No-tech da tutto il mondo

Il luddismo è tornato così cool da meritarsi un suo festival a New York

Tra il 28 giugno e il 5 settembre nella Grande Mela si è tenuto un nuovo festival, la Summer of Ludd, che è diventato la miglior celebrazione possibile della vita vera lontana da schermi e social media

08 Lug 2026 - 11:29
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Se anche tu non sopporti più un mondo dominato da algoritmi e smartphone, sappi che non sei solo. Nel marzo 1811 un gruppo di uomini fece irruzione in un negozio di maglieria ad Arnold, in Inghilterra, con l'obiettivo di distruggere i telai per maglieria. Era l'atto di nascita di un movimento, il luddismo, che nessuno in quel momento credeva sarebbe sopravvissuto tanto da attraversare i secoli.

E invece i seguaci del leggendario Ned Ludd sono tornati, più convinti che mai, decisi a combattere una tecnologia ben più pervasiva nelle nostre vite degli odiati telai per maglieria delle origini. Negli Stati Uniti questi affascinanti Don Chischotte contro "i mulini ad algoritmo" hanno addirittura lanciato un festival, la Summer of Ludd, che dal 28 giugno al 5 luglio ha reso una delle metropoli più techno-dipendenti del mondo un po' più analogica.

Azione per reazione

  Decidere di fare un festival contro algoritmi e innovative trappole di distrazione di massa a New York è un po' come decidere di iniziare una dieta in una pasticceria. Una scelta ammirevole, controcorrente e che già ispira simpatia. I luddisti della Grande Mela poi ci tengono proprio a non essere identificati come dei vecchi borbottoni che chiunque sopporterebbe al massimo dieci minuti. Non a caso hanno deciso di identificarsi nella simpatico acronimo SHITPHONE, che sta per Scathing Hatred of Information Technology and the Passionate Hemorrhaging of Our Neo-Liberal Experience (in italiano "Odio feroce verso l'informatica e la sanguinosa emorragia della nostra esperienza neoliberista).

Un manifesto programmatico che si sposa bene con una linea comunicativa improntata sull'ironia e una fascinazione per dadaismo e situazionismo. Si protesta con eventi dal vivo, azione diretta, coinvolgimento delle persone e leggerezza. No ai cupi proclami di apocalisse imminente, sì a happening collettivi come la Summer of Ludd.

La pubblicità è tutto

 Gli autoproclamatisi "attivisti dell'attenzione" ovviamente non potevano pubblicizzare il loro festival online, sarebbe stato l'attestato di una clamorosa mancanza di coerenza. Meglio far sapere alla città dell'evento attraverso più di 15.000 guide stampate e distribuite nelle librerie e nei caffè alla moda della città. Il tutto mentre manifesti monocromatici affissi con la tecnica del wheatpaste nelle metro urlavano il motto del festival "Gratuito! Pubblico! Partecipativo!". Il massimo dell'innovazione consentita era un numero verde cui chiedere informazioni aggiuntive, posizionato in bella vista sui volantini.

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Che si fa?

 D'altra parte sarebbe stato complesso comprimere l'intero programma di attività su un foglietto pubblicitario. La Summer of Ludd è stata una festa mobile in cui non ci si è limitati a proporre barbosi panel dove azzimati conferenzieri demonizzavano gli smartphone. D'altronde loro sono quelli che si scagliano contro i movimenti di protesta tradizionali, quelli che credono siano sufficienti "degli articoli sul New Yorker letti da persone che nel frattempo controllano il telefono ogni tre minuti" (come fatto notare da qualcuno, fa molto ridere che i nostri eroi non pensino al fatto che la maggior parte dei lettori leggerebbero quei pezzi direttamente dallo stesso smartphone).  Ai luddisti piace piuttosto l'azione e per questo hanno deciso di portare a Tompkins Square Park nell'East Village meditazioni quotidiane, jam session, spettacoli di teatro e spettacoli di marionette. C'è stata persino una utile sessione di consigli su come trovare l'anima gemella senza usare Tinder o Hinge. Il tutto in un contesto che spinge a ritrovare una dimensione collettiva: "Non è necessario avere un cellulare vecchio stile e non usare i social media per unirsi a noi. Basta essere disposti a esaminare la propria vita in relazione alla tecnologia", ha detto una delle organizzatrici al Washinghton Post. Un invito che appare ancora più convincente se posto in questi termini.

In fondo la grande differenza oggi è che il luddismo del 2026 non si limita a riflettere sull'evoluzione del lavoro come in origine. Fa anzi una riflessione più ampia che prende di mira i tecno-oligarchi che usano "la stessa scusa del progresso che usavano i padroni nell’800", i data center, le aziende che vogliono puntare sull'intelligenza artificiale per impigrirci e gli algoritmi che limitano "il nostro senso collettivo di ciò che è possibile". Non resta quindi che aspettare un corrispettivo italiano dell'evento, nella speranza che i luddisti italiani si organizzino presto e trovino anche loro una sigla buffa con cui farsi identificare.

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