TUFFO NEL PASSATO E IMPEGNO

Sebastiano Somma nel primo fotoromanzo con attori "Diversamente Normali" su "Grand Hotel"

L'attore racconta il nuovo progetto che unisce il ritorno agli esordi della sua carriera e l'attuale lavoro con "Teatro Patologico" di Roma

19 Giu 2019 - 13:04

Sebastiano Somma, prima di diventare attore di fiction e cinema, è stato uno dei "belli" dei fotoromanzi. Da anni lavora con il “Teatro Patologico” di Roma, una scuola di recitazione per persone con patologie mentali fondata da Dario D’Ambrosi ("Romanzo Criminale-La serie"). Nel numero di Grand Hotel in uscita il 21 giugno, l'attore racconta un nuovo lavoro che unisce il suo passato e presente: il primo fotoromanzo della storia interpretato da attori mentalmente disabili, "Diversamente Normali" che uscirà proprio sul settimanale diretto da Orio Buffo.

Sebastiano Somma racconta il fotoromanzo "Diversamente Normali" a "Grand Hotel"

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"Girare un fotoromanzo è un po’ come andare in bicicletta: una volta che si è imparato come fare, non lo si dimentica più. Ma devo comunque ringraziare Grand Hotel per avermi rimesso in sella dopo tanti anni, facendomi fare un tuffo nella mia gioventù e soprattutto permettendomi di aiutare un progetto che mi sta molto a cuore quello del “Teatro Patologico”, un’associazione che aiuta i giovani con problemi mentali", racconta Sebastiano Somma sulle pagine di Grand Hotel.

L'attore di Castellamare di Stabia spiega come questo progetto ha preso vita: "Tutto è incominciato con un incontro fortuito con Orio Buffo. Gli ho raccontato del Teatro Patologico e poi quasi per sfida gli ho chiesto: 'E allora, quando facciamo un fotoromanzo coi ragazzi?' 'Subito' mi ha risposto lui: e non scherzava". "E ora eccoci qui pronti a far scoprire ai lettori di Grand Hotel questa storia d'amore diversamente normale", continua.

Sebastiano si sofferma anche sull'importanza di far recitare giovani con questo genere di disabilità: "E' utile, per non dire indispensabile da molti punti di vista: come attività didattica, come momento di socializzazione, come strumento di affermazione personale, come canalizzazione di energie che possono essere anche violente o auto-distruttive". Ma, come spiega, è anche un aiuto dato che "possono uscire dal loro isolamento".

E a proposito del rapporto tra disabilità e il mondo di oggi, commenta: "Lo sguardo della società su queste patologie è purtroppo spesso ancora ostile, come se due disabili che si amano fossero uno scandalo, un’oscenità. È per questo che sono grato a Orio Buffo di avere subito accettato l’idea: i fotoromanzi, popolari e capaci di 'parlare' a tutti, sono un ottimo sistema per far capire la normalità della disabilità, combattendo così certi pregiudizi".

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