Tutti pazzi per il pesto, in Italia è boom per le coltivazioni di basilico
La produzione è aumentata di oltre 2,5 volte nell’arco di 15 anni: nel 2025 l’Italia ha superato gli 86mila quintali, confermandosi seconda al mondo, dietro l’India e davanti agli Usa
Chiamatelo oro verde. Da semplice pianta aromatica a coltura strategica dell’agroalimentare: il basilico sta vivendo in Italia una crescita strutturale che appare ormai consolidata. La produzione è aumentata di oltre 2,5 volte nell’arco di 15 anni e una domanda (soprattutto industriale) che cresce ininterrotta da anni, nel 2025 l’Italia ha superato gli 86mila quintali (dati Istat), confermandosi seconda al mondo, dietro l’India e davanti agli Usa, in un settore in ottima forma. Oggi a livello globale vale 63,2 milioni di dollari ma entro il 2033 arriverà a 82,7 milioni, stima la società di business intelligence Global Growth Insights. A trainare il fenomeno è una combinazione di fattori: domanda interna in aumento, export in espansione e successo globale di prodotti simbolo come il pesto.
Il pesto un successo planetario - In Italia è ancora l’utilizzo in cucina quello principale, soprattutto nel settore industriale nel fiorente mondo del pesto, protagonista di un autentico boom sia nella ristorazione sia nella distribuzione moderna, dove le vendite totali hanno superato i 230 milioni di euro e i 27 milioni di kg (fonte Niq). Quello del pesto non è un successo solo italiano ma globale: è la salsa cruda più venduta al mondo e rappresenta un’eccellenza del made in Italy, nota e amata in tutto il mondo.
Coltivazioni in crescita - Il successo del pesto ha messo il turbo alla produzione italiana del basilico sia in pieno campo sia in ambiente protetto (serra, tunnel, ombraio), con modalità e stagionalità diverse a seconda dell’utilizzo finale. Quello da consumare fresco è disponibile tutto l’anno, mentre quello destinato alla trasformazione industriale viene seminato in primavera e raccolto in 4-6 sfalci da fine giugno a metà ottobre. Un boom sostenuto anche dall’innovazione: diffusione di coltivazioni in serra ad alta intensità; crescita dei sistemi idroponici e indoor; miglioramento genetico delle varietà. Questi fattori permettono produzioni più continue durante tutto l’anno e una maggiore standardizzazione per l’industria. Grazie all'innovazione la coltivazione si è ormai estesa al di fuori della tradizionale Liguria. Grazie alle vertical farming, il basilico è arrivato anche in città come Firenze e Torino, e ha preso il posto di altre coltivazioni in pianura padana, dal pavese al parmense, dove è stato introdotto dagli anni ’90 su stimolo delle aziende conserviere locali.
