluso Bella. Solo così, si parla dunque di oltre mezzo miliardo di euro andato in fumo per l'economia italiana.
Le casse della federazione in rosso
C'è poi il capitolo Figc. Nel budget 2026 approvato dal Consiglio federale, era stata stimata una perdita di 6,6 milioni di euro. Un risultato che, come aveva spiegato il presidente Gabriele Gravina, escludeva l'eventuale qualificazione alla Coppa del Mondo. Non imbarcarsi su un volo per gli Stati Uniti ha dunque un deciso impatto anche sui conti della federazione. Solo la qualificazione avrebbe portato oltre 10,5 milioni di euro nelle casse di via Gregorio Allegri, riportando il bilancio in verde. A cui aggiungere gli introiti provenienti dagli eventuali passaggi del turno nel Mondiale con il montepremi più alto di sempre (655 milioni di dollari), i 9,5 milioni dagli sponsor e i 10 milioni circa che arrivano dal merchindising. Adidas, una settimana prima dei playoff, aveva poco scaramanticamente già svelato la maglietta che gli Azzurri avrebbero indossato in America. Divise che, se tutto fosse andato come doveva, sarebbero con ogni probabilità andate a ruba.
Diritti tv, la beffa per Rai e Dazn
Come riporta il quotidiano "Milano Finanza", da ultimo c'è la beffa per Rai e Dazn, le due emittenti che avevano deciso di investire fior di milioni per accaparrarsi i diritti della competizione estiva. La tv di Stato si salva in calcio d'angolo grazie alla clausola di salvaguardia: dato che l’Italia sarà assente, le 35 partite da trasmettere in chiaro non le costeranno più 100 milioni ma "solo" 70. Dazn, che trasmetterà invece tutti i match, ha investito 50 milioni. Una cifra che con il senno di poi sembra una cima insormontabile dato che, senza la nazionale, difficilmente le persone sottoscriveranno nuovi abbonamenti.
