Erica, un detective per caso

Francesco Scianna : "Con Vanessa Incontrada è scattato qualcosa di magico"

A Tgcom24 l'attore palermitano racconta la sua esperienza sul set della fiction Mediaset in onda dal 2 settembre su Canale 5

di Serena Console
02 Set 2026 - 11:04
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 © Ufficio Stampa Mediaset

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Dal giallo alla commedia, passando per una storia d'amore fatta di complicità e qualche rischio di troppo. "Erica, un detective per caso" - la nuova fiction Mediaset diretta da Ciro D'Emilio e in onda dal 2 settembre - porta sul piccolo schermo Vanessa Incontrada nei panni di Erica, una giallista che si ritrova a collaborare con la polizia, e Francesco Scianna in quelli di Leonardo, commissario rigoroso, istintivo e profondamente dedito al proprio lavoro. Nel cast, anche Ivana Lotito, che dà voce e volto a Lucia, l'amata sorella con cui Erica deve fare i conti. La fiction è l'adattamento italiano della serie di successo francese ERICA, tratta dai romanzi "Erica Falck" scritti da Camilla Lackberg. Nel parliamo con l'attore palermitano, 44 ani, volto di fiction e film, tra cui il pluripremiato "Baaria" di Giuseppe Tornatore (2009).

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Hai avuto modo di vedere la versione originale francese? E come si differenzia Leonardo dal suo corrispettivo francese?

"Sicuramente c'è un tono che a tratti trovo differente, anche legato alla nostra italianità. Abbiamo cercato di dare alla serie un registro leggero, ma qua e là anche autoriale, con alcuni tratti di commedia e, se vogliamo, di commedia romantica, senza tradire la natura del personaggio. Leonardo, infatti, affronta dei casi da commissario con grande integrità e con il bisogno di svolgere bene il proprio lavoro, quasi come se fosse una missione. È stato un viaggio interessante. È stato importante avere alla regia una figura come Ciro D'Emilio, un regista con un grandissimo gusto visivo e un grande talento nella direzione degli attori. Questo è stato un altro elemento che mi ha fatto affidare subito al progetto".

Come definiresti il personaggio di Leonardo e qual è stato l'aspetto che ti ha conquistato di più? 

"Sicuramente la sua professionalità e la sua dedizione al lavoro. Cerca in tutti i modi di raggiungere un risultato, anche a discapito della propria sicurezza. Andando avanti nella storia, però, arriva a mettere in pericolo anche la tranquillità delle persone che ama e che fanno parte del suo nucleo familiare. Questo è stato, secondo me, un elemento di svolta molto stimolante nella storia: quanto Leonardo sia disposto a mettere in pericolo la propria vita pur di arrivare a risolvere i casi. La storia si sviluppa attraverso l'avvicinamento di Erica (interpretata da Vanessa Incontrada, ndr) a Leonardo. Inizialmente lei è interessata a un caso perché una sua cara amica viene uccisa e decide quindi di collaborare con la polizia per aiutarla a risolverlo. Si inserisce così nella vita di Leonardo e, successivamente, nasce un'infatuazione. Tra i due si crea una sorta di collaborazione, anche grazie al grande genio creativo e artistico di Erica che, essendo una giallista, riesce a intuire alcune dinamiche della realtà e a cogliere dettagli che possono essere utili per risolvere i casi. Quando nasce questa storia d'amore, quindi, si crea anche una complicità professionale. A un certo punto, per risolvere un caso, si gioca il tutto per tutto e arriva a mettere a rischio la vita di una persona che ama, con una minima possibilità di sicurezza ma con una grande percentuale di rischio".

Cosa ti ha conquistato maggiormente di questo personaggio?

"La passione di Leonardo è talmente forte da portarlo a compiere una scelta estrema. Questo racconta una grande passionalità del personaggio ed è un elemento che mi ha affascinato da subito. Mi piace anche il suo aver paura di aprirsi e di vivere i propri sentimenti, un po' per delle ferite passate e un po' forse anche per lo stile di vita che conduce. L'amore può far paura nel momento in cui ti metti davvero in gioco. E poi c'è un lato, se vogliamo, anche infantile: un bisogno di cui Leonardo deve ancora prendersi cura. In alcuni tratti di questo bisogno mi sono ritrovato".

Con Vanessa Incontrada la sintonia sul set è scattata subito?

"Non conoscevo personalmente Vanessa Incontrada e quando ci siamo ritrovati al provino è nato qualcosa di magico, di inaspettato. Mi sembra di poter parlare per entrambi: abbiamo vissuto un'intesa non scontata. Avere uan partner, una collega complice, è sempre un'esperienza bellissima. Qualcuno che sta al gioco, qualcuno che senti come un'anima vicina. La cosa bella con Vanessa è che, secondo me, in qualche modo ci completavamo. Alcuni aspetti miei, sia attoriali sia caratteriali e umani, trovavano un completamento nel carattere di lei. C'è stato quindi uno scambio anche umano, che andava oltre il set, ma che si rifletteva anche nel modo di lavorare. Eravamo due figure diverse che, nello stare insieme e nell'affrontare questo viaggio, si spalleggiavano in maniera costruttiva. È stato uno scambio a 360 gradi molto bello".

Leonardo si affida spesso al suo intuito. Anche tu, come attore, sei istintivo oppure hai bisogno di costruire un personaggio e di addentrarti prima di interpretarlo?

"Non credo che mi sia mai capitato di affrontare un ruolo soltanto a livello istintivo. Credo molto nello studio e nell'analisi della storia e della figura che si va a interpretare. Sicuramente ci sono alcune scene, anche se raramente mi è capitato, in cui sentivo che l'istinto avrebbe aperto delle porte più interessanti, più giuste e più funzionali. Poi, chiaramente, cerco, dove possibile, di lasciare che il lavoro vada da sé. Una volta che ti trovi sul set, con la location, con gli altri esseri umani e i personaggi davanti a te, con gli odori, le temperature e tutto ciò che fa parte di quel momento, c'è sempre una componente istintiva che per me non va negata. Non c'è un atteggiamento unico che valga per tutta la lavorazione".

Leonardo segue un po' le orme paterne. Tu hai mai pensato di scegliere una strada diversa dalla recitazione, anche considerando il percorso fatto dai tuoi genitori?

"Per fortuna i miei genitori non hanno mai cercato di indirizzarmi verso una scelta di realizzazione personale. Io non ho mai vissuto fasi della mia vita in cui desiderassi seguire le loro scelte senza prima rifletterci. Prima di scegliere di fare l'attore, intorno agli 11-12 anni, mi è capitato di desiderare di fare tantissimi mestieri. Volevo fare l'architetto, il tennista, il veterinario, il professore di matematica, il macellaio. Ne ho desiderati davvero tanti. Poi, intorno ai 13 anni, ho sentito il desiderio di seguire la strada della recitazione e da lì sono andato dritto".

Se dovessi convincere qualcuno a guardare "Erica, un detective per caso" con una sola parola, quale useresti?

"Appassionante".

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