In sala dal 16 aprile

"Lo chiamava Rock & Roll", in fuga per sfidare i limiti e le trappole del destino

Un surfista ferito, un giovane audace e una fuga dalla clinica: il nuovo film di Saverio Smeriglio esplora l'amicizia oltre i limiti fisici

15 Apr 2026 - 08:00
 © Medusa

© Medusa

Il destino può decidere di cambiare la nostra vita da un momento all'altro. Per Mauro Bertuzzi, quel momento ha la forma di un’onda troppo grande o di un istante troppo breve. Lui, surfista che dell’oceano aveva fatto un altare di adrenalina e muscoli, si ritrova improvvisamente scaraventato nel silenzio asettico di una clinica, con una gamba che non obbedisce più e un’identità che affonda più velocemente di una tavola spezzata. Lo chiamava Rock & Roll, il nuovo film di Saverio Smeriglio in sala da giovedì 16 aprile, racconta di un'amicizia improvvisata, di una sfida sfacciata e ironica ai propri limiti.

La trama del film

 Surfista amante delle onde gargantuesche, Mauro è condannato da un incidente inaspettato a rimanere claudicante. Costretto a una lunga riabilitazione in una clinica, si ritrova improvvisamente lontano dal mare, dal suo lavoro e dalla sua identità. Un accumulo sempre più esplosivo di energia, frustrazione e dramma interiore lo trascina in una profonda crisi che mette a rischio anche il suo rapporto con la moglie Matilde. Fino a quando, proprio dentro le mura di quella clinica che gli sembrava una prigione, incontra il giovane Federico, affetto da atassia di Friedreich e costretto da anni sulla sedia a rotelle. Se Mauro sente di aver perso il mondo perché non può più dominarlo fisicamente, Federico il mondo lo sogna, lo desidera. È l’attrito tra queste due diverse fragilità a generare la scintilla del "Rock & Roll": un’energia sporca, imperfetta e necessaria che li spinge a fuggire per assaporarsi la vita, nonostante tutto.

Ti potrebbe interessare

videovideo