Il cimelio indossato dagli orchestrali del teatro La Fenice sta andando rapidamente sold out alimentando un dibattito che va ben oltre l'oggetto in sé
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La spilla “contro Beatrice Venezi” sta registrando un successo inatteso, andando rapidamente sold out e alimentando un dibattito che va ben oltre l’oggetto in sé. Venezi, figura molto presente nello spazio pubblico, è da tempo al centro di discussioni per la sua nomina a direttore musicale del teatro La Fenice di Venezia. La sua forte esposizione mediatica l’ha resa una personalità riconoscibile e polarizzante e, come spesso accade in questi casi, anche un simbolo su cui si concentrano consenso e critica. Ma perché questo cimelio è così gettonato?
La vicenda - Gli orchestrali del teatro La Fenice di Venezia hanno deciso di indossarla durante il concerto di Capodanno. Nessuno sciopero ma un gesto per esprimere la loro contrarietà alla nomina a direttore musicale di Beatrice Venezi: da tempo è in corso una battaglia durissima contro questa scelta, vissuta da molti come un caso emblematico di favoritismo musicale che ha colpito la dignità professionale dei lavoratori. Una frattura che si trascina da mesi, e che ha portato i musicisti ad assumere una posizione ancora più netta: onorare l’impegno preso con il pubblico e affidare il dissenso a un simbolo piccolo ma inequivocabile. Una forma di protesta muta "per raffigurare", hanno spiegato, "l’amore per l’arte e l’impegno che ogni giorno dedichiamo alla musica e per rendere visibile la determinazione nel difendere la dignità del lavoro e il futuro del Teatro".
Un successo inaspettato - Un segno semplice ma discreto, che ha trovato rapidamente consenso anche fuori dalla Fenice: le spille, autoprodotte, sono state richieste da molti musicisti italiani e donate a numerosi spettatori presenti in sala, diversi dei quali hanno scelto di appuntarsele. A indossarla è stato anche Michele Mariotti, sul podio per dirigere il concerto. E non solo. Dopo che è stata indossata da orchestrali e pubblico quella spilla è andata letteralmente a ruba in tutta Italia e pure all’estero. Sono oltre 3.000 le spille già ordinate ovunque. Da Pisa a Trieste, da Milano fino a Barcellona, numerosi teatri italiani ed europei, associazioni musicali, amanti della cultura, cittadini comuni l’hanno richiesta per solidarizzare con gli orchestrali veneziani e indossarla nei prossimi spettacoli. Ne sono state ordinate così tante che gli organizzatori sono stati costretti a ristamparle. Indossarla significa comunicare un disaccordo in modo immediato, senza passare per argomentazioni complesse. In questo senso, l’oggetto funziona come un messaggio visivo semplice ma efficace, perfettamente adattabile ai tempi della comunicazione veloce.A contribuire al successo è anche la logica dei social network. Foto, storie e post hanno trasformato la spilla in una sorta di meme fisico, capace di circolare sia online sia nella vita quotidiana. Le reazioni, tra ironia, critica e indignazione, hanno amplificato ulteriormente la visibilità dell’oggetto, alimentando un meccanismo che ne ha accresciuto il valore simbolico e commerciale.
Il dissenso diventa merchandising - Non mancano, tuttavia, le critiche. C’è chi considera la spilla una forma legittima di contestazione nei confronti di una figura pubblica e chi, invece, la giudica un gesto riduttivo, che semplifica e impoverisce il dibattito culturale. In mezzo resta un dato evidente: anche il dissenso, oggi, può diventare merchandising. In definitiva, la spilla “contro Beatrice Venezi” racconta molto del nostro tempo. Un’epoca in cui il confronto pubblico passa sempre più spesso attraverso simboli rapidi, slogan e oggetti virali, e in cui le controversie culturali finiscono per trasformarsi, nel bene o nel male, in prodotti da indossare.