Un viaggio inedito nel dietro le quinte del concerto a San Siro di Tiziano Ferro: è quello andato in onda a "Le Iene" nella puntata di domenica 24 maggio. Il programma di Italia 1 ha svelato i retroscena sulla "città mastodontica costruita per durare una sola notte", svelando i segreti di un ingranaggio organizzativo colossale: una comunità itinerante di oltre 150 professionisti, dai 40 ai 50 camion di rimorchio e un palco-opera d’ingegneria largo 60 metri e alto 25, capace di essere smontato in sole cinque ore. Ma oltre i numeri record e l’habitat naturale delle hit mondiali, il servizio raccoglie le confessioni più intime, ironiche e vulnerabili dell’artista di Latina, pronto a mettersi a nudo davanti ai fan.
"Andare allo stadio vuol dire denudarsi e farlo 100mila volte di più", racconta Tiziano Ferro, scardinando il mito secondo cui i grandi spazi cancellino l’intimità del live. "Le persone che dicono: 'Però sai, i concerti allo stadio non sono intimi quanto un concerto in un club'. È una cosa assolutamente non vera perché quando tu dici la verità, la verità si amplifica e diventa molto più potente nello stadio. L'intimità te la dà la verità e io quelle canzoni le ho scritte preda di una dipendenza, del bisogno di dire la mia verità". Per il cantautore, infatti, la musica non è un semplice mestiere ma una vera e propria fede: "Se tu hai vissuto una vita dedicando tutto te stesso alla musica, ma tutto, come se fosse una religione, e per me la musica è religione, l’idea di paragonarla ad un’esperienza religiosa non è un’esagerazione... avviene con lo sport e con la musica. Portano fisicamente le persone a fare una cosa sola, universale, a spogliarsi di una barriera. Perché si emozionano, gridano, piangono, urlano, si appropriano delle azioni di qualcun altro per dire e per urlare fuori qualcosa che nella quotidianità non saprebbero fare".
Una missione collettiva che si traduce in un profondo senso di responsabilità: "Dal nostro mestiere dipendono la vita, la vita proprio di 800 famiglie, che crea una responsabilità dentro di te enorme. È un senso anche di umiltà perché comunque sono persone che fanno qualcosa per te e tu devi anche ricordarti che quella cosa esiste. Io non mi sento migliore di loro, mi sento parte di quel meccanismo".
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Nel corso dell’intervista non mancano i retroscena più sorprendenti e leggeri, come la clamorosa confessione sui vuoti di memoria sul palco e il trucco infallibile per superarli: "Non mi ricordo i testi! Ma col gobbo non ce la posso fare. Io faccio un’altra cosa che è molto più… te la dico, ma non l’ho mai detta... che è tremenda. Mi vergogno un po’. Io mi suggerisco i testi nelle cuffiette. Per esempio: 'Il tuo è un rosso relativo'. E io sento: 'Il tuo è un rosso relativo, il tuo è un rosso relativo, senza macchia d’amore…'. Sono io che mi suggerisco i miei testi". Un segreto “rubato” a un ignaro e celebre collega: "In realtà io l’ho copiato da un artista che è Marco Masini. Marco non lo sa che io l’ho copiato. Questo perché io ero ospite a Sanremo e prima di me si esibiva Marco Masini. Quindi io aspettavo e nella cuffia avevo quello che sentiva lui: si stava esibendo e si suggeriva, un genio! E da lì... Il fonico ha delle tracce, questa si chiama Masinismi! Marco grazie, mi hai salvato da grandi tonfi".
Accanto all’ironia, l’artista ripercorre anche i momenti più bui, come il drammatico tour del 2023 affrontato stringendo i denti: "Tre anni fa ho avuto la sfortuna di dover affrontare un tour con un polipo alla corda vocale. E non l’ho detto perché non mi andava che pensassero che io volessi manipolare le persone per poter vendere biglietti. L’ho detto alla fine. È stato un incubo. L'unica cosa che ho bisogno di dire è che io su quel palco ci sarei morto piuttosto che mollare". Un ostacolo superato grazie a un team di supporto che lo segue passo dopo passo: "La mia logopedista mi ha aiutato a trovare quella serenità per riuscire a cantare nonostante la presenza di questo corpo estraneo. Ho capito che questa cosa era molto più importante di tutte le diete, corse, cose, fiati. Poi mi verrà a trovare in pianta stabile la mia psicologa, che mi segue da ormai quasi dieci anni durante i concerti. Sì, forse perché la salute mentale della quale ho bisogno io è una salute mentale che passa anche dal comportamento".
Poi si parla delle regole della scaletta, curata personalmente da Ferro e basata solo sui grandi successi radiofonici: "La regola numero uno è che sei diventato singolo, radiofonico. Allora finisci in scaletta, se no, no. Sì, perché i concerti ai quali io assisto e che mi piacciono sono i concerti nei quali tutti cantano. E comunque le canzoni che portano le persone ai concerti sono le canzoni che canta il muratore mentre sta lì in cantiere, il tassista. Io Voglio la canzone che è entrata nel tessuto della città". Per celebrare i 25 anni di carriera, il pezzo di chiusura dello show sarà eccezionalmente Xdono (proposta nella nuova versione con il rapper Lazza), mentre l’apertura sarà affidata all’ultimo singolo uscito: Sono un Grande. Un viaggio che si conclude nel segno dell’estrema umiltà e nel ricordo commosso di un mito assoluto della televisione e della musica, Raffaella Carrà: "Io non mi do così tanta importanza, non sono Pavarotti e non credo di aver scritto le canzoni dei Beatles. Do importanza a quello che faccio perché credo di essere un privilegiato: il mio talento è quello di mettere insieme le persone grazie a un’empatia molto forte, che metto in atto tramite la mia voce. Raffaella Carrà è stata una delle cose più belle della mia vita. Il suo più grande insegnamento? Ascoltare le persone. Ti diranno quello che vogliono, tu devi fare solo da mezzo. Non sei più importante di loro, non sei meglio di nessuno".
