tasse (ormai) strutturali

Accise su benzina e gasolio, cosa sono e quanto ci costano quando facciamo il pieno

Se si togliessero, l'Italia avrebbe i prezzi dei carburanti tra i più bassi d'Europa. Peccato che ormai non si possa fare. Intanto si torna a parlare del meccanismo delle accise mobili

08 Mar 2026 - 16:15
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L'Italia è uno dei Paesi con i prezzi sulla benzina più alti dell'Eurozona. Sui costi elevati pesano le accise sui carburanti: non sono una prerogativa del nostro Paese, ma a queste aggiungiamo anche l'Iva al 22%. Ma che cosa sono le accise? Generalmente sono imposte sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. Quelle sui carburanti sono le imposte su benzina, gasolio, Gpl e metano, introdotte originariamente per far fronte a esigenze di cassa. Sono state utili a rispondere a emergenze come terremoti, guerre, crisi migratorie o a finanziare missioni di pace internazionali. C'è perfino un'accisa sulla guerra d'Etiopia del 1935-1936, che è la prima a essere stata introdotta in Italia e tecnicamente ancora attiva. E ora, con la guerra in Iran ancora aperta e il caro-benzina tornato a farsi sentire dopo la scadenza degli sconti applicati in primavera, si torna a parlare del meccanismo delle accise mobili.

Perché è (quasi) impossibile toglierle

 La maggior parte di queste imposte non avrebbe più motivo d'esistere poiché sono decaduti i motivi che ne avevano decretato la necessità. Nel 1995, però, le nostre accise sono state inglobate in un'unica tassa indifferenziata, senza più riferimenti alle originali motivazioni per cui furono introdotte, da un decreto del governo guidato da Lamberto Dini. Non solo: con la Legge di Stabilità del 2013 (varata dal governo guidato da Enrico Letta) sono diventate tasse strutturali. Questa condizione rende difficile l’ipotesi di abolirne selettivamente alcune: per toglierle, bisognerebbe eliminarle tutte, creando una vera e propria voragine nei conti dello Stato. Ma quali sono tutte le imposte vigenti sulla benzina?

Il peso delle tasse

 Oggi le tasse (Iva e accise) pesano per il 61,1% sul prezzo finale della benzina e per il 57,2% su quello del gasolio, secondo i dati forniti da Assoutenti. Nel solo anno 2023, l'ultimo di cui si abbiano dati ufficiali a consuntivo, della spesa totale di 70,9 miliardi euro per i carburanti, ben 38,1 miliardi sono finiti nelle casse dello Stato a titolo di tasse, appunto. Questa tassazione fa sì che il prezzo alla pompa di benzina e gasolio sia oggi tra i più alti in Europa: il nostro Paese è al sesto posto nella classifica dei Paesi Ue con il gasolio più caro, e al settimo posto per il prezzo della benzina (ultime rilevazioni di maggio 2025). Se però si considerano i listini al netto delle tasse, l'Italia scende al 17° posto in Europa per il prezzo della benzina e addirittura crolla al 22° posto per il diesel.

Il peso delle accise sui carburanti

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L'elenco completo

 Dal 15 maggio 2025 è entrata in vigore una rimodulazione delle accise. Che, attenzione, non significa sconto: semplicemente il decreto del governo ha ridotto di 1,5 centesimi di euro al litro le accise sulla benzina e aumentato dello stesso importo quelle sul gasolio. A questa rimodulazione si sono poi aggiunti, da marzo 2026, tre interventi straordinari di riduzione diretta delle accise, rispettivamente di 20, 10 e 5 centesimi al litro, decisi dal governo per contenere l'impatto della guerra in Iran sui prezzi alla pompa.

Si è trattato di misure costate diversi miliardi di euro alle casse dello Stato e giudicate ormai non più sostenibili: l'ultima proroga è scaduta il 3 luglio 2026, e da allora i prezzi sono tornati a salire rapidamente (1-2 centesimi al giorno). Di seguito l'elenco completo delle imposte che continuiamo a pagare quando facciamo il pieno. Come detto, non sono più finalizzate a finanziare guerre e ricostruzioni post calamità naturali, ma sono ormai diventate vere e proprie tasse strutturali. A ogni modo, in origine erano finalizzate a:

- Il finanziamento della guerra d’Etiopia (1935-1936) con un’accisa di 1,90 lire (0,000981 euro)
- Il finanziamento della crisi di Suez del 1956 con un’accisa di 14 lire (0,000723 euro)
- La ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963 con un aumento di 10 lire (0,00516 euro)
- La ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966 con 10 lire (0,000516 euro)
- La ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968, sempre con un’accisa di 10 lire (0,000516 euro)
- La ricostruzione in seguito al terremoto del Friuli del 1976 con 99 lire (0,0511 euro)
- La ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 con un’imposta di 75 lire (0,0387 euro)
- La missione Onu in Libano (Italcon) del 1983 per 205 lire (0,106 euro)
- La missione in Bosnia con l’Onu del 1996 per 22 lire (0,0114 euro)
- Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 con un’accisa di 0,02 euro
- L’acquisto di autobus ecologici nel 2005 con 0,005 euro
- La ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila del 2009 per 0,0051 euro
- Il finanziamento alla cultura del 2001 con un’imposta che va da 0,0071 a 0,0055 euro
- Il finanziamento della crisi migratoria libica del 2011 con un aumento di 0,04 euro
- La ricostruzione in seguito all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011 con 0,0089 euro
- Il finanziamento del decreto Salva Italia” nel dicembre 2011 con un’imposta di 0,082 euro (0,113 sul diesel)
- La ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012 per 0,02 euro
- Il finanziamento del “Bonus gestori” e la riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo con 0,005 euro
- Il finanziamento di alcune spese del decreto Fare "Nuova Sabatini" (dal 1 marzo al 31 dicembre 2014) con 0,0024 euro.

Il meccanismo delle accise mobili

 Dopo la scadenza il 3 luglio 2026, dell'ultimo taglio diretto alle accise, i prezzi dei carburanti sono tornati a salire con decisione, complice anche la risalita del petrolio (Brent vicino ai 100 dollari al barile): il 24 luglio il gasolio self service ha toccato 2,161 euro al litro (2,228 euro in autostrada) e la benzina 1,968 euro (2,059 euro in autostrada), superando i livelli record di marzo 2022. Secondo la CNA, dall'inizio della guerra in Iran famiglie e imprese italiane hanno pagato oltre 4,5 miliardi di euro in più per i carburanti rispetto ai prezzi pre-crisi, di cui circa 850 milioni solo nei primi 24 giorni di luglio.

In questo contesto, il 24 luglio 2026 la premier Giorgia Meloni ha incontrato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per valutare le possibili contromisure, tra cui l'eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili, a differenza dei tre tagli diretti applicati nei mesi precedenti, uno strumento che si autofinanzia con il maggior gettito Iva generato dal rincaro del petrolio. La misura, che ritocca una norma Bersani del 2007 e poi riformata dal governo Meloni nel 2023, prevede che il taglio delle accise "possa essere adottato se il prezzo del carburante aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento" rispetto all'ultimo Def. Non specifica, però, la percentuale di aumento per intervenire, che prima era del 2%. La norma tiene anche conto "dell'eventuale diminuzione" nella media del quadrimestre precedente.

Al momento nessuna decisione è stata presa: il Mef non dispone ancora dei dati sull'extragettito Iva prodotto dal caro-carburanti, per cui un eventuale intervento sarebbe possibile solo ai primi di agosto 2026, quando sarà noto il maggior introito successivo al 3 luglio. Le stime attuali collocano il possibile sconto tra 6 e 10 centesimi al litro, comunque inferiore ai tagli diretti applicati finora, e con un effetto ritardato nel tempo, poiché il gettito Iva va prima incassato per poter finanziare la riduzione.

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