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Nuovi guai per Roman Polanski: accusato di stupro in Francia 44 anni dopo

Valentine Monnier racconta di aver subito "violenze estreme" nel 1975, allʼetà di 18 anni: "Mi colpì e mi riempì di botte fino a quando non opposi più resistenza"

roman polanski

Una cittadina francese, Valentine Monnier, ha accusato il regista Roman Polanski di averla violentata nel 1975. Fotografa, ex modella a New York e attrice, la donna ha deciso di raccontare di essere stata stuprata "con estrema violenza, dopo una discesa in sci, nello chalet di Gstaad, in Svizzera". Polanski "mi colpì, mi riempì di botte fino a quando non opposi più resistenza. Poi mi violentò facendomi subire di tutto. Avevo appena 18 anni".

Dopo aver più volte chiesto sostegno a personalità come Brigitte Macron o la ministra Marlene Schiappa, la Monnier ha scritto in un testo: "Nel 1975 fui violentata da Roman Polanski. Non avevo alcun legame con lui, né personale né professionale e lo conoscevo appena".

 

Perché l'ultimo lavoro di Polanski, J'accuse, l'ha spinta a uscire allo scoperto? Dopo aver ricevuto sempre risposte evasive o di impotenza da un punto di vista giudiziario vista la prescrizione dei fatti, ha deciso di rivelare tutto al quotidiano Le Parisien. "Il ritardo di reazione - ha affermato la donna - non significa che ho dimenticato. Lo stupro è una bomba a orologeria. La memoria non si cancella, diventa fantasma e ti insegue, ti cambia insidiosamente. Il corpo finisce spesso per risentire di quello che la mente ha tenuto in disparte, fino a quando l'età o un avvenimento di rimette di fronte al ricordo traumatico".

 

Nel film, Polanski mette in scena l'errore giudiziario per antonomasia, la storia del capitano Alfred Dreyfus. "E' sostenibile, con il pretesto di un film, nascondendosi dietro la Storia, sentir dire J'accuse da colui che ti ha marchiato a fuoco, mentre a te è vietato, a te vittima, di accusarlo?", ha domandato Monnier.

 

Figlia di industriali alsaziani, Valentine all'epoca dei fatti aveva appena preso la maturità e decise di andare a festeggiare in montagna con amici, ospiti di Polanski. La donna racconta che Polanski le chiese molto chiaramente se volesse fare sesso con lui durante una risalita in seggiovia. Lei rispose di no, poi la sera cenò con lui in un ristorante dal quale si sarebbe tornati scendendo lungo la pista con le fiaccole.

 

Nello chalet, Polanski la chiamò e quando lei uscì sul pianerottolo cominciò la sua furia: botte, colpi, una pillola che le fece ingoiare prima di violentarla. "Ero totalmente sotto shock, pesavo 50 chili, Polanski era piccolo, ma muscoloso e, a 42 anni, nel pieno delle forze: ebbe la meglio in due minuti. Mi dissi: ma è Roman Polanski, non può rischiare che si venga a sapere, quindi mi dovrà uccidere". Poi arrivarono le scuse del regista, in lacrime, con lei che promise di non dire niente.

 

Polanski, 86 anni, è stato condannato nel 1977 per violenza sessuale su minore negli Stati Uniti, paese nel quale non può tuttora rientrare. Sua moglie, Sharon Tate, fu uccisa da una setta guidata da Charles Manson nel 1969 negli Stati Uniti, mentre era incinta. Attualmente vive in Francia con la sua ultima moglie, l'attrice Emmanuelle Seigner, dalla quale ha avuto due figli.

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