Valerio Mastandrea racconta il suo incontro con Spike Lee: "Fu un disastro"
C'è stata una seria possibilità di vedere l'attore romano collaborare col suo idolo newyorchese. Un'opportunità purtroppo sfumata presto per colpa di alcune incomprensioni artistiche, in un'audizione durante la quale il leggendario Spike non capì quanto Valerio avesse talento. Ma non fa niente, noi spettatori italiani sappiamo quanto il nostro sia bravo o, per dirla col titolo di un classico della filmografia di Lee, quanto "He Got Game"
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Miracolo a Sant'Anna non è probabilmente l'apice della filmografia di Spike Lee, sradicato dalla sua New York per raccontare un pezzo di guerra mondiale che lo fece arrivare addirittura fino all'Italia. Eppure resta una pellicola probabilmente sottovalutata, schiacciata com'è tra i capolavori del regista. Per noi italiani poi è sempre un orgoglio vedere i divi del grande schermo nostrano diretti da un simbolo della Hollywood più controcorrente e alternativa. In quel caso i rigurgiti di patriottismo cinematografico erano stati autorizzati dalla presenza in scena di tanti interpreti italiani, tra cui due simboli del nostro cinema di qualità come Luigi Lo Cascio e ovviamente Pierfrancesco Favino (perché lui c'è sempre, come insegna Boris). Un parterre de roi in cui sarebbe stato bene pure Valerio Mastandrea.
Quando Valerio conobbe Spike
Per alcuni è come se si trattasse di un effetto Mandela: anche chi scrive era convinto fino a poche ore fa che Valerio Marco Massimo Maria Mastandrea avesse avuto una piccola parte in quell'affresco collettivo. Una convinzione sbriciolata dallo stesso artista, in una chiacchierata alla Festa del Cinema di Mare di Castiglione della Pescaia, dove il nostro era gradito ospite. Mastandrea qui avrebbe potuto fare come molti colleghi, limitandosi a raccontare i suoi numerosi successi, ma ha invece preferito sorprendere tutti rievocando un inciampo personale di cui nessuno era a conoscenza: il suo sfortunato incontro ravvicinato del terzo tipo con gli abitanti del pianeta Hollywood, in particolare col suo idolo Spike Lee.
Mai incontrare i propri idoli
Come ha raccontato lo stesso attore quel provino col regista de La 25a Ora per lui non era come gli altri: "Spike Lee e Salvatores (con Mediterraneo) sono i registi che mi hanno spinto ad andare al cinema le prime volte da solo". Un'ammirazione che tuttavia, una volta arrivati al dunque, ha forse provocato la più classica delle ansie da prestazione. D'altra parte è spesso così: quando si arriva al dunque con chi si è a lungo desiderato, si rischia di "durare poco" o di fare una figuraccia. E pensare che quel provino non era iniziato nemmeno male. Quando il casting director chiese al nostro dove avesse assorbito il suo stile recitativo lui aveva risposto pronto "the street" (sulla strada). Una replica teoricamente apprezzabile per uno che ha portato il ghetto di peso fuori dagli stereotipi, con capolavori del calibro di Fa' la cosa giusta o Crooklyn.
Arrabbiarsi nella maniera sbagliata
Peccato solo che poi l'audizione andò poi presto a sud, proprio a causa della particolare attitude recitativa del nostro portabandiera, lontana da certe esagerazioni hollywoodiane. Le differenze di approccio si palesarono in particolare quando il regista newyorchese chiese a Valerio di arrabbiarsi. Una richiesta semplice, se non fosse che quest'ultimo non è esattamente un interprete alla Nicholas Cage. Non chiami Mastandrea se ti serve uno che si disperi: lo chiami per come sa esprimere una rabbia trattenuta. Questo però il povero Spike non poteva saperlo e, quando si trovò davanti questo attore italiano per lui sconosciuto che provava a spiegargli come lui aveva inteso la collera del suo personaggio, la sua reazione fu tutto sommato comprensibile: si girò verso la casting director con la faccia di chi si chiedeva "Ma chi mi avete mandato?".
Nessun miracolo a Sant'Anna
Spike e Valerio insomma finirono per non capirsi, "lost in translation" potremmo dire per restare in ambito cinematografico. Un grosso cruccio per Mastandrea, che è probabilmente troppo duro con se stesso quando dice: "Per la vergogna ho pure fatto la figura dello str**zo”. Oggi l'attore vorrebbe addirittura "chiedere scusa" a Lee per quel buco nell'acqua ma in fondo va bene così. Noi spettatori amiamo Valerio anche quando non "fa' la cosa giusta", come avrebbe detto il suo idolo. Che poi chi lo ha detto che la "rabbia americana" sia meglio di quella discreta "made in Rome".
