Levante: "La paura fa fallire l'amore. Grazie a mio padre l'ho capito"
La cantautrice racconta a Tgcom24 com'è nato e come ha sviluppato il nuovo album in uscita il 9 ottobre. E ci spiega pure cosa ha capito (e non) della vita
di Giorgia Argiolas© Ufficio stampa
Un viaggio interiore, che diventa universale. Un'indagine sull'amore e le sue sfaccettature (specialmente il fallimento) che dal 9 ottobre potrà essere "consultata" e fruita da tutti. È questo "Dell'amore il fallimento e altri passi di danza", il nuovo album di Levante in uscita venerdì. A Tgcom24, la cantautrice, la quale si prepara a un tour instore che la porterà nelle principali città italiane, spiega la genesi, lo sviluppo e i risultati di questa indagine, che ha dato vita al disco che Levante definisce "il più risolutivo che io abbia mai scritto".
Il tuo nuovo disco in uscita il 9 ottobre viene descritto come "il risultato in musica della tua indagine sull'amore e sui diversi modi in cui può manifestarsi e fallire". Com'è nata questa idea?
A quasi 40 anni, mi sono ritrovata a interrogarmi su cosa significasse l'amore, se l'avessi realmente capito. Sono andata a scomodare intellettuali, filosofi, persone molto più intelligenti e colte di me per comprendere attraverso saggi e varie letture come lo potessero descrivere e se io potessi accedere a quel tipo di sapere in modo da metterlo in pratica. La verità è che in questa ricerca io non ho trovato nessuna risposta, nessuno psicoterapeuta, nessuno psicologo, nessun filosofo, nessun saggista, nessun semiota, nessuno è riuscito a dire che cos'è l'amore, perché in effetti poi mi sono detta: "Basta cercare di definirlo, vivilo semplicemente". Quindi, una volta arresami all'idea che l'amore non si potesse definire, mi sono detta: "Allora andiamo a vedere perché fai fallire l'amore, cioè quali sono le cause per cui il tuo amore ha una data di scadenza e spesso è quasi sempre la stessa". E, dunque, ho iniziato prima a farmi questa domanda tramite la canzone che apre l'album, "Dell'amore il fallimento". Poi, sono entrata nella casa un po' labirintica dei fallimenti amorosi, passando attraverso storie più o meno pesanti e, successivamente, però, durante la scrittura del disco, ho vissuto un episodio privato molto forte che mi ha scosso. Ho quindi scoperto attraverso il solito istinto di mettere nero su bianco davanti alla tastiera che stavo scrivendo la risposta alla domanda sul fallimento dell'amore: "Abissale", il brano che chiude il disco. Fondamentalmente, sono dovuta tornare a scavare nel mio passato per capire che l'inghippo era dove l'amore mi era stato trasmesso, nel modo e nei tempi in cui mi era stato insegnato e anche rubato. Perché io ho perso mio papà che avevo nove anni e questa figura paterna così tanto assente nella mia vita e poi però così tanto anche presente nella sua assenza ha determinato il mio modo di accettare l'amore e di viverlo e quindi a questo padre, in "Abissale", faccio dire: "Non devi uccidere l'amore, l'amore non lo devi meritare, lo puoi avere senza farti spaventare, senza che ti faccia male". A quel punto, ho trovato la risposta alla mia domanda: tutte le volte che ho fatto fallire l'amore è stata per la paura di viverlo o di ritrovarmi a perderlo, perché se io lo uccido non potrà mai abbandonarmi lui.
Un disco "terapeutico" insomma...
Sì, soprattutto per me. Ho sempre utilizzato la musica con questo scopo egoistico, per risolvermi. Poi, per fortuna, quello che facevo è piaciuto anche a qualcun altro (ride, ndr). Probabilmente, questo è in assoluto il disco più risolutivo che io abbia mai scritto.
Come dicevi, in "Abissale" ti appelli a tuo padre, cosa rappresenta per te e per l'intero disco questa canzone?
Tutto. "Abissale" è la chiave per tutte quelle storie in cui io ho spinto l'acceleratore per portare la macchina contro il muro senza vedere la luce arancione del semaforo che diceva di rallentare.
Quella non è l'unica traccia "di famiglia". Nel disco c'è anche la voce di tua figlia Alma. Come è nata l'idea di includerla in questo disco?
In realtà, non pensavo di includere Alma. Tutto è nato da un episodio. Per quattro mesi, ci siamo ritrovati a vivere nel mio laboratorio, perché abbiamo cambiato casa e stavano ristrutturando la nuova. Il laboratorio è un posto molto accogliente ma anche molto piccolo, dove ci siamo inventate qualsiasi cosa per passare le serate. Un giorno - ho fortunatamente la testimonianza video di questo momento -, Alma mi disse: "Mamma, inventiamoci una canzone". Io allora mi misi alla tastiera, intonando qualche nota per accompagnarla, ma lei anziché cantare parlò, sembrava che stesse recitando e qualcuno le stesse suggerendo le parole. Disse: "Io dentro di te non voglio fare un caos di monellerie, ma quando siamo insieme tutto riprocede da capo". Pazzesco. Io sono sbiancata e mi sono detta: "Ha praticamente riassunto il senso delle storie che non sono mai nate". E l'unico amore eterno è quello che non nasce mai, cioè quelle storie che rimangono nel nostro immaginario, perché per uno sliding doors di qualsiasi tipo non sono mai veramente iniziate e quelle sono eterne, perché uno per tutta la vita dirà: "Chissà come sarebbe andata se". E lei con quella frase dice "quando io e te ci rivediamo, quando io e te per caso ci incontriamo, ci scontriamo in metro, nel pub che frequentiamo entrambi, tutto riprende esattamente da dove eravamo rimasti". Ho quindi pensato dovesse stare nel disco e la traccia dedicata spezza la scaletta in due.
In "Ruggine" parli al maschile, come mai?
Ho deciso di dare voce anche all'energia maschile, alla controparte.
Invece perché accosti amore e fallimento ai passi di danza?
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In generale, penso che noi tutti siamo ballerini su questa terra, che la vita sia una continua coreografia e noi ci ritroviamo a danzare in base alla musica che arriva. In particolare, l'ispirazione, però, arriva da "Passavamo sulla terra leggeri" di Sergio Atzeni, in cui i sardi vengono descritti come danzatori delle stelle. Io penso che tutti noi siamo dei danzatori e questo mi ha spinto a scrivere "Dell'amore il fallimento e altri passi di danza".
Come descriveresti il disco in tre parole?
Intenso, divertente, necessario.
Il colore arancione domina il disco, perché?
Perché è un colore che attenziona, pensiamo al giubbotto salvagente. In più, quando il sole tramonta, e quindi il giorno finisce, tutto si fa arancione. Dunque, l'ho associato anche a una storia che finisce.
L'arancione è protagonista anche della copertina del disco, una cover corale in cui sei circondata da persone che fanno parte della tua vita professionale e personale. Cosa rappresenta? Perché simboleggia il disco?
Perché è un disco corale che parla di tutte e tutti, infatti l'amore ci attraversa tutte e tutti nel bene o nel male e ognuno di noi riuscirà a riconoscersi in almeno un brano, secondo me. La coralità è dovuta al fatto che non esiste l'amore dove esiste l'ego, quindi non volevo che fosse l'io al centro come è stato in precedenza con tutte le mie copertine con me austera davanti all'obiettivo, volevo che ci fossero tante persone perché l'amore è sempre condiviso. Ci sono figure che io amo profondamente e che sono centrali: da mia madre, che è sotto di me, al mio compagno Pietro (Palumbo, ndr) fino ai miei produttore e manager. Sono stata ispirata da un dipinto stupendo che è "La libertà che guida il popolo": volevo ricrearla per simboleggiare noi che andiamo in maniera collettiva verso qualcosa di positivo.
Tra l'altro, i fan hanno avuto al live di Roma il 7 settembre e avranno alle date di Milano il 17 e il 22 novembre l'occasione di ricreare insieme a te la copertina. Quanto è importante per te abbattere la distanza tra palco e platea?
È fondamentale: amo il contatto e sentire i racconti delle persone, le cose che hanno da dirmi, ci sono dei pensieri estremamente profondi che fanno questi ascoltatori e ascoltatrici che a me non vengono neanche in mente. Quindi, per me è necessario ed essenziale incontrare i fan.
Una nota di colore, il tuo compagno ha stregato Venezia durante l'apparizione sul red carpet. Ti dà fastidio o ti lusinga?
Mi lusinga. Tante volte mi chiedo perché qualcuno non lo scritturi. Poi mi ricordo che non sa recitare, quindi meglio di no. Pietro è bellissimo, ma la cosa più bella di lui non si vede, nel senso che è una persona bella dentro. Di uomini belli ce ne sono tanti e tra l'altro io sono sempre stata attirata di più dall'aspetto profondo delle persone, l'intelletto, il pensiero, e Pietro questa cosa ce l'ha: dentro è molto più bello che fuori.
