A "Verissimo"

Alessandra Battaglia sul padre violento: "Ho trovato la forza di denunciare chi ha provato ad ammazzarmi"

Ospite a "Verissimo" l'attrice: "L'assoluzione in appello un secondo incubo"

02 Mag 2026 - 18:57
 © Da video

© Da video

Ospite a "Verissimo" Alessandra Battaglia racconta la sua storia di dolore e riscatto dopo gli anni di violenza domestica perpetrata dal padre. "Da quando ho memoria ha sempre picchiato me e mia madre", afferma l'attrice all'inizio dell'intervista. 

videovideo

"Aveva scatti improvvisi, in genere erano pretesti inutili dai quali partiva un'escalation folle", dice Battaglia che ricorda episodi di maltrattamenti anche quando la madre era giunta allo stadio terminale di una grave malattia. La situazione precipita dopo la morte della donna. Alessandra ripercorre il giorno in cui rientrata a casa solo il tempo necessario per prendere un cambio e alcuni libri il padre l'aggredisce con violenza inaudita fin quasi a ucciderla.

"Mi sono chiusa dentro la mia camera, lui però è riuscito ad aprire un buco nella porta come nel film Shining, mi ha afferrata ed è entrato", spiega. "Mi ha presa a pugni e calci con l'intento di sopprimere e ha preso dalla stanza tutti gli oggetti che potevano fungere da armi come cornici, bastoni, lampade a vetri. Un calcio mi ha spostato una vertebra e ha rischiato di paralizzarmi a vita", prosegue l'attrice che poi racconta il momento in cui l'ha bloccata sul pavimento senza possibilità di fuga. "Ha provato a schiacciarmi la testa con un termosifone a olio portabile". 

Alessandra Battaglia racconta la lucidità avuta nel momento peggiore quando, approfittando di un attimo di assenza del padre, corso in cucina per prendere il coltello con cui aveva "promesso di ammazzarla", riesce a far partire una telefonata in vivavoce e a chiedere aiuto fino all'arrivo dei Carabinieri. "Quando ho sentito che la porta era aperta, ho gridato aiuto con tutto il fiato che avevo in corpo e l'hanno immobilizzato", spiega la speaker.

La denuncia successiva non basta però a mettere la parola fine all'incubo. Dopo la condanna in primo grado a due anni e tre mesi con molte accuse cadute in prescrizione, il padre viene assolto nel processo di appello. "Ho vissuto un altro incubo perché da vittima ho rischiato di diventare io la responsabile. In appello i giudici hanno scritto che non si trattava di aggressione ma di metodi di educazione adeguati per un carattere ribelle e indomabile", racconta. Infine la sentenza di condanna della Cassazione e la morte, poco dopo, di quel padre violento. "L'ho perdonato, prima di tutto per me stessa. Non sarebbe rispettoso lasciarmi abitare dall'odio, mangerebbe nel mio piatto".

videovideo